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OpenAI, divergenze sui tempi dell’ipo. Sam Altman vuole andare in borsa nel 2026, ma la cfo Sarah Friar è scettica
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OpenAI, divergenze sui tempi dell’ipo. Sam Altman vuole andare in borsa nel 2026, ma la cfo Sarah Friar è scettica

06 aprile 2026, 12:06

Secondo The Information, Friar dubiterebbe della capacità di OpenAI di essere pronta dal punto di vista finanziario quest’anno

Il 2026 dovrebbe essere l’anno della quotazione di OpenAI. Così ha confermato, più volte, l’amministratore delegato Sam Altman, accodandosi ad altri grandi player del mondo tech (SpaceX, Anthropic) che stanno a loro volta pianificando l’ipo. Tuttavia, secondo The Information, sui tempi dell’arrivo sul mercato di OpenAI sarebbero emerse alcune divergenze interne.

Le posizioni di ceo e cfo

Nello specifico, Altman vorrebbe procedere rapidamente con l’approdo in borsa senza ritrattare sui tempi comunicati. La chief financial officer (cfo) Sarah Friar avrebbe però espresso perplessità e chiesto maggiori cautele sulla preparazione finanziaria della società e sulla sostenibilità dei costi. 

In base alle indiscrezioni, Altman vorrebbe quindi mantenere l’obiettivo di completare l’ipo entro il quarto trimestre 2026, mentre Friar avrebbe sottolineato che la società potrebbe non essere pronta in questi tempi. Le preoccupazioni della cfo riguardano in particolare l’elevato livello di investimenti programmati e il ritmo di crescita dei ricavi.

Il nodo degli investimenti 

Secondo le stime riportate, OpenAI avrebbe pianificato investimenti per oltre 600 miliardi di dollari in cinque anni. Una cifra monstre che riflette l’enorme necessità di capitali per costruire data center e aumentare la potenza di calcolo. 

In più, la sostenibilità del modello di business di fatto è ancora da verificare. Un recente report di Pitchbook prevede che nel 2026 la società «brucerà circa 14 miliardi di dollari rispetto agli 8-9 miliardi del 2025». In pratica, la montagna di denaro che gli investitori consegnano ad Altman di round in round non viene trasformata in ricavi stabili. Il totale raccolto è arrivato a quasi 300 miliardi di dollari (con la valutazione record di 852 miliardi) a fronte di solo 20 miliardi di ricavi ricorrenti stimati. (riproduzione riservata)



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