I conti sono stati ottimi, ma forse il mercato li pretendeva ineccepibili. E ineccepibili non sono stati. Così il titolo Nvidia, dopo il suono della campanella di inizio negoziazioni al Nasdaq di giovedì 28 agosto, è scivolata al ribasso di oltre il 2% a 177 dollari per azione, per poi riprendere però terreno: alle ore 17 il titolo è in calo dell’1% a 179,8 dollari.
Gli analisti sono ora divisi: il calo del titolo dipende più da qualcosa che effettivamente non va nel colosso guidato da Jensen Huang, oppure si tratta di prese di beneficio? Non va dimenticato infatti che, in attesa della pubblicazione del bilancio, Nvidia ha messo a segno tre rialzi consecutivi superiori all’1%. Non male, per un titolo che capitalizza 4.400 miliardi di dollari.
Guardando ai numeri di bilancio, la società ha superato – anche se non di tantissimo – le stime sui ricavi trimestrali: 46,7 miliardi contro 46,06 attesi. Meglio delle attese anche l’utile per azione (eps) rettificato: 1,05 dollari contro 1,01. La società ha inoltre comunicato al mercato che la crescita dei ricavi rimarrà superiore al 50% anche nel trimestre in corso.
Le incertezze sul mercato cinese dopo il blocco delle vendite dei chip, unite a un risultato deludente sul fronte dei data center (la principale fonte di ricavi di Nvidia) hanno creato sicuramente un po’ di perplessità al mercato.
In particolare, il fatturato derivante dai data center è cresciuto del 56% a 41,1 miliardi, leggermente al di sotto delle previsioni degli esperti. Inoltre la guidance sui ricavi del trimestre in corso (54 miliardi) non include le vendite in Cina.
Nonostante ciò, gli analisti sono abbastanza unanimi nel promuovere il titolo. Emblematico in tal senso un report di Wedbush, che ha alzato il prezzo obiettivo da 175 a 210 dollari per azione (+16% rispetto ai livelli attuali): «Vediamo qualsiasi calo del titolo come una chiara opportunità di acquisto, poiché Nvidia rimane l’unico protagonista di questa quarta rivoluzione industriale, che porterà l’azienda a raggiungere una capitalizzazione di mercato di 5.000 miliardi di dollari entro l’inizio del 2026».
Titolo da comprare e target price incrementato anche da Jefferies (che vede un potenziale di rialzo del 13% fino a 205 dollari per azione): «Tutti i prodotti Hopper e Blackwell e continuano a essere sold-out, con un cliente non soggetto a restrizioni che ha acquistato persino gli H20 (chip di ultima generazione per ora esclusi dalla vendita in Cina, ndr). Vediamo ampio margine di crescita sia nel comparto Compute sia in quello Networking», concludono gli esperti.
Prezzo obiettivo alzato anche da JP Morgan (a 215 dollari, potenziale rialzo del 19%), Morgan Stanley (da 206 a 210 dollari) e Citi (da 190 a 210). Attualmente su 67 analisti che coprono il titolo (fonte S&P Global Market Intelligence, il 90% ha raccomandato di comprarlo (buy) o accumularlo (accumulate). Il target price medio è di 194 dollari (+7% dai prezzi attuali), quello massimo di 270 (+50%).
Il punto interrogativo più grande resta quello legato alla Cina: «Nvidia continua a sollecitare l’approvazione del governo statunitense per vendere i suoi chip di nuova generazione Blackwell a Pechino, sottolineandone l’utilizzo commerciale e i benefici economici più ampi», mettono in evidenza gli analisti di Ubs, che non hanno espresso specifiche raccomandazioni sul titolo.
«Sebbene le vendite del chip H20 restino escluse dalle previsioni per il trimestre di ottobre a causa delle persistenti incertezze geopolitiche, la società ha indicato che la risoluzione di queste questioni potrebbe sbloccare 2–5 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi nel trimestre», scrivono in un report gli esperti, che poi aggiungono: «la solidità complessiva dei risultati può offrire un certo grado di rassicurazione agli investitori, dopo i segnali di rallentamento della spinta rialzista dei titoli tecnologici a grande capitalizzazione». (riproduzione riservata)