Il prezzo dell'oro aggiorna il massimo storico a quota 2.769,51 dollari l’oncia. Il guadagno da inizio anno è pari a +33,5%. Se il metallo prezioso dovesse terminare l’anno su questi livelli, il 2024 si qualificherebbe come l’anno migliore dal 1979, quando il prezzo più che raddoppiò (+126%) a valle della gravissima crisi politica fra Iran e Stati Uniti. Un altro anno d'oro fu il 2007 con un guadagno del +31%, a seguito dello scoppio della crisi dei mutui subprime. A detta degli analisti di Websim, divisione di Intermonte, resta valida la strategia di sfruttare lo strappo in direzione dei top assoluti a 2.758 dollari per prendere profitto: «Solo in caso di chiusura su base settimanale/mensile sopra 2.750 dollari si potrà rientrare in acquisto sulla forza con obiettivo finale verso 3 mila dollari».
D’altra parte, la domanda di metallo prezioso rimane forte, «in quanto gli operatori hanno sfruttato l'allentamento nella notte dei rendimenti del Tesoro Usa e il calo del dollaro rispetto alle altre principali valute per aumentare le proprie disponibilità di oro», spiega Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades, secondo il quale il metallo prezioso sta beneficiando anche dell'aumento della domanda di beni rifugio. L'incertezza che circonda le elezioni presidenziali statunitensi, che si terranno il 5 novembre, «continua, infatti, a sostenere i prezzi, in quanto gli investitori cercano asset difensivi, e il metallo prezioso è probabilmente il bene rifugio principale», aggiunge Evangelista. L’attenzione, conferma Saxo Bank, rimane concentrata sulle elezioni statunitensi «e soprattutto sulla prospettiva di un Trump 2.0 che può comportare maggiori disordini politici, tariffe commerciali e maggiori rischi geopolitici».
In questo contesto, i prezzi rimangono sostenuti. Tuttavia, l’esperto di ActivTrades ritiene che gli operatori procederanno con cautela in vista della pubblicazione di diversi dati macro chiave alla fine della settimana. L'indice delle spese per consumi personali, considerato la misura preferita dalla Fed per l'inflazione, i dati sul pil e quelli cruciali sull'occupazione non agricola potrebbero influenzare i piani di riduzione dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. «Questi fattori influenzeranno l'andamento del dollaro e dei mercati obbligazionari che, data la loro correlazione inversa con l'oro, influenzeranno anche i prezzi del metallo prezioso», avverte Evangelista. I tassi più bassi sono spesso considerati positivi per l'oro.
Resta il fatto che il classico modello basato su dollaro e tassi reali Usa suggerirebbe un calo, ma altri fattori stanno attualmente guidando il metallo prezioso. Tra questi, «lo stimolo monetario cinese, l’incertezza geopolitica e la crescente volatilità globale che spingono molti investitori verso l’oro come bene rifugio per eccellenza«, sottolinea Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di Gam (Italia) Sgr. Inoltre, «i mercati scontano possibili tagli della Fed, mentre il deficit americano appare destinato ad aumentare a prescindere dall’esito delle imminenti elezioni presidenziali. Anche la domanda di lingotti da parte delle banche centrali aggiunge ulteriore sostegno, così come il ruolo dell'oro nella protezione dall'inflazione rimane sempre centrale per molti investitori. Con questa serie di fattori favorevoli, il metallo prezioso dovrebbe beneficiare di un panorama positivo su più fronti, pur rimanendo soggetto a possibili fasi correttive in caso di eccessi».
Senza contare che il prezzo alle stelle comincia a generare contraccolpi negativi sull'industria dei metalli preziosi. La China Gold Association, ha fatto presente Websim, ha evidenziato un calo nel consumo di oro per la gioielleria in Cina, il maggior consumatore di oro al mondo. Il consumo totale è stato di 742 tonnellate tra gennaio e settembre, ovvero l'11,18% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il consumo di gioielli in oro in Cina è sceso del -27,53%, a 400 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2023. Mentre la domanda di lingotti e monete d'oro è aumentata del +27,14% a 283 tonnellate rispetto al 2023 e il metallo giallo utilizzato nei processi industriali è stato0 pari a 59 tonnellate (-2,78%). Tuttavia, le negoziazioni sullo Shanghai Gold Exchange sono aumentate del +47,49%, in scia alle scommesse rialziste dei trader che hanno partecipato al rally, così come le partecipazioni nazionali in Etf sull'oro sono cresciute a 91,39 tonnellate, +29,93 tonnellate rispetto alla fine del 2023 (+48,69%). (riproduzione riservata)