Tether è la stablecoin più diffusa al mondo con 400 milioni di utenti, vanta una capitalizzazione di mercato di 138,2 miliardi di dollari e nel 2024 ha messo a segno un utile netto superiore ai 10 miliardi di dollari. Con numeri del genere è inevitabile che abbia cominciato a investire in altri settori. Tra questi, l'Intelligenza Artificiale. Il ceo Paolo Ardoino ha una visione radicale del futuro legato all’AI, ma forse è quello che pensa la maggior parte dei leader del settore hi-tech, anche se non lo dicono apertamente.
N.B.: l’intervista è stata fatta prima che si scatenasse il ciclone DeepSeek. Al riguardo, Ardoino ha per ora rilasciato a milanofinanza.it questa dichiarazione: «DeepSeek è un game changer. Dimostra come l'approccio allo sviluppo AI utilizzato fino ad oggi è un approccio non scalabile basato sulla sola forza bruta. Da oggi bisognerà investire di più nella ricerca e sviluppo di nuovi algoritmi e metodi rispetto a comprare il maggior numero possibile di GPU. Tether sta già lavorando da un anno alla sua piattaforma AI ottimizzata per l'efficienza».
Risposta. Dobbiamo pensare soprattutto a come l'intelligenza artificiale cambierà il mondo del lavoro. Sicuramente, per esempio, l’AI sarà parte fondamentale del cervello dei robot umanoidi. Tesla li sta già producendo e, nei prossimi 5 anni, ci metto la mano sul fuoco, ogni azienda automobilistica ne produrrà una propria versione. Perché un’impresa, nell’automotive, ha già la catena di montaggio e l’esperienza ingegneristica per produrre tutte le piccole componenti che servono a realizzarli. Ci sorprendiamo già di cosa fa l’AI oggi: immaginate cosa farà tra 5 o 10 anni, e poi pensate a cosa potrà fare, se integrata in un robot umanoide. È già sancito da ordini commerciali presso i produttori attuali che le grosse catene di franchising del fast food e altre catene, per esempio nel settore dei trasporti, testeranno robot umanoidi all’interno dei propri processi. L'AI sa già programmare molto bene, molto presto sarà davvero in grado di automigliorarsi, e non ho dubbi che in futuro scriverà codice in modo 10 volte più efficiente ed efficace del miglior programmatore sulla faccia della Terra. Io stesso mi ritengo un ottimo developer, ho una trentina d’anni di esperienza, eppure sono pragmaticamente consapevole che nei prossimi anni l’AI sarà in grado di compiere questo tipo di lavoro meglio di me.
R. Poco importa. L’80% dei lavori al mondo, per l’80% del tempo, non richiedono una creatività estrema, ma “solo” la capacità di pensare in modo obiettivo e di eseguire correttamente dei compiti. Sicuramente verrò criticato per questa affermazione, ma ritengo importante essere estremamente obiettivi, se si vuole analizzare l’impatto di una tecnologia sull’intera società. La linea di confine tra la creatività umana e la “simulazione” artistica fatta da un’AI, per esempio, è già oggi molto sottile. Credo quindi sia probabile che nei prossimi 5-10 anni non riusciremo più a capire se una produzione artistica sarà stata creata dall’uomo o da una macchina.
R. L'intero mondo del tech sta investendo cifre incredibili in intelligenze artificiali che potrebbero soppiantare l'uomo in tanti settori. Per quanto varie regolamentazioni cercheranno di limitare gli effetti negativi sulla società, la realtà dei fatti è che provare a limitare questa rivoluzione sarà come usare un cucchiaino per svuotare un oceano. Per continuare a essere rilevante, l'uomo dovrà essere in grado di pensare e creare in modo più complesso rispetto a ciò che è capace di fare oggi. Abbiamo bisogno di un co-processore matematico direttamente collegato con il nostro cervello, di qualcosa cioè che ci aiuti a pensare molto più velocemente. Il cervello umano, per quanto incredibile, è limitato. Estremamente creativo, ma modesto quanto a capacità di elaborazione. Se noi riuscissimo a dotarlo di un accesso ad altissima velocità a tutte le informazioni disponibili sul pianeta, e di una potenza di calcolo migliaia di volte superiore a quella attuale, potremmo ideare, creare, scoprire e innovare più velocemente, ma soprattutto avremo l'opportunità di rimanere la specie più intelligente sulla Terra. Cosa non scontata, se non ci evolveremo più rapidamente delle macchine. La disparità di intelligenza che oggi esiste tra un pesce e un uomo, in futuro potrebbe esserci tra l'uomo e un robot intelligente. E per assurdo stiamo noi stessi creando le condizioni che possono condurci a quel futuro.
