L’oro ha toccato un nuovo massimo storico, mentre le aspettative di un taglio dei tassi di interesse negli Stati Uniti hanno indebolito il dollaro americano e spinto al ribasso i rendimenti obbligazionari (Treasury Usa 10 anni al 4,065%), aumentando la domanda per il metallo prezioso. L’oro spot sale dello 0,34% a 3.653,14 dollari l’oncia dopo aver raggiunto nell’intraday il record assoluto di 3.659,36 dollari l’oncia. I futures sull’oro crescono dello 0,35% a 3.690,40 dollari l’oncia (top a 3.698,52 dollari l’oncia).
I prezzi del metallo giallo sono aumentati di quasi il 40% quest’anno, dopo il balzo del 27% nel 2024, sostenuti da un dollaro debole (l’indice della valuta Usa è vicino ai minimi degli ultimi cinque mesi), dai forti acquisti da parte delle banche centrali, da una politica monetaria accomodante, dall’incertezza geopolitica globale e dai timori per l’impatto dei dazi del presidente statunitense, Donald Trump, sull’economia globale.
In questo contesto, la volatilità a un mese dell’oro è aumentata nelle ultime settimane, facendo crescere i premi sulle opzioni. «Prezzi più alti per le opzioni non significano che lo slancio continuerà», ha affermato Ahmad Assiri, esperto di Pepperstone. Tuttavia, se il rally dovesse superare le aspettative degli operatori sulle opzioni, questi sarebbero costretti a comprare l’asset sottostante, fornendo un ulteriore sostegno al lingotto, ha aggiunto.
«I rialzisti sono stati galvanizzati dalle aspettative del mercato sui tagli dei tassi da parte della Fed, portando l’oro a nuovi massimi storici. Il dollaro più debole e gli acquisti da parte delle banche centrali hanno, inoltre, spianato la strada verso un target a 3.600 dollari», ha previsto Han Tan, analista di Nemo.money. I mercati monetari già scontato un taglio del costo del denaro di 25 punti base alla prossima riunione della Fed del 16-17 settembre, mentre le probabilità di una riduzione più consistente di 50 punti base sono salite a quasi il 12%, secondo lo strumento FedWatch del Cme. Al contempo, alcuni trader non escludono un altro taglio dei tassi entro fine anno. Questo dopo che i dati di venerdì 5 settembre hanno mostrato un netto indebolimento della crescita dell’occupazione negli Stati Uniti ad agosto. Gli investitori ora attendono i dati sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti mercoledì 10 settembre e quelli sui prezzi al consumo giovedì, per ulteriori segnali sui tagli dei tassi.
Nel frattempo, nota Gabriel Debach, market analyst di eToro, la produzione mineraria è limitata, stabile, anelastica al prezzo. Per questo i cicli dell’oro non si chiudono con nuova offerta che inonda il mercato, ma soltanto quando si affievolisce la convinzione delle logiche dietro i compratori. «Ed è proprio questa convinzione l’elemento decisivo: la percezione del rischio e della credibilità delle politiche monetarie, più che i giacimenti, determina quanta ricchezza mondiale si sposta sul metallo giallo», precisa Debach.
Nei primi due trimestri del 2025 la domanda di investimento è salita al 43% del totale, superando quella per gioielli, scesa al 33%. «Ma il dato più eloquente arriva dalle riserve ufficiali: dopo aver superato l’euro, l’oro ha scavalcato anche i Treasury americani. Oggi pesa più dei titoli di Stato Usa nei bilanci delle banche centrali. Un sorpasso che vale più di mille parole: la radiografia della nuova geografia della fiducia», spiega Debach sempre più convinto che le commodities siano diventate «leva politica».
La Cina controlla oltre il 90% della raffinazione delle terre rare, gli Stati Uniti si avviano a fornire più di un terzo del gas naturale liquefatto mondiale entro il 2030, mentre l’Opec+ torna a essere l’arbitro del petrolio. «Non è più la domanda o l’offerta in senso classico a determinare i prezzi, ma il controllo delle filiere strategiche. In questo contesto, credere che il potenziale di guadagno sia finito solo perché i prezzi hanno già corso significa guardare al dito e non alla luna», conclude Debach.
Gli esperti del settore si aspettano ulteriori guadagni. Goldman Sachs vede il metallo prezioso salire fino a quasi 5.000 dollari l’oncia se gli investitori spostassero solo una piccola parte delle loro partecipazioni dai Treasury al lingotto, in presenza di ulteriori segnali di interferenza politica nella banca centrale. Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree, parla di una fase di «caricamento della molla», ovvero un periodo di stabilità che spesso precede una svolta importante.
Secondo le previsioni di Shah, l'oro raggiungerà i 3.850 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2026 a causa di cinque motivi: dell’incertezza commerciale con gli investitori che continuano a proteggersi dall'impatto negativo dei dazi; della traiettoria del debito: il deficit degli Stati Uniti è destinato ad aumentare di oltre 3.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio, sollevando interrogativi sulla sostenibilità di bilancio; della fragilità istituzionale: le pressioni politiche sulla Fed ricordano gli episodi della fine degli anni '70, quando l'oro registrò rialzi storici; del rischio geopolitico con le tensioni che rimangono elevate, dallo stallo dell'Iran con l'Agenzia internazionale dell'energia atomica al conflitto tra Russia e Ucraina; della debolezza del dollaro che rende l'oro più interessante a livello globale.
«Potremmo vedere l’oro spot flirtare con i 3.700 dollari questa settimana se i mercati dovessero registrare revisioni drasticamente al ribasso dei dati sull’occupazione Usa e un indice dei prezzi al consumo sorprendentemente basso», ha aggiunto Tan. Mentre un prezzo dell’oro a 4.000 dollari l’oncia nel 2025, ha spiegato, potrebbe richiedere tagli dei tassi Fed più rapidi del previsto, insieme a un rapido deterioramento dell’indipendenza della banca centrale americana o della fiducia nelle politiche fiscali statunitensi. (riproduzione riservata)