Lo spin-off di Holcim ha acceso un faro sui titoli del cemento. La multinazionale svizzera dei materiali da costruzione sta pianificando lo scorporo delle attività nordamericane e la notizia, arrivata lunedì 29, ha spinto al rialzo le società del settore: a Piazza Affari Cementir e Buzzi. Quest’ultima, in particolare, ha toccato il massimo storico di 32,3 euro per azione, sostenuta anche dalle stime record sui risultati 2023. La società di Casale Monferrato (Alessandria), controllata dalla famiglia Buzzi, ha chiuso il 2022 con quasi 4 miliardi di euro di ricavi netti e un utile di 459 milioni. In attesa dei risultati dell’anno scorso - il preconsuntivo di bilancio è in calendario venerdì 9 febbraio - gli analisti prevedono che il fatturato annuale si dovrebbe collocare tra 4,2 e 4,3 miliardi con un ebitda superiore al miliardo (+30%). Anche in borsa Buzzi avanza con un rialzo di circa il 50% nell’ultimo anno e una capitalizzazione intorno ai 6 miliardi di euro.
Tuttavia le azioni trattano ancora a sconto: «Crediamo che Buzzi possa replicare i risultati 2023 anche nel 2024, con una valutazione invece al minimo storico, cioè a oltre il 50% di sconto sul multiplo storico e a circa il 50% sui principali concorre ti europei», si legge in uno degli ultimi report di Equita. Gli analisti hanno rivisto al rialzo il target price sul titolo. La sim lo ha portato a 40 euro (+18%), Barclays a 33 euro (da 32) e Citi a 32 (da 28). Berenberg, con un prezzo obiettivo di 37 euro (da 31), ha alzato il rating a buy da hold. La stessa raccomandazione arriva da Equita, mentre Barclays e Citi assegnano una valutazione equal weight e neutral.
I numeri di Buzzi sono trainati dal mercato statunitense che, secondo le stime di Citi, pesa per quasi il 60% dell’ebitda. Al 30 settembre gli Stati Uniti avevano portato nelle casse di Buzzi 1,3 miliardi di fatturato (+11,3% rispetto allo stesso periodo del 2022) grazie anche ai piani infrastrutturali del governo Biden, che hanno in parte compensato il calo dei volumi nel settore residenziale. Se mai Buzzi dovesse valutare uno spin-off analogo a quello di Holcim, cosa che non risulta sia nei piani dell’azienda, le attività americane potrebbero valere tra 1,3 e 1,9 miliardi, applicando alle vendite 2022 i multipli Enterprise value/sales di Berenberg (1,2) e Banca Akros (0,8) per quell’anno.
Ma anche in Italia Buzzi dovrebbe beneficiare di una crescita solida nel quarto trimestre (il 6% secondo Banca Akros), «sostenuta dall’effetto trascinamento dei precedenti aumenti di prezzo a fronte di una flessione dei volumi». Germania ed Europa centrale, invece, «dovrebbero confermare il trend negativo dei volumi, in calo del 20% circa, compensato dall’aumento dei prezzi». Altri due mercati strategici per Buzzi sono il Messico e il Brasile. Nel primo Paese la società ha una partecipazione in Corporación Moctezuma, quotata che produce cemento e calcestruzzo. Nel secondo Stato sono avvenute le ultime operazioni di espansione dell’azienda piemontese, che possiede il 50% di Bcpar, la holding di Companhia Nacional de Cimento. «Il gruppo dovrebbe essere in grado di far fronte all’opzione put del partner brasiliano con una finestra di esercizio quest’anno, da gennaio a giugno, per vendere a Buzzi il 50% delle quote della joint venture, con un impatto stimato di circa 500 milioni sul bilancio», commenta Citi.
Il gigante del cemento piemontese dovrebbe archiviare il 2023 con un forte flusso di cassa e gli analisti si interrogano su come sarà utilizzato. «Buzzi ha il bilancio più solido della nostra copertura, con una posizione di cassa netta di 620 milioni stimata a fine 2023», scrive ancora Citi. «Dato l’approccio conservativo del gruppo in materia di m&a, ci aspettiamo un aumento del dividendo a 60 centesimi per azione (+33%) con potenziali buyback». Sulla stessa linea Berenberg che osserva: «Una preoccupazione per noi nell’ultimo anno è la riluttanza del management a impiegare il capitale in eccesso in m&a o buyback, e non prevediamo cambiamenti nel 2024. Tuttavia pensiamo che la valutazione sia troppo convincente per essere ignorata». (riproduzione riservata)