«Dopo anni di trasformazioni, il mercato dei pagamenti ha raggiunto una fase di maturità. Una naturale possibile evoluzione potrebbe essere una definitiva affermazione delle cosiddette superapp, piattaforme che integrano servizi diversi e permettono acquisti e altre operazioni in un unico ambiente digitale».
L’ex ceo di Bancomat, Alessandro Zollo, non ha dubbi sull’evoluzione del settore dei pagamenti, che in futuro dovrà diversificare ancora per offrire un’esperienza più completa. Ora in C2Partners, il manager italiano è convinto che anche i player europei diranno la loro in questo processo, che non sarà guidato per forza dai colossi tech americani.
Domanda. Dove sta andando il settore?
Risposta. In Italia, negli ultimi cinque anni, le transazioni con carta sono aumentate del 14% e il ticket medio è sceso sotto i 43 euro. Ma restiamo ancora indietro rispetto ai Paesi più avanzati. Le carte fisiche sono destinate col tempo a scomparire, sostituite da smartphone e wearable. Il fenomeno ha subito un’accelerazione con la diffusione dei pagamenti elettronici.
D. Quali sono i problemi?
R. Negli ultimi anni, per quanto riguarda le carte, la marginalità ha subito una forte contrazione, che nell’ultimo periodo ha interessato anche i bonifici. Con la redditività in calo, cresce la necessità di aumentare i volumi. Conseguentemente ne è scaturito un processo di consolidamento del settore, ancora in corso.
D. Il calo dei margini può avere spinto attori come Satispay verso il welfare?
R. Diversificare può aiutare a mantenere l’equilibrio economico, ma il mercato dei pagamenti non è saturo. C’è ancora spazio, anche se senza un servizio efficiente e capillare diventa difficile generare margini e soddisfare gli azionisti.
D. Il settore resta dinamico come dimostra l’acquisto di Cdp del 3,78% di Poste in Nexi.
R. Nexi, grazie a una serie di acquisizioni strategiche, ha conquistato una posizione di leadership nell’Ue. In Italia il Bancomat, uno dei più grandi circuiti domestici presenti in Europa, ha avviato un percorso di internazionalizzazione.
D. Da tempo si parla dell’uscita dei fondi da Nexi o della fusione con Worldline. Ripartirà il consolidamento?
R. È già in atto. Le operazioni transnazionali degli ultimi anni dimostrano che il settore punta a rendere i bilanci più sostenibili e a rilanciare gli investimenti per la crescita.
D. Anche le infrastrutture sono tornate centrali, come la rete interbancaria di Nexi, finita nelle mire di Cdp.
R. Investire in asset strategici per il Paese è una scelta logica. Su quella rete transitano tutti i pagamenti e i flussi bancari: è un’infrastruttura cruciale.
D. Il settore potrebbe finire sotto attacco dalle big tech?
R. I colossi americani sono già entrati nel settore, basti pensare ad Apple Pay. L’Unione Europea sta lavorando a una strategia comune con l’euro digitale anche per rispondere a questi rischi. (riproduzione riservata)