Le regole fiscali europee devono adattarsi alla realtà di una nuova crisi energetica che morde la crescita. Nell’intervista rilasciata a Class Cnbc, il Chief Economist dell’Ocse, Stefano Scarpetta, analizza lo stato di salute dell’economia italiana e globale, aprendo alla necessità di una riflessione comunitaria sul Patto di Stabilità. Con le stime di crescita per l’Italia riviste al ribasso allo 0,4% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, il monito è chiaro: servono aiuti mirati a imprese e famiglie, evitando misure a pioggia che pesino eccessivamente sulla sostenibilità del debito.
Domanda: È una strada percorribile a livello europeo lo stop al Patto di Stabilità?
Risposta: Credo che debba essere discussa a livello europeo. Le condizioni sono condizioni eccezionali che richiedono una riflessione a livello europeo anche sul Patto di Stabilità. Sappiamo che l'Italia ha fatto degli sforzi notevoli per rimettere i conti pubblici in ordine. Ovviamente adesso l'Italia, ma non solo l'Italia, affronta una nuova crisi e anche una nuova pressione sulla spesa pubblica. La cosa importante per tutti i paesi è sì quella di intervenire per sostenere i consumatori e le imprese, ma intervenire in maniera mirata con misure focalizzate su chi è più colpito dall'aumento dei prezzi dell'energia, mantenendo anche gli incentivi per una transizione energetica che riduca la dipendenza energetica, a cui l'Italia è particolarmente esposta. Ovviamente, cercare di non interrompere quel processo di riforme strutturali che sono fondamentali per rilanciare la crescita di medio e di lungo periodo.
Domanda: Quali sono i margini di manovra dei Governi per sostenere imprese e famiglie?
Risposta: Credo che possiamo sicuramente basarci sull'esperienza di una crisi energetica recente, quella del 2022. All'inizio molti paesi sono intervenuti con misure sia sulle accise sia sull'IVA. Sono misure generali facili da introdurre e che hanno un impatto immediato sui prezzi potenzialmente, però sono anche molto costose. Bisognerebbe cercare di muoversi su misure mirate che vadano ad aiutare i consumatori più colpiti. Per le imprese, mi rendo conto che è più difficile perché bisogna identificare quelle più esposte a livello settoriale e, tra di loro, soprattutto le piccole e medie imprese che hanno una liquidità inferiore e che quindi possono in qualche modo sopportare questo aumento dei prezzi energetici con maggiore difficoltà. Penso anche alle tante piccole e medie imprese nel settore dell'agricoltura.
Domanda: Conferma la view sull'Italia e il rischio di crescita sotto lo 0,5%?
Risposta: Sì, in realtà i dati precrisi ci avrebbero indicato un innalzamento delle previsioni di crescita per quest'anno, ma adesso siamo allo 0,4% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027. Abbiamo dovuto rivedere al ribasso le previsioni perché l'Italia è particolarmente esposta all'aumento dei prezzi dell'energia essendo dipendente dalle fonti fossili anche più di altri paesi a livello europeo. Quindi molto dipenderà eventualmente dall'evoluzione dei mercati e dei prezzi, ma sicuramente l'Italia è fortemente esposta a questa nuova crisi energetica.
Domanda: Quanto è concreto il rischio che lo shock attuale freni i consumi interni?
Risposta: Forse è presto per dirlo, non lo vediamo ancora nelle decisioni di consumo e spero anche in quelle di investimento, dipenderà molto effettivamente dalla durata e dall'intensità di questa crisi
Domanda: Come bilanciare l'aumento della spesa per la difesa con la necessità di ridurre il debito?
Risposta: Questo è sicuramente un engagement che l'Italia ha fatto e che deve ovviamente perseguire. Sono stati fatti notevoli progressi per rimettere i conti pubblici in ordine. Sono spese che poi verranno diffuse negli anni a venire e bisogna effettivamente trovare un giusto equilibrio fra le pressioni di breve periodo, come quella di fronteggiare questa crisi energetica attuale, e l'aumento della spesa per la difesa e in altri ambiti che sono fondamentali per promuovere una crescita sostenibile. C’è molto da fare sull’efficienza della spesa pubblica, per avere una maggiore raccolta del gettito fiscale, rendere il sistema fiscale meno oneroso e ridurre la pressione fiscale sul lavoro perché questo ovviamente scoraggia l'occupazione, soprattutto in alcune fasce come quella dei giovani.
Domanda: Lei ha appena presentato a Parigi il primo rapporto ‘Foundations for Growth and Competitiveness 2026’. Questa analisi offre un'angolazione molto strutturale sull'Italia. Qual è il vero limite del Paese e la riforma prioritaria per la crescita?
Risposta: Uno dei messaggi principali di questo rapporto è che non c'è una sola misura, o un ambito di misure che può risolvere o promuovere la crescita della produttività e la crescita economica nel medio e lungo periodo. C'è bisogno di un insieme di misure che partano da quegli aspetti in cui un paese può essere in una situazione meno favorevole rispetto ad altri. L'Italia, da decenni, vive con tassi di crescita della produttività molto bassi. Sicuramente c'è molto da fare anche negli anni a venire per promuovere un mercato del lavoro che permetta a tutti di avere più opportunità.
