L’Italia conta circa 130 mercati all’ingrosso, sei volte più di Spagna o Francia, ma spesso piccoli e datati: una frammentazione che riduce l’efficienza e disperde investimenti. «I mercati all’ingrosso sono infrastrutture pubbliche strategiche per la filiera agroalimentare italiana. Possono rilanciare consumi e competitività del sistema», afferma Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati, l’associazione che riunisce 22 strutture in 14 regioni, genera oltre 11 miliardi di euro di fatturato e impiega più di 26 mila addetti, con 4mila imprese e 7 milioni di tonnellate di prodotti movimentati ogni anno.
Commentando i risultati del Rapporto Italmercati-Ismea 2025, Pallottini ha lanciato delle proposte per rilanciare il settore: individuare i mercati nazionali strategici, più grandi, digitalizzati e sostenibili, poli di riferimento per i territori e spingere i consumi, considerato che il Censis registra un 40% di famiglie che hanno ridotto la spesa di frutta e verdura.
«Esiste una forte domanda di qualità», secondo Pallottini, e il ruolo dei mercati è anche «garantire un equilibrio tra reddito dei produttori e prezzo ai consumatori». Per farlo, afferma, «servono strutture moderne, capaci di ridurre costi logistici e gli sprechi». Italmercati propone anche il rilancio dell’ittico, oggi in sofferenza, e la creazione di un tavolo nazionale sulla logistica, per rendere più efficiente la catena del freddo. «I mercati possono essere motori di innovazione, sostenibilità e inclusione», conclude Pallottini. «Siamo pronti a collaborare con Governo e Regioni». (riproduzione riservata)