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Occhi puntati su Danieli

06 maggio 2024, 08:50 Ultimo aggiornamento: 08:55

Era tutt’uno con l’azienda, la Danieli, che ha contribuito con la famiglia omonima a crescere e divenire una delle multinazionali tascabili del Made in Italy. Una delle poche eccellenze del sistema industriale del Paese, capace di espandersi globalmente fino a divenire leader mondiale nella produzione di acciai e nella costruzione di impianti siderurgici. La recente scomparsa a 81 anni del presidente di Danieli, Giampietro Benedetti, chiude un’epopea durata oltre 60 anni. Benedetti era entrato ventenne nell’azienda friulana, nel 1961, come semplice disegnatore tecnico. Nel 1976 era diventato responsabile tecnico commerciale dell’ufficio vendite, nel 1980 anche direttore tecnico. Nel 1986 era stato nominato direttore generale del gruppo, mentre Cecilia Danieli ne era diventata presidente e amministratrice delegata. Cecilia, esponente della famiglia proprietaria, e Benedetti costituirono un duo coeso che dovette affrontare più volte le crisi cicliche del mondo dell’acciaio. Cecilia Danieli scomparve nel ’99 e Benedetti ne raccolse l’eredità di presidente e di ceo, lasciando quest’ultimo incarico nel 2018 a Giacomo Mareschi Danieli, figlio di Cecilia. Sessant’anni di azienda e almeno 20 come dominus del gruppo di Buttrio, in provincia di Udine, che ha fatto della crescita la sua costante nel tempo. 


Oggi Danieli è un gruppo distribuito a livello mondiale, con un fatturato consolidato che ha superato 4 miliardi di euro. Un colosso che vanta tassi di crescita dei ricavi stabilmente a doppia cifra negli ultimi anni. Basti pensare che nel giugno del 2021 (Danieli chiude il bilancio annuale a giugno) i ricavi del gruppo erano a quota 2,6 miliardi. Oggi la chiusura d’anno del giugno 2024 è stimata, dal consenso raccolto da S&P Global market intelligence, a oltre 4,2 miliardi di euro. La semestrale chiusa di recente, con i dati aggiornati a fine 2023, hanno visto il gruppo concludere i sei mesi con ricavi a 2,07 miliardi. Ma non è solo la crescita a rendere Danieli una delle eccellenze industriali italiane. L’azienda ha sempre avuto nella profittabilità la sua carta da giocare: i conti del semestre chiuso a fine 2023 parlano di 160 milioni di margine industriale e di 90 milioni di utile operativo. Dati in linea con l’ultimo bilancio annuale, che ha visto i ricavi a 4,1 miliardi con un margine operativo lordo a oltre il 10% dei ricavi e un utile operativo che è arrivato a 265 milioni. Indici di redditività che per un gruppo manifatturiero che opera nel settore dell’acciaio sono più che lusinghieri.

 


Ma quel che rende Danieli un’azienda più che attrattiva per il mercato è la sua costanza di risultati. L’azienda friulana ha sempre chiuso i conti in utile negli ultimi tre decenni. Anche nei momenti più bui della contrazione della domanda di impianti e dei cicli ribassisti dei prezzi dell’acciaio, è riuscita a evitare di perdite soldi. Non solo, ma i livelli della redditività operativa nel tempo si sono irrobustiti e fatti più lusinghieri. L’ebit margin dell’azienda sono sempre stati negli ultimi 20 anni, sotto la guida come ceo dello scomparso Benedetti, in un range medio tra il 5 e il 10%, con punte fino al 12-13%. E negli ultimi quattro anni la redditività operativa rispetto al fatturato viaggia stabilmente tra il 6,5 e il 7,5%. In soldoni ha voluto dire produrre utili operativi cumulati per oltre 1,3 miliardi solo negli ultimi 10 anni. Una vera e propria cash cow, pur in un settore capital intensive come quello dell’acciaio. Aaccanto all’alta e costante profittabilità, Danieli può vantare anche come tratto distintivo una forte solidità patrimoniale. Il gruppo siede oggi su un patrimonio netto, figlio dei profitti cumulati, di ben 2,48 miliardi e senza debiti. La posizione finanziaria netta è positiva per oltre 1,6 miliardi. Quanto al futuro, dopo la scomparsa di Benedetti la successione non sarà certo difficile. Da qualche anno le redini operative del gruppo sono in mano a uno dei figli di Cecilia Danieli, Giacomo Mareschi Danieli. E la famiglia Danieli, con gli eredi di Benedetti, riuniti metà per uno nella scatola Sind International srl che controlla il gruppo con il 67%, continueranno a governare come hanno fatto nei decenni. Nel segno della continuità. (riproduzione riservata)



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