Il designer di microprocessori Arm è in trattative con Nvidia in previsione della quotazione. Il gruppo inglese vuole che l’azienda fondata da Jen-Hsun Huang ricopra il ruolo di anchor investor, che consiste nell’acquistare un numero significativo di azioni prima dell’ipo al fine di indurre fiducia e interesse negli investitori. Nvidia ha cercato di acquisire da SoftBank, proprietari di Arm, una quota di controllo nel gruppo inglese nel 2022, ma le negoziazioni si si sono arenate dopo che i legislatori negli Stati Uniti, Europa e Regno Unito hanno espresso preoccupazioni circa l’impatto della fusione sulla concorrenza nel settore dei semiconduttori.
Secondo quanto riportato dal Financial Times Arm starebbe in trattative con Nvidia in vista dell’ipo che potrebbe avvenire già a settembre. Arm è stata acquisita da SoftBank nel 2016 per 24 miliardi di sterline (circa 32 miliardi di dollari), un premio del 43% rispetto al valore di mercato al momento dell’offerta. Durante la correzione avvenuta nei titoli tecnologici nel corso del 2022 molti investitori hanno osservato come fosse improbabile che SoftBank fosse in grado di recuperare il suo investimento a causa della riduzione dei multipli della aziende nel campo dei microprocessori.
Masayoshi Son, fondatore di SoftBank, potrebbe invece riuscire a registrare una plusvalenza: questo nonostante i multipli delle aziende tecnologiche siano diminuiti negli ultimi 18 mesi. Ma la valutazione è uno dei punti di attrito nelle trattative tra i due colossi dei semiconduttori: il Financial Times scrive che Nvidia la valorizzerebbe 35-40 miliardi di dollari mentre Arm punta ed essere valutata intorno a 80 miliardi. Nel tentativo fallito di investimento del 2022 Nvidia era pronta a pagare 66 miliardi.
La richiesta del colosso inglese potrebbe sembrare elevata ma, come osserva Reuters «L’enterprise value -ossia il valore di tutti i flussi di cassa futuri attualizzati al presente ndr- di Nvidia è 24 volte il fatturato stimato dagli analisti di quest’anno». Applicando questo multiplo ai 3 miliardi di ricavi che la casa di investimento Jeffries stima per lo stesso periodo, per Arm si ottiene una valutazione di 70 miliardi, debito incluso. Occorre anche considerare che le aspettative per l’investimento di Nvida sono «nelle poche centinaia di milioni di dollari» secondo il Financial Times che riporta fonti «vicine alle discussioni». Le due aziende hanno contattato preventivamente i legislatori negli Stati Uniti al fine di evitare inconvenienti nel caso l’affare si concludesse.
Fare partnership con anchor investors è una pratica comune «durante i periodi difficili del mercato delle ipo» ricorda il FT e quella con Nvidia potrebbe presentare particolare valore aggiunto dato il recente trend dell’Intelligenza Artificiale e le valutazioni che comporta.
Ma quella con Nvidia non è la prima trattativa che Arm mette in atto: il 12 giugno Reuters riportava che l’azienda inglese era in trattativa con Intel. In questo caso l’aspetto significativo della relazione tra le due imprese è la capacità produttiva che Intel sta dispiegando negli Stati Uniti anche a causa degli incentivi disposti dal presidente Joe Biden con il Chips Act. (riproduzione riservata)