L'oro è inarrestabile. Il prezzo del metallo giallo ha raggiunto un nuovo massimo storico a causa del nuovo indebolimento del dollaro statunitense, delle critiche alla Federal Reserve da parte del presidente Usa, Donald Trump, e delle persistenti preoccupazioni legate alla guerra commerciale che alimentano la domanda di beni rifugio.
La Cina ha, infatti, avvertito che adotterà misure di ritorsione contro tutti quei Paesi che decideranno di collaborare con gli Stati Uniti in modalità che possano compromettere gli interessi di Pechino. Inoltre, sul fronte geopolitico, Russia e Ucraina si sono accusate a vicenda di migliaia di attacchi che hanno violato il cessate il fuoco pasquale di un giorno.
«Fondamentalmente, i mercati stanno prezzando un aumento dei rischi geopolitici, guidati dalle tensioni sui dazi imposti dagli Stati Uniti e dalle preoccupazioni per la stagflazione, mentre la domanda resiliente da parte delle banche centrali rappresenta un ulteriore vento favorevole per il prezzo dell’oro», ha affermato Yeap Jun Rong, strategist di IG.
Il metallo prezioso è così schizzato a 3.430,31 dollari l'oncia, mentre la valuta statunitense è scesa al livello più basso dall'inizio del 2024. Trump ha accarezzato l’idea di licenziare il presidente della Fed, Jerome Powell, sostenendo la necessità di tassi d'interesse più bassi. Il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha messo in guardia contro i tentativi di limitare l'indipendenza dell’autorità monetaria. Se la credibilità della Fed dovesse essere messa in discussione, ciò potrebbe erodere la fiducia nel dollaro e accelerare i flussi verso altri beni rifugio, oro in primis.
Le quote nei fondi negoziati in borsa garantiti dall’oro sono aumentate per 12 settimane consecutive, il periodo più lungo dal 2022. Anche le banche centrali hanno continuato ad aggiungere il metallo prezioso alle loro riserve, sostenendo la domanda globale.
«Da ottobre 2023, il rally è stato del 71% contro il +31% dell’S&P 500, dividendi inclusi. Ma il paradosso è che il movimento non è stato spinto dai grandi speculatori», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro. Dal 18 marzo al 15 aprile, le posizioni nette long del comparto Managed Money sono scese del 31%. Anche i trader retail hanno mostrato cautela: più short, meno long, sentiment spread in calo da 0,33 a 0,21. «Eppure, i flussi ci sono eccome. Ma arrivano dai wealth manager, dalle banche private, dai portafogli passivi. È oro strategico, non tattico. È difesa, non scommessa», spiega Debach.
Il mercato dei future ha visto l’open interest salire a 885.000 contratti, ai massimi da marzo. Nuovi partecipanti entrano, ma non è detto che siano «i grandi», precisa l’esperto di eToro. Intanto, anche Trump ha fatto la sua mossa: su X ha postato una citazione d’impatto: «the Golden rule of negotiating success: he who has the gold makes the rules». Tradotto: «La regola d'oro della negoziazione e del successo: chi ha l'oro detta le regole».
Un post virale, più simbolico che operativo, ma che conferma una cosa: l’oro è tornato nel cuore della narrazione economico-politica americana, conclude Debach. Con la corsa al rialzo che non sembra aver fine Goldman Sachs ha previsto che il metallo giallo possa raggiungere 3.700 dollari l’oncia entro fine anno (3.500 e 3.600 dollari secondo Ubs e Anz, rispettivamente) e quota 4.000 dollari a metà del 2026.
Per i prossimi tre mesi Citi lo vede a 3.500 dollari l’oncia, rispetto ai precedenti 3.200 dollari, anche grazie agli acquisti da parte delle compagnie assicurative cinesi. Infatti, la recente mossa della Cina, che ha permesso a 10 compagnie assicurative di allocare fino all'1% dei loro asset totali in oro, potrebbe generare una domanda annuale di circa 255 tonnellate, pari a circa un quarto degli acquisti totali globali delle banche centrali, ha dichiarato Citi. Così anche se l’indice di forza relativa (Rsi) dell’oro scambia a 75, indicando che il metallo è in area di ipercomprato, «il prossimo traguardo potrebbe essere intorno ai 3.500 dollari», ha previsto Rong. (riproduzione riservata)