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Occhio ai conti Mps: è davvero così in buona salute da prendere Mediobanca? Analisi dei punti di forza. E di quelli di debolezza

di Fabio Pavesi
31 gennaio 2025, 20:55

Il ceo Luigi Lovaglio ha indubbiamente risanato la banca senese. Ma ha anche beneficiato di tassi alti, ampi margini di interesse, un mercato favorevole. Ma i multipli sono ancora bassi rispetto ai competitor. E c’è l’incognita dei crediti deteriorati | Mps-Mediobanca e Unicredit-Banco Bpm, basta ops a sconto: ecco di quanto bisogna rilanciare ora

Nessuno può dubitare delle capacità di banchiere di Luigi Lovaglio:la sua carriera quarantennale parla per lui. Tanti anni in UniCredit, con la gestione brillante della polacca Pekao, resa un gioiellino prima di essere ceduta dall’ex ad Jean-Pierre Mustier per fare cassa; poi la ristrutturazione difficile di Creval, finito ai francesi di Credit Agricole, infine la rinascita di Mps, che porta la sua firma.

Ora la battaglia più complicata, con l’assalto a Mediobanca. Ma se è vero che Lovaglio ha compiuto a Siena una sorta di piccolo miracolo, è altrettanto vero che ha avuto forti venti di poppa ad aiutarlo, eccome, nell’impresa.

Una risalita vittoriosa dalla crisi 

In primis a risollevare i ricavi reduci da anni di stasi, ci ha pensato la Bce, con la sua poderosa stretta sui tassi.Mps, come del resto tutto il sistema bancario, si è trovato servito a tavola un esplosivo rialzo degli spread tra tassi degli impieghi e tassi passivi riconosciuti ai clienti.

I numeri sono eloquenti: tra il 2022 e il 2023 il margine d’interesse di Mps è volato da 1,5 miliardi a 2,3 miliardi. Un balzo secco di incremento della prima voce dei ricavi bancari di oltre il 53% in 12 mesi. Trend che è proseguito anche nel 2024 anche se in frenata, come per tutte le banche. Nei primi 9 mesi del 2024 il margine sui prestiti si è attestato a 1,77 miliardi con solo un aumento del 4,7% sul 2023. Per l’intero anno il net interest income potrebbe chiudere sopra i 2,3 miliardi.

L’effetto frenata dei tassi

Come si vede il balzo eccezionale del 2023 si fermerà. Ma tanta redditività è stata ottenuta, come del resto hanno fatto tutte le banche, senza aumentare i volumi di crediti a famiglie e imprese che restano fermi a poco più di 70 miliardi. Molti soldi in più senza incrementare i prestiti.

Ma a far ritornare Mps a livelli di profittabilità in linea con le altre banche ci ha pensato anche il forte taglio dei costi del personale. Mps ha visto uscire 4.500 dipendenti tra esodi volontarii e prepensionamenti. Nel 2021 i lavoratori erano 21.200 contro i 16.700 attuali: un taglio secco del 20% che in soldoni vale risparmi per oltre 310 milioni l’anno.

Così, come d’incanto, la forbice tra ricavi in forte aumento e costi in forte calo si è allargata a tal punto da permettere alla banca di realizzare in un colpo solo ben 1,5 miliardi di risultato operativo contro i 570 milioni del 2022 chiuso ancora in perdita anche per i 900 milioni di pesanti oneri di ristrutturazione dell’operazione taglia-dipendenti.

Il cost income della banca è passato da un insostenibile 68% al 48% di fine 2023. Ma ora sul fronte dei costi lo spazio di manovra si è esaurito, così come il beneficio di quello spread sui tassi dei prestiti, salito da poco più dell’1% a oltre il 3,5%, comincia a esaurirsi anch’esso.

La spinta sulle commissioni

Dove Lovaglio ha impresso forte spinta è sulle commissioni nette, salite negli ultimi 12 mesi di oltre il 10%. Ma a guardare all’indietro Mps produceva già nel 2021 introiti da commissioni per 1,48 miliardi, superiori a 1,32 miliardi prodotti nel 2023.

Di fatto però Mps non solo è rinato, ma quanto a redditività è a pieno titolo tornata nel novero delle banche più profittevoli. Già nel 2023 il risultato operativo netto, il parametro di redditività industriale frutto della differenza tra ricavi e costi e le rettifiche sui crediti, valeva il 40% dei ricavi. Un livello invidiabile. La banca poi ha registrato nel 2023 un utile netto per 2 miliardi, ma lì incidono il recupero per quasi mezzo miliardo dai crediti fiscali, le cosiddette Dta che valgono quasi 3 miliardi e che Mps vuole portare in dote alle nozze con Mediobanca.

Le zone d’ombra nei bilanci di Siena

Vista così Mps ha compiuto un piccolo capolavoro di rinascita. Ma restano sul campo delle zone d’ombra: Mps rimane la banca tra i diretti concorrenti con il più alto profilo di rischio credito. In pancia permangono 3,6 miliardi di Npe, i crediti malati tra sofferenze e incagli. Pesano  a livello lordo per il 4,5% del portafoglio crediti e per il 2,4% a livello netto, numeri che sono il doppio rispetto ai due big Intesa Sanpaolo e UniCredit e anche più alti delle banche medie. Tant’è che il costo del rischio è sui 50 basis point contro i 30 bp della media delle prime 5 banche italiane. Un dato che peserà, dovendo Mps rettificare, cioè svalutare a bilancio nei prossimi anni valori più alti dei suoi concorrenti. E anche il cost income è superiore alla media.

Caltagirone e la causa alla sua stessa banca 

Infine c’è il capitolo delle cause legali ancora pendenti: nonostante la fortissima riduzione del possibile petitum, sceso a 1,3 miliardi, quel rischio è tuttora presente. Tra chi ha chiesto danni a Mps c’è uno dei suoi illustri nuovi azionisti: Francesco Gaetano Caltagirone ha promosso nel 2022 una causa per 741 milioni sui suoi investimenti in Mps nel periodo 2006-2011 sotto le vecchie disastrose gestioni.

Anche il mercato pare resti comunque prudente in merito alle valutazioni. Mps, che solo nell’ultimo anno è salita del 90%, è valutata dalla Borsa solo 0,7 volte il patrimonio netto, mentre Banco Bpm e Bper hanno multipli di 0,9 e   Intesa e Mediobanca di 1,2. Con un roe che si avvicina al 20% la banca dovrebbe strappare multipli sopra il valore del capitale netto. Così non è: sbaglia il mercato, o ha ragione Mediobanca quando afferma nel comunicato che ha respinto l’ops che è difficile dare un valore intrinseco alla banca di Siena? Forse dipende da quelle zone d’ombra. (riproduzione riservata)



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