Comincia bene il mese di settembre per l’oro che resta appena sotto il record assoluto a 3.500 dollari l’oncia di aprile, mentre i trader valutano il futuro della Federal Reserve e le incertezze sui dazi del presidente statunitense, Donald Trump, dopo che la Corte d’Appello Usa li ha dichiarati illegali (l’ultima parola spetta alla Corte Suprema).
Il tutto in attesa dei dati chiave sul mercato del lavoro negli Stati Uniti previsti per venerdì 5 che potranno confermare o smentire le scommesse secondo cui la banca centrale americana riprenderà l’allentamento della politica monetaria questo mese. Le buste paga non agricole di agosto sono attese in aumento di 78.000 unità, secondo un sondaggio Reuters, rispetto alle 73.000 di luglio con un tasso di disoccupazione in crescita, a conferma di un mercato del lavoro più debole.
In attesa, il prezzo spot dell’oro è salito nell’intraday fino a 3.489,85 dollari l’oncia, il massimo da quattro mesi, dopo aver guadagnato il 2,3% la scorsa settimana. Ora si apprezza dello 0,62% a 3.470,52 dollari. Mentre i futures sul metallo giallo salgono dello 0,78% a 3.543,45 dollari l’oncia dopo un record a 3,556.87 dollari l’oncia. Gli ultimi sviluppi alla Fed restano al centro dell'attenzione dopo che Trump si è mosso per licenziare la governatrice, Lisa Cook, nel tentativo di rimodellare il consiglio della banca centrale americana.
La Cook ha intentato una causa giovedì 31 agosto, sostenendo che Trump non ha il potere di rimuoverla dall'incarico. La battaglia legale ha riacceso i timori sulla credibilità della Fed e sulla sua capacità di condurre una politica monetaria libera da pressioni politiche, dopo che per mesi il tycoon ha anche inveito contro il presidente, Jerome Powell, per non aver abbassato i tassi di interesse, attesi in calo di 25 punti base nella riunione del 16-17 settembre (probabilità dell’89% secondo i futures sui Fed funds). Costi di indebitamento più bassi tendono a favorire l’oro.
Da quando il numero uno della Casa Bianca Trump ha svelato ad aprile il suo piano per introdurre dazi reciproci il lingotto è rimasto in gran parte in uno stretto trading range, con la domanda di beni rifugio in calo man mano che il presidente ha ridimensionato alcune delle sue minacce commerciali più aggressive. Tuttavia, i flussi verso gli Etf hanno contribuito a supportare il metallo prezioso.
Inoltre, «le crescenti preoccupazioni sull'indipendenza della Fed, dopo gli ultimi avvenimenti che hanno visto come protagonista la governatrice della Fed Lisa Cook, si rivelano un ulteriore fattore che contribuisce al sentiment ribassista che circonda il dollaro. Oltre a questo, i nuovi rischi geopolitici derivanti dall'attacco russo all'Ucraina e dall'escalation del conflitto tra Israele e Hamas offrono ulteriore supporto all'oro, bene rifugio», ha sottolineato a milanofinanza.it Carlo Vallotto, trader indipendente con esperienza pluridecennale dei mercati delle commodities.
Tuttavia, le condizioni di leggero ipercomprato sui grafici a breve termine giustificano una certa cautela per i rialzisti su oro/dollaro in vista degli importanti dati macroeconomici statunitensi di questa settimana. «Sotto il profilo tecnico, l'area dei massimi storici potrebbe innescare delle prese di beneficio, visto anche le condizioni di ipercomprato in cui si trova l'indicatore di forza relativa RSI, frenando la corsa al rialzo dei prezzi, che potrebbero flettere intorno alla zona di 3.440/3.400 dollari l’oncia», ha precisato Vallotto. «Ma se la forza rialzista dovesse avere la meglio, nuovi massimi dell'oro potrebbero attestarsi intorno ai valori chiave di 3.540/3.560 dollari l’oncia nel breve periodo».
Fa compagnia all’oro l’argento con il futures che guadagna l’1,8% e supera i 40 dollari per la prima volta dal 2011 (41,45 dollari l’oncia). «L’oro, e soprattutto l’argento, hanno esteso i forti guadagni di venerdì 29 agosto, sostenuti da un’inflazione statunitense persistente, dal peggioramento della fiducia dei consumatori, dai tagli previsti dei tassi e dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed», ha dichiarato Ole Hansen, strategist di Saxo Bank. L’indice Pce (personal consumption expenditures) Usa è salito dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, in linea con le aspettative. «L’argento si sta muovendo al rialzo in risposta alle attese di tassi più bassi, anche l’offerta limitata contribuisce a mantenere un trend positivo», ha aggiunto Tim Waterer, analista di Kcm Trade.
Per Vallotto si avvicina sempre più all’obiettivo di breve termine stimato intorno ai 41,80/42 dollari l’oncia. «Bisogna anche sottolineare che l'attrattiva dell'argento risiede nel suo valore relativo rispetto all'oro. Sebbene il rapporto oro/argento sia sceso drasticamente dai massimi di aprile, superiori a 104», ha puntualizzato l’esperto, «rimane elevato, attestandosi a oltre 86. Storicamente, il rapporto si è attestato in media tra 50 e 60». (riproduzione riservata)