R. Con un chip collegato al nostro cervello, potremmo essere in grado di unire la creatività innata della mente umana con una grandissima capacità di calcolo. Questo approccio, per esempio, potrebbe permettere agli scienziati di avere una comprensione più profonda e precisa dell'universo, della fisica, del nostro stesso corpo, dell'ambiente in cui viviamo, il tutto a una rapidità esponenzialmente superiore rispetto ai processi attuali.
R. Faccio un esempio semplice, per illustrare qual è la questione di fondo. Tu sei un giornalista. Immagina di voler scrivere un articolo: lo pensi, lo elabori nella tua mente, poi devi scriverlo con le dita sul computer in una lingua (l’italiano, nel tuo caso), poi lo rivedi con i tuoi occhi, pensi, dopo ancora con le dita scrivi per cambiarlo. Ci vogliono delle mezz’ore, e alla fine il pensiero iniziale che avevi in mente è comunque molto più dettagliato e pieno di colori ma è stato diluito dalla compressione intrinseca data dal linguaggio naturale. Quest’ultimo può esprimere solo l’approssimazione di un pensiero, in quanto l’insieme completo dei termini disponibili è limitato. Per essere completamente espressiva, una lingua dovrebbe contenere infiniti termini per poter descrivere ogni piccolo dettaglio di un pensiero. Impossibile, non praticabile ovviamente. La lingua italiana ha circa “solo” 50 mila termini comuni per descrivere l’intero universo che ci circonda. Pensiamo a un semplice profumo: la nostra mente è in grado di percepirne quasi infinite sfaccettature ma, se proviamo a raccontarle, riusciremo solo a farlo in modo approssimato. Oppure pensiamo al concetto di amore: abbiamo è una sola parola che non può rappresentare l'infinità di declinazioni del sentimento. Immagina la complessità descritta sopra e applicala al contesto della ricerca scientifica. Se invece potessimo fare tutte queste elaborazioni nella nostra mente, togliendo i passaggi necessari alla trasmissione del pensiero, la perdita di qualità e l’approssimazione o l’alterazione dell'informazione iniziale, e potessimo usare direttamente la rappresentazione del pensiero per comunicarlo agli altri, il messaggio sarebbe incredibilmente più preciso. Più utilizziamo sistemi esterni (incluso il linguaggio naturale - l’italiano, l’inglese, il cinese…), più questi condizionano e riducono la precisione del risultato.
R. Di nuovo, immagina la potenzialità di questo miglioramento per l’avanzamento delle scienze. Quindi, per rimanere rilevante l'uomo dovrà diventare più intelligente, e l'unico modo per farlo è avere una capacità di calcolo aggiuntiva per la mente. Ovviamente, è cruciale che questo tipo di tecnologia potenzialmente invasiva sia di dominio pubblico e non di proprietà di poche entità. Tether ha infatti l'interesse di svilupparla in modo aperto e open source, collaborando con le università di tutto il mondo. Capisco che possa sembrare fantascienza, ma sono convinto che nei prossimi decenni questa evoluzione sarà inevitabile.
R. Non sono un grande fan dei token legati al mondo AI. L’Intelligenza Artificiale non ha bisogno di nuove criptovalute per funzionare. Anzi, oggettivamente può già utilizzare tutto ciò che è esistente oggi, dalle stablecoin come USDt, a Bitcoin, alle transazioni tramite sistemi di pagamento più tradizionali. Sfortunatamente, spesso nel mondo delle criptovalute succede che si vogliano sfruttare i nuovi trend, associando a ogni progetto un nuovo token. Consiglio di starci attenti.
R. Rumble è un social network molto popolare negli Stati Uniti, basato sulla filosofia della libertà di parola. In Tether, pensiamo che sia fondamentale sperimentare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel contesto dei social in modo diverso rispetto a quanto le Big Tech stanno facendo oggi. Poiché stiamo costruendo una piattaforma AI che mostreremo al mondo molto presto - interamente focalizzata sul rispetto della privacy degli utenti - credo che possa integrarsi molto bene nel futuro di Rumble.
R. Al momento, la necessità di trovare creator e videomaker esperti nell’utilizzo dell’AI è collegata al bisogno di Tether di trovare un nuovo modo di comunicare efficacemente concetti molto complessi come quelli descritti sopra. In generale, comunque, sì, è inevitabile: l’AI rivoluzionerà il mondo dei contenuti.
R. L’UE sta cercando di regolamentare l’AI senza capirla, e i suoi politici “vendono” questo approccio come un modo di proteggere i cittadini, ma in realtà la rivoluzione portata dall’AI è globale e non può essere fermata. Per l’Europa, quindi, c’è il forte rischio di rimanere fanalino di coda di un mondo che si muove inesorabilmente verso il futuro. Quanto sto dicendo è supportato da fatti. Basti guardare i dati relativi agli investimenti tecnologici in aziende e startup europee. (riproduzione riservata)