skin track
Il risiko delle banche → VAI AL DOSSIER
Ops Unicredit – Banco Bpm, il gioco delle lobby. Ecco come Orcel vuole convincere il governo e i nodi che deve superare sul prezzo
Corporate Italia Leggi dopo

?

Ops Unicredit – Banco Bpm, il gioco delle lobby. Ecco come Orcel vuole convincere il governo e i nodi che deve superare sul prezzo

17 gennaio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 22:38

 Il ceo di Unicredit vuole avere dal governo il sì all’ops su Banco Bpm. La Lega resta contraria ma da Giorgetti e dall’entourage di Meloni arrivano segnali di apertura. Il ruolo di Caltagirone. E il nodo rilancio 

Nei giorni in cui a fine novembre Unicredit lanciava l’offerta di scambio azionario (ops) da 10,1 miliardi su Banco Bpm scombinando le geografie del sistema finanziario nazionale, Mfe, la ex Mediaset della famiglia Berlusconi, otteneva un maxi-prestito da 3,4 miliardi di euro da un pool di istituti italiani e stranieri capitanati proprio da Unicredit.

Miliardi preziosi a disposizione quando Mfe deciderà di stringere la presa sul colosso tedesco dei media Prosiebensat, di cui è già azionista al 30%, con il lancio di un’opa.

Le dichiarazioni di Tajani

In quello stesso periodo, mercoledì 4 dicembre, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani si smarcava dalla linea sovranista del governo e soprattutto della Lega che accusava Unicredit di essere di fatto una banca straniera: «In questo momento non credo che si possa applicare la golden power», ha detto riferendosi alla scalata della banca di Andrea Orcel all’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna.

Non pochi hanno messo in relazione il maxi-finanziamento a Mfe con le aperture del partito fondato da Silvio Berlusconi. Inutile cercare conferme ufficiali ma il fatto resta. E comunque la linea liberale del partito non poteva venire smentita così clamorosamente su una partita tutta italiana. Di certo anche quella mossa di business, peraltro quasi scontata dato il peso specifico che Unicredit ha in Germania, viene fatta rientrare dagli osservatori nella delicata manovra di creazione del consenso sul deal Banco Bpm.

Le scelte di Orcel

Orcel ha sempre fatto un vanto della propria estraneità al mondo della politica e, più in generale, alle logiche del capitalismo di relazione. Romano d’origine, il banchiere è cresciuto professionalmente nella city di Londra dove ha lavorato per le grandi banche americane Goldman Sachs e Merrill Lynch e per Ubs. Mondi e modi di gestire il potere molto lontani da Roma.

Questa è l’impostazione che nel 2021 Orcel ha portato in piazza Gae Aulenti, dove è arrivato grazie all’appoggio dell’azionista Leonardo Del Vecchio e del power broker Fabrizio Palenzona, all’epoca molto influente sulla fondazione Crt.

Quello della city è stato il metodo che il banchiere ha utilizzato nella prima operazione da ceo di Unicredit: la trattativa sulla privatizzazione Montepaschi. Dopo due mesi di discussioni nell’autunno del 2021 ha rovesciato il tavolo sulla dote miliardaria chiesta al Tesoro, portando al grado zero i rapporti tra la banca e il governo allora guidato da Mario Draghi. Anche il tentativo di blitz su Banco Bpm nel febbraio del 2022 saltò per un’indiscrezione che – si disse allora – era stata fatta filtrare da ambienti di governo, del quale faceva parte la Lega, da decenni vicina all’ex popolare di piazza Meda.

Non hanno quindi sorpreso gli strali lanciati da Matteo Salvini contro l’ops partita il 24 novembre. La Lega però ha agitato un’arma che appare spuntata: quella del golden power, la norma a tutela degli asset strategici introdotta nel 2012 ed estesa nel 2023 al settore bancario-assicurativo. È improbabile che il governo intervenga bloccando un’operazione domestica in nome della difesa dell’italianità.

Proprio su questo aspetto Orcel e la sua squadra di comunicazione stanno costruendo una campagna mediatica e di lobbying. Martedì 14 il banchiere è comparso a sorpresa con un post su Linkedin: «La nostra visione è paneuropea, ma il cuore della nostra identità batte in Italia. E non abbiamo alcuna intenzione di dimenticarlo, perché è un aspetto fondamentale delle nostre origini e della nostra cultura».

L’accordo con Ferrari

Concetti ribaditi all’evento organizzato giovedì 16 in piazza Gae Aulenti per l’annuncio della sponsorizzazione della Ferrari in Formula Uno: «Siamo una banca italiana, abbiamo radici italiane, crediamo nell’Italia, ma crediamo anche nell’Europa e nel portare il meglio dell’Italia in Europa. Se questo non è essere italiani mi spiace molto perché la nostra industria crede in tutto questo». Nella stessa occasione il banchiere ha lanciato anche una sfida al competitor Intesa Sanpaolo: «Vogliamo essere un forte concorrente per il leader di mercato, che è Intesa, in Italia ma crediamo ci sia molto valore nell’accompagnare le nostre imprese all’estero».

Queste mosse sono arrivate proprio mentre sta per partire l’istruttoria golden power sulla quale però il governo ha ammorbidito non poco i toni. «Non si sta pensando a nessuno decreto. Basta la legge Draghi», ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mercoledì 15, «stiamo aspettando che ci notifichino l'operazione, se vogliono farlo», ma «fino ad adesso non l'hanno fatto». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: la legge sulla golden power «così come fatta sta funzionando, e lo dimostra il fatto che l’abbiamo utilizzata con sapienza, responsabilità e sempre in maniera efficace».

Le scelte di Meloni


E la premier? Nelle due ore di conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni non ha fatto nessun cenno all’operazione Unicredit – Banco Bpm, un silenzio interpretato come dichiarazione di neutralità, se non come un endorsement preliminare al deal. Si mormora del resto che Orcel abbia costruito un rapporto di stima con Meloni, che ha avuto modo di incontrare prima dell’arrivo a Palazzo Chigi.

C’è peraltro chi ritiene che un alleato prezioso per Unicredit potrebbe essere Francesco Gaetano Caltagirone. L’ingegnere romano è socio di Anima – a sua volta sotto opa da parte di Banco Bpm – e neo azionista al 10% (ufficioso) di Mps. E potrebbe agevolare la scalata alla banca milanese se Orcel mollasse al suo destino la sgr quotata, che in questo caso potrebbe diventare una fabbrica-prodotto nell’orbita di Siena, la quale a sua volta resterebbe in questo scenario autonoma consentendo alla Lega – via Tesoro e sindaco della città del Palio – di continuare ad avere un’influenza su una banca territoriale.

Sotto la lente della Consob

Piuttosto ci sono due scogli non di comunicazione che Orcel deve superare. La Consob potrebbe voler approfondire l’eventuale rinnovo degli accordi sulla gestione del risparmio tra Unicredit e i francesi di Amundi, del gruppo Credit Agricole, che è primo azionista di Banco Bpm con il 15% potenziale. E da lì potrebbe arrivare la richiesta di un ritocco del prezzo d’offerta, se le cose andassero del tutto male per Unicredit.

Il cda del Banco

Poi c’è la resistenza di Banco Bpm. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, martedì 21 Castagna potrebbe portare in cda una mossa difensiva come la convocazione dell’assemblea ordinaria, più facile da governare, per farsi approvare dai soci il rilancio sul prezzo dell’opa su Anima. Insieme con i 200 milioni ottenuti venerdì 17 dalla Cassazione su una controversia fiscale che risale ai tempi della scalata ad Antonveneta della Popolare di Lodi (sulle cui ceneri il Banco si è formato), la valutazione della banca sotto ops potrebbe crescere. E questo potrebbe costringere Orcel a rivedere i piani. O il prezzo dell’offerta. Una mossa che il banchiere dovrà ben ponderare per non compromettere le promesse di rendimento fatte ai soci, che aiutano a tenere alto il valore della sua carta. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza