Papa Leone XIV ripristina la gratifica ai dipendenti per l’elezione del nuovo Papa, una tradizione dei Pontefici romani che Francesco aveva archiviato. Si tratta di una somma di 500 euro elargita nella giornata del 23 maggio ai dipendenti che l’hanno ritrovata in busta paga.
Proprio il 24 maggio, in Vaticano, è in programma la prima udienza di Papa Prevost con i dipendenti della Città del Vaticano.
In Vaticano lavorano quasi 5mila persone: 2mila sono assunte nella Curia, cioè nel governo della Chiesa cattolica, gli altri sono impiegati dello Stato pontificio. Tra questi ci sono i 700 lavoratori del Musei Vaticani, che sono la maggiore fonte di introiti per il Governatorato, i 150 dell’Archivio e della Biblioteca Apostolica e i 50 della farmacia vaticana. Poi in misura minore ci sono i giornalisti dei media vaticani, della libreria vaticana, dei magazzini di abbigliamento e i benzinai. Ci sono anche gli impiegati dell’ufficio postale, che ha le insegne bianche e gialle della Città del Vaticano.
Questa sorta di bonus è sicuramente un gesto dal forte valore simbolico, dopo che solo poche settimane, all’inizio del Conclave, fa gli stessi dipendenti vaticani, costretti da troppo tempo a «tirare la cinghia», avevano lanciato un appello al nuovo Pontefice.
Dagli stipendi fermi dal 2008, con conseguente potere d’acquisto dei salari dei dipendenti vaticani ridotto, ai bilanci poco chiari fino alle troppe privatizzazioni ed esternalizzazioni. All’ombra del Cupolone da tempo i dipendenti laici sono preoccupati per le loro sorti.
D’altronde i numeri che Milano Finanza ha pubblicato parlano chiaro.
Quasi 4,2 miliardi di patrimonio, per la precisione 4.191 milioni di euro. È questa l’eredità terrena che Jorge Mario Bergoglio ha lasciato al suo successore Robert Francis Prevost, eletto Papa Leone XIV l’8 maggio scorso.
Molto probabilmente la cifra effettiva sarà più bassa, dato che questi sono numeri tratti dal bilancio consolidato della Santa Sede al 31 dicembre 2023, l’ultimo approvato dalla Segreteria per l’Economia (Spe) - ma non reso pubblico - che Milano Finanza è riuscito a leggere. Ed è un patrimonio su cui il Vaticano fa leva per ammortizzare i colpi del suo deficit strutturale, stimato in circa 70 milioni l’anno. Solo nel 2023 il patrimonio netto della Santa Sede è calato di oltre 256 milioni, soprattutto per svalutazioni di immobili, compreso il famoso palazzo di Londra.
Oltre che al calo delle donazioni al cosiddetto Obolo di San Pietro, un fondo che raccoglie annualmente il denaro donato al Vaticano dai cattolici di tutto il mondo. Tutti motivi questi che hanno portato Bergoglio a scelte difficili per risparmiare, arrivando perfino a tagliare le donazioni e gli aiuti, per ben 11,6 milioni: in un anno sono passati da 137,7 a 126,1 milioni. (riproduzione riservata)