Le condizioni di salute di Papa Francesco, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma da quattordici giorni per una polmonite bilaterale, «restano stabili». Il Pontefice «si è svegliato, ha fatto colazione e segue la terapia, sta facendo anche altre analisi», sulle cui conclusioni dovrebbe esserci un nuovo aggiornamento medico nel pomeriggio del 27 febbraio. Lo riferiscono fonti vaticane che rimandano alle valutazioni dei sanitari su possibili date sulla durata della degenza al Policlinico romano e sulle tempistiche di uscita dalla «fase critica».
Non si è al corrente di altre visite ricevute dal Papa, che comunque «è al corrente di quello che avviene, in particolare delle iniziative di preghiera dei fedeli». Le fonti spiegano anche che Francesco è sempre sottoposto all’ossigenoterapia e che «sta in poltrona». Il suo umore «resta buono».
A motivo del perdurare della degenza ospedaliera del Santo Padre, l’udienza giubilare di sabato primo marzo è annullata, fa sapere la sala stampa della Santa Sede. Al momento, invece, non si hanno ancora notizie su come si svolgerà l’Angelus di domenica 2 marzo - se in forma scritta come nelle scorse due domeniche -, né sugli eventi di inizio Quaresima previsti la prossima settimana.
Intanto la catena di preghiera per la salute del Pontefice si intensifica. Molti gli appuntamenti nelle varie diocesi del mondo e anche in Italia mentre ogni sera, alle 21, in piazza San Pietro si svolge la recita del Rosario presieduta da un cardinale residente a Roma.
Questa sera, 27 febbraio, sarà la volta del cardinale Baldassarre Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, mentre nella serata del 26 febbraio ha presieduto la preghiera il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio: «Dio conceda a Papa Francesco di riprendere al più presto il suo servizio apostolico, nell’integrità delle sue forze fisiche e con quel dinamismo pastorale che lo caratterizza», ha detto.
Sono in tanti, in questa fase, a sperare in un suo ritorno. Tra questi i suoi «fedelissimi» collaboratori, come il cardinale filippino Tagle (indicato anche come papabile) e l’attuale arciprete di San Pietro, Mauro Gambetti, oltre ad altri porporati come Grech, Semeraro, Prevost, Gugerotti. Ma soprattutto l’attuale prefetto del Dicastero della Fede, il teologo argentino Victor Manuel ‘Tucho’ Fernandez, voluto fortemente da Bergoglio. Al di là del «chiacchiericcio», condannato tante volte da Papa Francesco, è comunque impossibile che in queste settimane «critiche» non abbia deciso di studiare anche il modo di blindare il percorso fatto fare finora alla Chiesa, quella «aperta a tutti». La stessa decisione di far nascere la Commissio de donationibus pro Sancta Sede, commissione permanente dedicata alla raccolta di donazioni e offerte, va nella direzione di mettere un freno al deficit crescente che si registra Oltretevere.
L’obolo di San Pietro, le offerte anche di piccola entità che i semplici fedeli mandano da tutto il mondo a Roma, è calato progressivamente dal 2006, con una parentesi subito dopo l’elezione di Francesco.
Si sono ridotti anche i contribuiti dei grandi donatori e ha pesato lo scandalo della compravendita-truffa del palazzo al centro di Londra. (riproduzione riservata)