Poste Italiane, dopo l’utile record 2025 di 2,2 miliardi, ha continuato a registrare performance in crescita anche nei primi due mesi del 2026, superiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e in linea con la guidance: la raccolta netta degli investimenti è stata positiva, i depositi della clientela retail sono cresciuti come anche i volumi dei pacchi, e c’è stato l’aumento dei pagamenti digitali e della base clienti Poste Energia.
A comunicarlo è stato il gruppo guidato da Matteo Del Fante a valle del consiglio di amministrazione che ha approvato il bilancio 2025 e i risultati preliminari pubblicati il 26 febbraio, oltre a proporre il pagamento di un saldo del dividendo 2025 di 0,85 euro, dopo l’acconto di 0,40 euro di novembre scorso, per un totale di 1,25 euro per azione.
Il consiglio ha anche dato il via libera alla riorganizzazione finalizzata alla creazione di un nuovo «polo finanziario», nell'ambito del Patrimonio BancoPosta, che integri il business dei pagamenti e i servizi finanziari con la scissione parziale di PostePay comunicata al mercato a fine febbraio.
Ma tra i temi caldi che riguardano il gruppo postale c’è anche la decisione di non fornire più i servizi di posta prioritaria. L’ultima legge di Bilancio, approvata lo scorso dicembre, aveva stabilito che il servizio sarebbe dovuto uscire dal servizio universale dal prossimo primo maggio, mentre l’affidamento del servizio universale era stato confermato a Poste Italiane fino al 31 dicembre del 2036.
Poste avrebbe quindi potuto continuare spedire posta prioritaria, ma non sarebbe più stato considerata un servizio postale di base, garantito e regolamentato dallo Stato, con obblighi specifici di accessibilità e prezzo.
Il gruppo postale nel frattempo ha però fatto sapere ai propri clienti che, da maggio prossimo, i servizi di posta prioritari cesseranno e non saranno più forniti «ad eccezione del servizio Postapriority Internazionale, che a partire da metà maggio 2026 continuerà a essere erogato fuori dal perimetro del servizio universale ed esclusivamente presso gli Uffici Postali, escludendo quindi l’uso del francobollo e la possibilità di immissione nelle cassette postali».
Una scelta che ha provocato la reazione dei sindacati. I lavoratori temono in particolare «che la rimodulazione del servizio universale venga utilizzata quale pretesto per procedere a una riduzione della rete di recapito, con conseguenti tagli di zone, turni e presidi territoriali» e tra le altre cose, hanno chiesto all’azienda «un piano trasparente di riposizionamento commerciale che indichi i volumi attesi di migrazione dai prodotti prioritari verso i prodotti alternativi, con indicazione delle conseguenze sul carico di lavoro del personale e sulla distribuzione territoriale degli organici». Il confronto è quindi destinato ad aprirsi mentre, come detto, i numeri del gruppo continuano a essere positivi.
Poste sta registrando anche l’incremento dei canali digitali del gruppo, con il numero di utilizzatori della nuova App P che ha raggiunto i 17 milioni (su base 12 mesi rolling) e 4,2 milioni di utenti attivi giornalieri con i pagamenti digitali che rappresentano il 62% dei pagamenti totali (rispetto al 57% del 2025). (riproduzione riservata)