Nel decennio scorso il credito deteriorato è stato la palla al piede del sistema bancario ma oggi, anche grazie agli sforzi fatti, il quadro è cambiato radicalmente. Lo attesta il report semestrale che PwC dedica al mercato delle non performing exposure, che questa volta ha il titolo Un giorno nuovo.
«Nel giugno del 2022 lo stock di crediti deteriorati sui bilanci delle banche italiane ha raggiunto i valori più bassi degli ultimi 15 anni a 68 miliardi di euro. Per trovare numeri simili dobbiamo tornare al 2008», esordisce il report, che ricorda gli sforzi fatti dal comparto dal picco del 2015 a oggi e le politiche fiscali favorevoli messe in atto durante dalla pandemia. «Negli ultimi anni le banche hanno portato il processo di deleverage e i tassi di deterioramento sono rimasti estremamente bassi nel periodo 2020-21, grazie alle efficaci misure del governo».
Il risultato è che oggi le pecore nero sono le banche francesi e spagnole che registrano gli stock di npe più elevati in Europa, rispettivamente 110 miliardi e 79 miliardi di euro. «Il mercato francese», puntualizza PwC, «non è stato molto attivo negli ultimi anni rispetto ai paesi del Sud Europa e solo ora le banche più grandi stanno mettendo in campo una strategia npe più articolata».
Più in generale il sistema bancario italiano sta affrontando l’attuale rallentamento economico con fondamentali più solidi rispetto alla precedente crisi del 2013-14. PwC ricorda che i livelli di capitale sono più robusti (cet1 più alto in media di 3 punti percentuali rispetto al 2014), il tasso di copertura degli npe è salito in maniera significativa (+7 punti percentuali rispetto al 2015). Se insomma i dati del settore fotografano un quadro rassicurante, PwC pone l'accento anche sugli elementi di criticità della fase attuale. Alla luce del deterioramento del quadro economico gli analisti prevedono nuovi flussi di deteriorato per circa 60 miliardi nei prossimi 24-36 mesi, circa il doppio rispetto ai volumi degli ultimi due anni.
Le banche inoltre dovranno prestare particolare attenzione anche ad altre asset class. PwC cita infatti lo stock dei crediti in stage 2, salito dai 141 miliardi di fine 2019 ai 250 miliardi nel giugno scorso (14% dei crediti totali). «Riteniamo che ora il focus di banche e servicer dovrà essere sui crediti going concern. Vi è sul mercato uno stock significativo di crediti da attenzionare tra utp, stage 2 e finanziamenti con garanzia dello Stato», spiega il financial services leader di PwC Pier Paolo Masenza. Per Francesco Cataldi «la natura going concern di questi crediti pone un problema rilevante e avrà un potenziale impatto sull'economia reale. Solo un'alleanza tra tutti gli attori coinvolti (banche, servicer, investitori, Governo) potrà garantire il giusto supporto alle famiglie e imprese italiane».