«Da lunedì», «Ormai a settembre», «Dopo Natale». A differenza di molti aspiranti frequentatori, gli investitori nel mondo delle palestre non stanno procrastinando le operazioni di m&a in Italia.
L’ultima è stata l’acquisizione da parte di Orange Palestre Italiane di sei degli otto centri milanesi a marchio Getfit, il gruppo nato a Legnano circa 40 anni fa e che è stato pioniere nel portare in Italia il concetto di «fitness club», adesso diffusissimo. Ai fondatori di Getfit resteranno i centri di via Pinerolo e via Piacenza a Milano, mentre l’acquirente arriva a 33 centri, 55 milioni di fatturato e 110 mila iscritti.
Orange Palestre Italiane è un caso molto interessante per comprendere il settore. Si tratta di un polo nato solo a fine 2024 su iniziativa di Vam Investments, che aveva aggregato il gruppo Orange, molto presente nel Torinese, e Palestre Italiane, bolognese con tre centri a Milano. L’obiettivo di Vam, perseguito anche con l’operazione di Getfit, è creare un polo forte in un mercato estremamente frammentato come quello del fitness italiano e competere con colossi internazionali presenti in Italia, come Virgin, leader del settore.
Si tratta di una strategia che Vam sta applicando anche in altri comparti: concentrare società in mercati molto frammentati. Ha fatto così nell’odontoiatria creando le cliniche Dentalpro e nella componentistica per orologi di lusso con Groupe Chaumont, nato dall’aggregazione di quattro realtà svizzere.
Tolti i grandi player come Virgin Active, Fitactive e Rgs Group (marchi Gold’s Gym e McFit), in Italia il mercato del fitness è in effetti popolato da una moltitudine di piccole realtà indipendenti. Si contano in totale tra 7.500 e 8 mila palestre, portando il Paese tra il terzo e il quarto posto europeo per numero di strutture, che, spesso sotto forma di associazioni sportive dilettantistiche, godono di vantaggiosi benefici fiscali.
Le grandi catene posseggono il 3% delle strutture e coprono il 10% del fatturato complessivo. Un mercato che valeva 3,1 miliardi di euro nel 2024 e che, secondo i dati raccolti da Ey per Milano Finanza, dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2027 (una crescita del 6% annuo). Il settore è quanto mai attivo. Gli iscritti nel 2024 erano 5 milioni e arriveranno a 6 milioni entro un anno, anche la loro spesa pro capite, che oggi si attesta a 620 euro annui, è destinata ad aumentare arrivando a 660 nello stesso periodo considerato.
Le catene sembrano destinate a crescere. Le più attive nell’espansione tra il 2022 e il 2025 sono state Fitactive, che ha aperto 34 nuovi centri, e Anytime Fitness, con 18 nuove palestre. A fine 2025 poi l’austriaca Fitinn, catena low cost, ha acquisito le palestre milanesi Youfit.
Come per altri settori, i segmenti maggiormente in crescita sono quello premium (+13% all’anno) con abbonamenti sopra i 90 euro mensili, e quello low cost (+16% cagr) con aperture 24/7 e prezzi sotto i 35 euro. Va un po’ più a rilento la fascia media, con una crescita del 4%, a causa degli abbonamenti più competitivi della fascia più bassa.
In termini di distribuzione territoriale si evidenziano in media circa otto strutture ogni 100 mila abitanti: la Lombardia è la regione con il maggior numero di palestre in valore assoluto (circa un migliaio), l’Abruzzo e le Marche risultano invece essere le prime due regioni in relazione alla popolazione con un rapporto rispettivamente di 12 e 10,9 ogni 100 mila abitanti.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente interesse per il settore delle palestre da parte degli investitori», commenta con Milano Finanza Giuseppe Donatelli, Italy tmt leader di Ey. «Il mercato continua a crescere, sostenuto da un aumento della domanda dei consumatori, sempre più orientati al benessere, alla prevenzione e a stili di vita attivi» con una crescita significativa della presenza degli over 55 e il consolidamento della fascia d’età 15-24 anni.
«Nonostante questo la penetrazione in Italia resta inferiore a quella dei principali Paesi europei e il comparto è ancora fortemente frammentato, elementi che lasciano intravedere significativi margini di sviluppo», se infatti in Italia il 9,3% è iscritto in palestra, in Uk, Germania e Spagna il tasso è rispettivamente del 16,5%, del 13,5% e dell’11,3%.
«Il m&a sta diventando sempre più uno strumento naturale dei grandi gruppi per accelerare il consolidamento, per aumentare la presenza sul territorio e standardizzare l’offerta, mentre i fondi e gli investitori internazionali vedono nel settore un comparto con fondamentali solidi, prospettive di crescita interessanti e modelli di business sempre più scalabili. Ci aspettiamo che questa dinamica prosegua nei prossimi anni, con particolare attenzione ai segmenti value (fascia più bassa, ndr) e premium, oggi i più attrattivi per operatori e investitori», conclude Donatelli. (riproduzione riservata)