skin track
Open Fiber, ecco chi sono gli italiani che hanno investito con Macquarie. Rischio stallo sulle aree grigie del Pnrr
Corporate Italia Leggi dopo

Open Fiber, ecco chi sono gli italiani che hanno investito con Macquarie. Rischio stallo sulle aree grigie del Pnrr

27 maggio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2025, 14:39

Le quote dei fondi in mano a soggetti tricolori varrebbero circa 300 milioni. Per passare i lotti a Fibercop, da superare la resistenza degli australiani, che hanno puntato 2,5 miliardi sull’asset. Oggi nuovo incontro tra i due gruppi e il governo

Il tavolo di oggi per il destino delle aree grigie tra Open Fiber e Fibercop al Dipartimento per la trasformazione digitale della presidenza del Consiglio dei ministri, guidato dal sottosegretario Alessio Butti, si preannuncia tutt’altro che semplice.

Nella settimana passata dall’ultimo appuntamento il lavoro di diplomazia è proseguito, ma ancora non sembra vedersi all’orizzonte la via d’uscita dall’impasse creatasi.

Le resistenze di Macquarie

Il governo spinge per il passaggio di alcuni lotti del piano «Italia a 1 Giga» da Open Fiber alla Fibercop guidata dal presidente e ad Massimo Sarmi, che si è detta disponibile a rilevarli ma solo entro il 30 giugno per avere il tempo necessario a rispettare i target del Pnrr. Open Fiber, dal canto suo, si è detta disposta a trattare e sta valutando come sarebbe possibile semplificare il più possibile le procedure, ma ritiene impossibile concludere l’operazione entro quella data.

Anche perché il suo secondo azionista Macquarie continuerebbe a fare resistenza sul cedere il controllo dei lotti senza una due diligence attenta e una procedura rigorosa che richiederebbe dai quattro ai sei mesi. Una posizione che sarebbe stata ribadita anche nel cda di ieri di Open Fiber.

L’alternativa revoca?

Certo, le pressioni politiche per arrivare a una conclusione positiva dell’operazione sono forti e la minaccia (neanche tanto velata) di procedere con la revoca di alcuni lotti è già stata agitata in più occasioni. D’altro canto sembra che, al 30 giugno, solo in Toscana Open Fiber non dovrebbe raggiungere i civici sufficienti per evitare che il governo possa procedere alla revoca. Nelle altre regioni, invece, il gruppo guidato da Gola sarebbe fiducioso di arrivare al numero minimo.

Un atto di forza dell’esecutivo, insomma, aprirebbe con ogni probabilità scenari di battaglia legale, con un’inevitabile ricaduta sui lavori e la perdita di fondi del Pnrr. Ma le alternative – lo spostamento dal Pnrr ai fondi di coesione o il taglio di circa 250 mila civici – non sarebbero prese in considerazione, almeno per ora.

I capitali italiani dentro i fondi Macquarie

Gli occhi sul tavolo saranno puntati non solo da parte degli azionisti – il consorzio di investitori guidato da Kkr e Mef lato Fibercop; Cdp (60%) e Macquarie (40%) lato Open Fiber – ma anche da parte di una serie di investitori che, proprio tramite il fondo australiano, hanno puntato sulla realtà guidata oggi dall’ad Giuseppe Gola. Dei circa 2,5 miliardi di euro totali investiti da Macquarie in Open Fiber, tra l’investimento nel 2021 per rilevare il 40% della società e il supporto di oltre 400 milioni deliberato solo qualche settimana fa per garantire il riequilibrio finanziario del gruppo, la maggior parte sarebbe stata raccolta tra grandi fondi pensione (asiatici e americani) e qualche fondo sovrano asiatico.

Ma, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ci sarebbero stati fino a otto soggetti italiani tra assicurazioni, casse di previdenza e sgr che avrebbero investito nei veicoli di Macquarie (in particolare il fondo Macquarie European Infrastructure Fund 6) presenti indirettamente nel capitale di Open Fiber. In base a quanto ricostruito da questo giornale, i soggetti italiani sarebbero Intesa Sanpaolo Vita, Generali (quote ex Cattolica), Cassa forense, Cassa dei commercialisti, Inpgi, Fondaco sgr e Dea Capital sgr. Inoltre, in passato possedeva quote del fondo Meif 6 anche Bnp Cardif Vita, che ha però specificato di averle cedute a ottobre 2024 e pertanto non risulta più avere partecipazioni nel fondo.

Nel complesso, ci sarebbero stati circa 300 milioni di capitali tricolori sotto l’egida australiana. Senza considerare, ovviamente, quanto investito direttamente dalla stessa Cdp (e a cascata il governo italiano) negli anni passati.

Intanto ieri si è tenuta alla Camera la presentazione della relazione dell'Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete ex Tim, in cui Sarmi ha spiegato che Fibercop ha «un piano di investimenti importante in cui gli azionisti hanno creduto, 3 miliardi di euro per quest'anno». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza