Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono partite col botto per la delegazione azzurra che, forte del tifo domestico, nei primi due giorni di competizioni si è portata a casa nove medaglie, meglio di qualsiasi altro Paese: un oro (quello di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità), due argenti e sei bronzi.
E con le medaglie arrivano anche i primi riconoscimenti economici. Il Coni ha confermato per i medagliati azzurri i premi di Parigi 2024: 180 mila euro per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 mila per il bronzo, sia per gli sport individuali sia per quelli di squadra.
Di norma, i premi per le manifestazioni sportive sono lordi e tassati al 20%. Ma visto che questa rassegna olimpica si gioca in territorio italiano, agli atleti azzurri verrà applicata una tassazione agevolata (ancora in fase di definizione). Di fatto, un premio indiretto che consentirà ai medagliati di incassare un po’ di più – al netto delle imposte – rispetto a quanto farebbero se i giochi si disputassero fuori dal territorio nazionale.
Il tutto, inoltre, non conteggia un altro fattore: la visibilità per atleti di sport considerati «minori» che si trovano all’improvviso – e con merito – sotto le luci della ribalta. Il che si traduce nella possibilità di accedere a contratti di sponsorizzazione importanti.
Quella italiana, nonostante il blasone delle Olimpiadi in casa, non è la delegazione più generosa con i propri atleti. Singapore, per esempio, offrirà a un (altamente improbabile) vincitore di medaglia d’oro olimpica quasi 800 mila dollari Usa.
Più verosimile che sul podio finiscano molti atleti americani (due ori nelle prime due giornate di rassegna): per loro il comitato olimpico a stelle e strisce pagherà «solo» 32 mila dollari per l’oro, 19 mila per l’argento e 13 mila per il bronzo. Ma come spesso accade quando si parla di Usa, l’intera delegazione ha fatto bingo grazie a Ross Stevens, proprietario del fondo Stone Ridge, che ha donato al comitato americano 100 milioni di dollari da devolvere ai partecipanti: 100 mila per ciascuno – indipendentemente dal piazzamento – al compimento dei 45 anni o a 20 dalla prima partecipazione olimpica. In più, alla morte, le famiglie riceveranno altri 100 mila dollari.
Le sponsorizzazioni sono la maggior fonte di ricavo per gli atleti che, soprattutto negli sport individuali, devono curare il personal branding per diventare appetibili agli occhi dei marchi più prestigiosi.
Per capire l’importanza delle sponsorizzazioni, basti pensare al caso clamoroso (e sfortunato) della fuoriclasse di sci alpino statunitense Lindsey Vonn. La quarantunenne ha gareggiato nella giornata di domenica 8 febbraio nonostante un grave infortunio al crociato. La discesa è durata solo 13 secondi, poi una rovinosa caduta che l’ha costretta al ritiro e al ricovero prima presso l’ospedale di Cortina e poi in quello di Treviso.
Nonostante l’età e uno status che permette di non dover dimostrare nulla al mondo dello sci, la stella americana ha quindi deciso di gareggiare correndo un rischio, poi verificatosi, molto elevato.
Se da un lato i campioni hanno sempre fame di successo, dall’altro è facile immaginare che gli sponsor abbiano giocato un ruolo importante nella scelta di Vonn.
Secondo le stime di Forbes, Vonn guadagna dalle sponsorizzazioni una cifra vicina a sette milioni all’anno e ha raddoppiato il suo reddito negli ultimi quattro anni - passati per lo più fuori dalle piste proprio a causa degli infortuni - grazie a partnership con marchi del lusso come Rolex, Delta Air Lines e Land Rover.
Molto attiva sui social e detentrice di un palmares internazionale invidiabile, tra cui il bronzo nella discesa libera di questa edizione dei Giochi, Sofia Goggia rappresenta la testimonial perfetta per marchi sportivi e non solo.
Per quanto riguarda l’attrezzatura tecnica, Dainese (casco e maschera), Atomic Ski (sci) e Komperdell (bastoncini) sono le società scelte da Goggia, con marchi messi in bella vista durante le premiazioni e nei post social, e lo stesso vale per RedBull, molto attiva in ambito sportivo, e Ea7, che oltre a sponsorizzare individualmente Goggia, veste tutta la delegazione italiana alle Olimpiadi.
Non solo sci per Goggia, che è anche testimonial del marchio di makeup Kiko e della società di bici Merida. Non ci sono numeri ufficiali in merito agli incassi di Goggia, ma alcune stime dicono aggirarsi attorno ai due milioni.
E pensare che, come ha ricordato in una vecchia intervista, ben prima di accendere il braciere olimpico a Cortina il suo primo sponsor fu Ferdy, un agriturismo della Val Brembana: «i primi a credere in me», aveva sottolineato con gratitudine Sofia Goggia.
Federica Brignone vanta una partnership di lunga data che l’ha accompagnata per tutta la sua eccezionale carriera: quella con Banca Generali, iniziata nel 2010. Consorzio Grana Padano, Powerade, Acqua Dolomia, Samsung, Caffè Borbone ed Enel sono tra i partner della sciatrice milanese, oltre agli sponsor tecnici Ea7, Rossignol, Komperdel e Level Gloves.
Regione Valle d’Aosta era stata tra gli sponsor di Federica Brignone e di un altro portabandiera italiano: il fondista Federico Pellegrino. Quest’ultimo è partner, tra gli altri, di Acqua San Bernardo, Technogym, Rossignol ed Enel.
La campionessa di short track Arianna Fontana, per la seconda volta portabandiera azzurra, ha pubblicizzato sui social le sue partnership con Airbnb, Samsung e Abarth. Anche Amos Mosaner, oro olimpico nel curling a Pechino 2022, ha pubblicizzato di recente un modello Stellantis, nel suo caso la nuova 600.
Poi ci sono gli atleti che arrivano alle Olimpiadi già multimilionari. A condizionare molto questa speciale classifica c’è uno sport in particolare: l’hockey su ghiaccio, che vede scendere in campo negli impianti di Milano alcune tra le superstar della Nhl, il campionato professionistico nordamericano.
Secondo quanto calcolato da Forbes Auston Matthews, capitano dei Toronto Maple Leafs, è l’unico giocatore ad aver superato i 20 milioni di dollari in una stagione. Ma c’è chi è più ricco di lui: Eileen Gu, sciatrice freestyle cinese (ma nata negli Stati Uniti) guadagnerebbe la bellezza di 23 milioni di dollari, grazie alle sponsorizzazioni come Anta, Bosideng, Mengniu Dairy e Luckin Coffee. (riproduzione riservata)