Pace fatta tra Roma e Washington. O quantomeno tregua politica. Dopo le recenti frizioni transatlantiche ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha assunto una postura di piena ricomposizione davanti all’Aula della Camera ribadendo la posizione dell’Italia e blindando l’asse euro-atlantico: «La collocazione internazionale del governo è salda e inequivocabile. Europeismo e atlantismo sono le stelle polari della nostra politica estera, senza oscillazioni o ripensamenti».
Un intervento che arriva alla vigilia del blindatissimo Independence Day che si svolgerà oggi – giovedì 2 luglio – a Villa Taverna, nella residenza ufficiale dell’Ambasciatore di Washington a Roma, Tilman J. Fertitta. La lista degli invitati è lunga - tra gli altri presenti i ministri Antonio Tajani, Guido Crosetto e Adolfo Urso - mentre quella degli assenti è decisamente più corta. Resta però l’incognita della presidente del Consiglio: al momento, infatti, la partecipazione di Giorgia Meloni non figura nell’agenda ufficiale. Secondo indiscrezioni la premier ci starebbe comunque ragionando. D’altronde l’appuntamento, quest’anno, assume un valore ancora più politico: quello di una relazione da ricomporre pubblicamente dopo le recenti tensioni tra Donald Trump e il governo italiano.
Ed è anche in questo contesto che va letto l’intervento del vicepremier. Dopo le recenti frizioni con Washington, il vicepremier ha provato a riportare il baricentro sulla continuità strategica: Unione europea, Nato e Stati Uniti come «fondamento delle nostre strategie», dentro un Occidente che «deve restare unito» per reggere l’urto delle crisi globali.
La linea è quella di una doppia fedeltà, europea e americana, senza ambiguità: «L’Unione europea non può fare a meno degli Stati Uniti ma anche gli Stati Uniti non possono fare a meno dell’Unione europea», ha scandito Tajani, rilanciando la cooperazione su energia e sicurezza delle supply chain e confermando il coordinamento con l’amministrazione americana.
Un asse che trova conferme anche sul piano economico: Adolfo Urso, intervenendo alla Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, ha rivendicato la tenuta dell’export italiano verso gli Stati Uniti, cresciuto del 7,2% nel 2025, a fronte di un aumento complessivo delle esportazioni del 3,3%, nonostante quello che il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha definito «un anno orribile».
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, seppur su un terreno diverso, ha contribuito a disinnescare uno dei dossier che più avevano alimentato tensioni nelle ultime settimane: quello dell’impiego delle basi americane in Italia. «Quanto a eventuali voli decollati dalle nostre basi per attività cinetiche contro il territorio iraniano, la risposta è chiara: non ve ne sono stati», ha detto il titolare di Palazzo Baracchini. Che ha poi messo in fila i numeri: tra il 28 febbraio e il 28 giugno i voli transitati dalle basi italiane sono stati 518, meno dei 722 registrati nello stesso periodo del 2019, in linea con i 450 del 2020. Per Crosetto si tratta di dati che confermano la normale operatività logistica delle installazioni militari e che rendono «pretestuose» le polemiche delle opposizioni. (riproduzione riservata)