Da Stellantis Europe a Confindustria, la battaglia degli industriali contro il caro-bollette che frena l’Italia rispetto ad altri Paesi europei va avanti. L’allarme risuonato nel commento del direttore Roberto Sommella su MF-Milano Finanza del 25 marzo raccoglieva le considerazioni di Jean Philippe Imparato sui costi di produzione del settore automotive.
«Fare una macchina in Spagna mi costa 516 euro, farla in Italia mi costa 1.414 euro. Questo a causa del costo dell'energia», aveva ribadito il manager italo-francese, nel corso dell'audizione alla Camera dei vertici di Stellantis. La differenza competitiva tra l’Italia e gli altri Paesi europei è stata sottolineata anche da Mario Draghi, nel suo intervento al Senato.
«I prezzi dell’elettricità all’ingrosso nel 2024», ha ricordato l’ex presidente del Consiglio, «sono stati in media superiori dell’87% rispetto a quelli francesi, del 70% rispetto a quelli spagnoli e del 38% rispetto a quelli tedeschi».
Martedì 25 marzo anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è tornato a battere sull’argomento dall’assemblea di Caserta. «Il vero problema del caro-bollette sono le scelte sbagliate del passato che hanno generato una differenza tra noi e gli altri Paesi. L'anno scorso l'Italia ha pagato 108 euro al Megawattora, la Germania 78,5, la Spagna 63, la Francia 58. Poi noi ci chiediamo come mai non ci scelgono per venire ad aprire gli stabilimenti nel nostro Paese», la considerazione di Orsini.
«Ma quando il costo dell'energia tra noi e la Francia è il doppio e quando la prima voce di spesa è l'energia, è naturale che a noi serve subito lavorare sul costo dell'energia che è un costo competitivo». (riproduzione riservata)