Nuovo anno, tariffe più alte dell’1,5% per gli italiani che viaggiano in autostrada. Gli aumenti dei pedaggi autostradali «sono stati adottati in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale» che impone «che i pedaggi relativi alle concessioni autostradali con Piano Economico-Finanziario (Pef) scaduto o in corso di aggiornamento vengano adeguati al tasso di inflazione programmata», ci tiene a precisare l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art) in una nota.
Allo stesso tempo «è importante sottolineare che gli aumenti applicati, limitati esclusivamente alla componente inflattiva, non sono in alcun modo riconducibili alle misure regolatorie introdotte dall'Autorità, i cui effetti, nelle tratte autostradali in cui sono state già adottate nei relativi Pef, si traducono mediamente, nell'ultimo adeguamento annuale, in riduzioni sostanziali dei costi a carico dell'utenza».
Infine l’Art nella sua nota ha sottolineato «la rilevante portata delle misure adottate» dall'Autorità stessa «sui pedaggi autostradali nelle scorse settimane, la cui determinazione sarà basata sugli investimenti effettivamente realizzati, introducendo, tra l'altro, criteri migliorativi della qualità del servizio offerto agli utenti».
La Corte Costituzionale è intervenuta in materia delle tariffe autostradali il 14 ottobre, depositando una sentenza con cui ha stabilito che le disposizioni che hanno rinviato i termini per l'adeguamento dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell'aggiornamento dei piani economici finanziari, «sono costituzionalmente illegittime perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione».
Di fatto, la Consulta ha ritenuto fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato su due decreti legge del 2019 e 2020, che rinviavano i termini per l'adeguamento delle tariffe autostradali per gli anni 2020 e 2021. (riproduzione riservata)