Però se dovessi scegliere un ambito di misura, a parte la stabilità macroeconomica che a mio avviso è una condizione fondamentale, è sicuramente quello dell'investimento in capitale umano. L'Italia purtroppo è indietro in tutti gli indicatori, quindi c'è tantissimo da fare investendo più e meglio nel sistema della formazione iniziale, ma anche dando a tutti i lavoratori sul mercato del lavoro delle opportunità di riqualificazione. Questa, a mio avviso, è la sfida principale per permettere a questa nuova tecnologia del digitale e dell'intelligenza artificiale effettivamente di poter realizzare tutte le sue potenzialità. C'è bisogno di adottare questa tecnologia, ma bisogna anche accompagnarla con investimenti nella formazione dei lavoratori per dare a tutti un minimo di competenze digitali. Questa nuova tecnologia ha grandi potenzialità, ma da sola effettivamente potrebbe non promuovere la produttività nel medio periodo.
Domanda: Qual è l'impatto sociale di questa rivoluzione?
Risposta: È tutto da scoprire perché ovviamente è una tecnologia che sta evolvendo in maniera molto rapida. Non vi è stato un effetto negativo sull'occupazione. L'intelligenza artificiale migliora le performance delle imprese, ma c'è bisogno di lavoratori con competenze adeguate per interagire con questa tecnologia. Alcune professioni e alcune tipologie di lavoro potranno essere colpite come in tutte le rivoluzioni tecnologiche, ma un punto fondamentale che emerge dalle nostre indagini è che uno dei fattori che vincola le imprese ad un utilizzo maggiore è la mancanza di lavoratori con le competenze adeguate. Non parliamo di specialisti dell'intelligenza artificiale, parliamo di persone che abbiano competenze digitali minime per poter interagire ed essere completamente complementari con la tecnologia stessa.
Domanda: Quanto è solida la resilienza dell’economia globale dopo la crisi in Medio Oriente del 2026? È una resilienza strutturale o temporanea?
Risposta: In realtà l'economia globale ha mostrato una notevole resilienza. Se non fosse stato per la crisi energetica, avremmo rivisto al rialzo le prospettive di crescita a livello globale dello 0,3 per cento rispetto alle previsioni che abbiamo fatto a dicembre. Ovviamente con la crisi energetica questo aumento è stato completamente eliminato e prevediamo adesso una crescita nel 2026 del 2,9% a livello globale e del 3% nel 2027. Purtroppo questa crisi energetica ha degli effetti molto significativi per tutta l'economia globale.
Domanda: Quindi siamo davanti a una resilienza temporanea o strutturale, in grado di assorbire shock sempre più frequenti?
Risposta: Viviamo una serie di shock che sono frequenti dalla crisi finanziaria globale in poi e devo dire che anche la risposta delle politiche ha permesso di rafforzare la resilienza delle nostre economie. Allo stesso tempo stiamo vivendo una grande trasformazione tecnologica con l'intelligenza artificiale e questo sicuramente crea dei potenziali per una crescita che sia più solida e più forte rispetto a quella che abbiamo visto negli anni passati.
Domanda: Nell’attuale stress test, qual è il canale di trasmissione più pericoloso in questa fase?
Risposta: Nel breve periodo, quello che ci preoccupa di più è l'aumento dei prezzi dell'energia. Anche i rischi inflazionistici e gli effetti sui mercati finanziari sono importanti.
Domanda: Quanto è alto il rischio che l'energia resti elevata più a lungo del previsto?
Risposta: È una domanda cruciale. Dipende molto dalla tregua, da quanto questo poi si trasferisce nella riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz, dai danni che sono stati in qualche modo generati sulle infrastrutture. Noi in realtà abbiamo anche presentato uno scenario più pessimista, che non è coerente con i dati che abbiamo oggi, ma che potrebbe in qualche modo realizzarsi. Abbiamo assunto per esempio che il prezzo del petrolio raggiunga 135 dollari al barile e che rimanga elevato per un periodo più lungo rispetto a quanto previsto nelle previsioni di base. Tutto questo potrebbe portare una riduzione ulteriore della crescita a livello globale di mezzo punto percentuale nel 2027 e un aumento ulteriore dell'inflazione di quasi un punto percentuale dello 0,9 per cento. Ovviamente questo non è lo scenario centrale dell'OCSE ad oggi, ma semplicemente un'indicazione che se questa crisi diventa più duratura e se i prezzi dell'energia rimanessero più elevati per un periodo più lungo, ci sarebbero dei rischi, ovviamente per la crescita economica e anche per le prospettive di inflazione.
Domanda: Quindi che cosa salta prima: la crescita o la stabilità dei prezzi?
Risposta: Bisogna mantenere assolutamente la stabilità dei prezzi, evitare che ci sia un disancoraggio delle aspettative di inflazione. Qui ovviamente le politiche monetarie giocano un ruolo molto importante. Bisogna lavorare molto anche sulla finanza pubblica. A breve usciremo con il nostro Energy Tracker che valuta le misure di risposta che i paesi hanno messo in campo per sostenere i consumatori e le imprese di fronte a questo aumento molto rapido e significativo dei prezzi dell'energia.
Domanda: Come può cambiare la funzione di reazione delle politiche monetarie?
Risposta: Bisogna vedere come evolve la crisi e l'impatto sull'inflazione. La Bce sta monitorando l'evoluzione dei prezzi e interverrà se necessario. (riproduzione riservata)