Alcuni membri dell'Opec+ stanno valutando l'opportunità di estendere i tagli volontari alla produzione di greggio oltre giugno, secondo fonti interne al Cartello. Attualmente, il totale dei tagli ammonta a 5,86 milioni di barili al giorno, pari a circa il 5,7% della domanda globale. Questi tagli includono sia gli impegni stabiliti dal gruppo Opec+ che quelli volontari di alcuni paesi, tra cui Algeria, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Oman, Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
L'Opec+, che comprende l'organizzazione dei paesi esportatori di greggio oltre alla Russia e altri produttori non Opec, si riunirà il 1° giugno a Vienna per discutere la politica di produzione. Al momento, non sono stati avviati colloqui formali, in merito all'estensione dei tagli, ma le fonti interne suggeriscono che potrebbero essere presi in considerazione se la domanda non dovesse riprendere.
Il contesto attuale vede i prezzi del petrolio sostenuti dai conflitti in Medio Oriente, nonostante siano stati influenzati dai timori riguardanti la crescita economica e i tassi di interesse elevati. I derivati sul Brent (greggio inglese estratto nel mare del Nord) hanno toccato il minimo delle ultime sette settimane, scendendo a 83,44 dollari al barile. Ma la possibilità di un'estensione dei tagli alla produzione potrebbe essere influenzata da vari fattori, compresa la necessità di un aumento significativo della domanda. Alcune fonti ritengono probabile una proroga fino alla fine dell'anno, mentre altre suggeriscono che sarà necessario un aumento della domanda per giustificare un cambiamento nella politica di produzione del gruppo Opec+.
Dopo tre sedute di cali, il mercato petrolifero registra una ripresa, segnando un aumento significativo nei prezzi del greggio. I futures sul Brent per luglio guadagnano 64 centesimi, pari a + 0,77%, raggiungendo quota 84,08 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (Wti) per giugno sale di 53 centesimi (+0,67% a 79,53 dollari).
Questa inversione di tendenza arriva dopo un notevole calo dei prezzi, che hanno toccato minimi da sette settimane, in seguito alle decisioni della Federal Reserve degli Stati Uniti di mantenere i tassi di interesse fermi, per i timori di un’inflazione persistente e dei suoi effetti sull'economia globale, incluso il settore petrolifero.
A sostenere la ripresa ci sono diversi fattori, tra cui i colloqui per il cessate il fuoco nel conflitto tra Israele e Hamas, che hanno contribuito a ridurre le tensioni geopolitiche nella regione, e la prospettiva che i prezzi più bassi possano stimolare gli acquisti del governo statunitense per le riserve strategiche.
Gli Stati Uniti, in particolare, hanno espresso l'intenzione di ricostituire la Strategic Petroleum Reserve (Spr) dopo una storica vendita nel 2022, con l'obiettivo di riacquistare petrolio a 79 dollari al barile o meno. Tuttavia, nonostante questa ripresa, il prezzo del greggio Wti ha subito un ribasso significativo su base settimanale, registrando un calo di oltre il 5%.
Anche il mercato del gas naturale è stato oggetto di analisi, con il prezzo che ha registrato un arretramento sotto i 2 dollari, sebbene rimanga in prossimità di questa soglia critica. Su base mensile, il gas naturale mostra comunque un aumento del 6,75%.
Le prospettive per il petrolio greggio Wti indicano una fase di arretramento, principalmente dovuta alla distensione del conflitto in Medio Oriente e alla debole domanda cinese. Con il prezzo che ha superato la soglia di 80 dollari al barile, si ipotizzano nuovi cali che potrebbero portare il prezzo verso i 78,8-76,5 dollari al barile nel breve termine.
Tuttavia, il mercato potrebbe trovare un solido supporto tra i 75 e i 76,5 dollari al barile. Per vedere un'ulteriore ripresa, il prezzo dovrebbe superare l'Ema a 50 giorni a 82,15 dollari, con un obiettivo chiaro di ritorno al livello di 80 dollari.
Per quanto riguarda il gas naturale, si prevede un recupero della resistenza a 2 dollari, a condizione che le quotazioni mantengano la loro solidità contro la pressione ribassista. Gli ultimi cali sono stati meno pronunciati rispetto al petrolio greggio, e i supporti intermedi rimangono robusti. Solo una diesca otto quota 1,9 dollari richiederebbe una revisione delle previsioni tecniche, con nuovi obiettivi ribassisti. Nel caso di un superamento del livello di 2 dollari, il gas naturale potrebbe puntare verso le resistenze intermedie a 2,15 e 2,2 dollari, avviando una fase di consolidamento in quel range di prezzi. (riproduzione riservata)