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Il presidente di Delfin Francesco Milleri
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Ops su Mediobanca, consegnato in anticipo quasi il 13,5% della azioni a Mps. Una parte è di Delfin

16 agosto 2025, 12:00 Ultimo aggiornamento: 22:17

Con tre settimane di anticipo rispetto alla scadenza dell’offerta (8 settembre), la banca senese arriva a mettere in portafoglio 111.754.495 azioni di Piazzetta Cuccia, quasi il 13,5% del capitale. Occhi su chi ha consegnato i titoli prima dell’assemblea del 21 agosto della merchant bank. Una parte è della holding della famiglia Del Vecchio

Con tre settimane di anticipo rispetto alla scadenza dell’offerta pubblica di scambio lanciata su Mediobanca, Montepaschi arriva a mettere in portafoglio 111.754.495 azioni della merchant bank, quasi il 13,5% del capitale. Un balzo delle adesioni un po’ anomalo (prima di venerdì 15 agosto la consegna dei titoli era quasi a zero) visto che a Piazza Affari, dov’è iniziata il 14 luglio, l’ops della banca senese viaggia ancora a sconto. Nella seduta di giovedì 14 agosto lo sconto implicito nel concambio era del 2,9% che equivale a circa 500 milioni di euro da mettere sul tavolo per pareggiare l’offerta annunciata a fine gennaio.

Gli obiettivi di Lovaglio

Come dimostrano le altre ops andate a segno a Piazza Affari nell’era del risiko bancario, questo tipo di operazioni si decide negli ultimi giorni. Difficile capire quindi chi abbia consegnato i titoli con tre settimane di anticipo (il termine è l’8 settembre), visto che il mercato (e anche i fondi presenti in massa nel capitale della merchant) si attende l’arrivo di un rilancio che il ceo di Rocca Salimbeni Luigi Lovaglio non ha mai escluso per chiudere la partita e portarsi verso il 66,6% del capitale di Mediobanca.

Il 66% è la quota che il banchiere ex Unicredit aveva inizialmente fissato come la soglia di efficacia dell’operazione, soglia poi definita rinunciabile, accettando il limite minimo del 35%. Il 35% del capitale di Piazzetta Cuccia è invece la somma dei pacchetti in mano al costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%), a Delfin (19,8%) – la finanziaria della famiglia Del Vecchio – più un altro 5,5% nei portafogli della casse previdenziali, titoli – questi ultimi – facilmente conquistabili con un leggero rilancio.

Sia Caltagirone sia la holding lussemburghese dei Del Vecchio sono anche grandi azionisti (con circa il 10% a testa) del Montepaschi e favorevoli alla scalata della banca senese ben vista anche dal governo. 

Il 35% di Mediobanca è anche una quota che permetterebbe al Monte di provare a rovesciare poi in autunno la governance della merchant bank, sostituendo il cda in assemblea (dove storicamente le presenze si aggirano intorno al 70-75%), una volta terminata l’offerta. Nella presentazione del prospetto, Mps aveva infatti indicato a inizio luglio come una partecipazione all’ops compresa tra il 35% e il 50% del capitale di Mediobanca sia «idonea a consentire all'offerente di ottenere il controllo di fatto dell'emittente, esercitando un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria e incidendo sul generale indirizzo della gestione».

Il mistero delle adesioni

Non è chiaro chi in questa fase abbia consegnato a Rocca Salimbeni i pacchetti azionari. L’adesione arriva a pochi giorni dall’assemblea del 21 agosto che Piazzetta Cuccia, sotto passivity rule, ha convocato per chiedere l’ok dei propri soci all’offerta su Banca Generali. Secondo Radiocor nè il gruppo Caltagirone nè Delfin hanno consegnato le proprie azioni. 

Delfin consegna parte del 19,8% di Mediobanca

Il gruppo Caltagirone conferma la notizia, mentre secondo quanto risulta a milanofinanza.it la holding della famiglia Del Vecchio ha consegnato parte del proprio 19,8%. Non sembra che tutto il 13% arrivato giovedì provenga dalla società lussemburghese, dunque dovrebbe esserci qualche altro investitore la cui identità potrebbe esser svelata lunedì alla riapertura delle contrattazioni di borsa. 

C’è chi ipotizza che quel 13,5% comprenda anche il 2,2% in mano ad Edizione della famiglia Benetton, ma a Ponzano Veneto la quota viene gestita come pura partecipazione finanziaria ed è difficile che la holding nordestina presieduta da Alessandro Benetton consegni le azioni senza un rilancio. Lo stesso presidente di Delfin, Francesco Milleri, aveva anche sottolineato nelle scorse settimane come l'ops del Montepaschi sarebbe diventata più appetibile, per gli investitori, con un eventuale adeguamento di prezzo rispetto ai corsi azionari. Sembra che con questa mossa Milleri abbia ora voluto passare la palla alla banca senese a cui spetta ora cercare di chiudere l’operazione con un rilancio. 

L’adesione prima del termine dell’ops dell’8 settembre 

Il 13,5% già in mano al Montepaschi potrebbe influenzare l’andamento dell’assise del 21 agosto, se chi ha aderito non si presentasse in assemblea. Ma c’è anche la possibilità che le azioni della merchant siano state registrate alla record date che c’è stata lunedì 11 agosto e poi consegnate a Rocca Salimbeni (il regolamento avverrà al termine dell’offerta di Mps) da chi è contrario all’operazione Banca Generali e che quindi voterà contro la proposta alternativa di Alberto Nagel. Consegnare i titoli (se poi sono stati depositati) non preclude l’esercizio del diritto di voto.

L’appoggio degli investitori istituzionali

Intanto, dopo i pareri favorevoli dei proxy IssGlass Lewis e Pirc (agenzia europea specializzata sui fondi pensione) alcuni investitori istituzionali convergono a sostegno della scalata a Banca Generali. A pochi giorni dall’assemblea Norges (1,45%), il maggiore fondo sovrano al mondo e investitori nordamericani come California State Teachers' Retirement System (0,15%), California Public Employees Retirement System (0,2%), Canada Pensions Plan (0,12%), New York City Comptroller e Florida State Board of Administration (0,15%) hanno hanno reso noto il proprio voto favorevole. A favore della scalata a Banca Generali è anche BlackRock.

Il colosso americano dell’asset management, che lo scorso 17 aprile a Siena aveva votato contro l'Ops all'assemblea di Montepaschi (è anche azionista del gruppo toscano), ha superato la soglia del 5% (dal 3,5% di aprile) in Piazzetta Cuccia.

(riproduzione riservata) 



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