Nel mondo degli studi professionali il 2026 si apre con una nuova operazione di integrazione. Studio Rock, realtà attiva da quasi cinquant’anni nell’ambito della consulenza fiscale e societaria e operante da tempo nella forma di Stp sotto la guida di Fedele Gubitosi, annuncia l’aggregazione con Icfc, studio con sedi a Milano e Roma specializzato nella consulenza fiscale, societaria, aziendale e finanziaria e nella gestione dei patrimoni delle persone fisiche, fondato da Enrico Calabretta.
Con l’operazione, Calabretta entra nella compagine sociale di Studio Rock come equity partner, assumendo il ruolo di direttore generale accanto agli altri soci. L’integrazione si inserisce in un percorso di crescita già avviato dallo studio guidato da Gubitosi, che negli anni ha sviluppato le proprie attività ampliando progressivamente competenze e struttura.
«Siamo cresciuti per linee interne nelle diverse aree di business», spiega Gubitosi. «Ma a un certo punto ci si rende conto che la sola crescita organica non è più sufficiente per raggiungere la profondità dell’offerta e la massa critica che il mercato oggi richiede». Un mercato in cui, sottolinea, «il cliente è sempre più sofisticato e pretende risposte complesse».
Da qui la necessità di investire. «Per continuare a operare al livello che riteniamo necessario servono investimenti importanti: certamente nelle persone, ma soprattutto nelle tecnologie», prosegue Gubitosi. «Diventa inoltre fondamentale essere attrattivi per i talenti, sia in termini di recruiting sia nella costruzione di percorsi di crescita credibili, evitando la dispersione delle risorse migliori. In questo senso, semplificando, la dimensione diventa un fattore decisivo».
Anche per Calabretta, le motivazioni che portato all’aggregazione riguardano in primo luogo i mutamenti del mercato dopo il Covid: «ci siamo resi conto che il mondo era profondamente cambiato: aumentano la velocità, le esigenze dei clienti e il numero di attività quotidiane». Un cambiamento che riguarda anche il perimetro geografico della consulenza. «Il mercato è sempre più internazionale: si viaggia
In questo contesto, spiega Calabretta, la scelta del partner è stata naturale. «Ho individuato in Studio Rock la realtà ideale, capace di ampliare la gamma dei servizi offerti ai miei clienti e di garantire quella struttura e quella proiezione internazionale necessarie per crescere». Da qui «il percorso di integrazione e il progetto di sviluppo dei prossimi anni».
L’operazione si inserisce in un trend che, a livello internazionale, riguarda da tempo soprattutto il mondo della consulenza legale, ma che negli ultimi anni ha iniziato a coinvolgere in modo sempre più significativo anche gli studi di consulenza fiscale, amministrativa e societaria. Un fenomeno che nell’ultimo anno ha assunto dimensioni rilevanti, interessando realtà di primo piano del settore, come nel caso di Studio Rock e Icfc.
A seguito dell’aggregazione, Studio Rock potrà contare su circa 75 tra professionisti e collaboratori – numero destinato a crescere nei prossimi mesi – e su tre sedi operative: Milano, Lugano e Salerno. Lo studio fa inoltre parte del network internazionale The International Accounting Group (Tiag), un’alleanza globale che riunisce studi indipendenti di consulenza fiscale e societaria con uffici in oltre 65 Paesi.
Quanto alla dimensione dello studio, Gubitosi precisa che «non esiste però una dimensione perfetta». «È evidente però che, nel mondo dei commercialisti, oggi siamo una realtà molto grande: per dimensioni siamo tra i primi dieci studi in Italia». Il dato più significativo, però, riguarda la struttura del mercato. «In Italia ci sono oltre 100.000 iscritti all’albo e la dimensione media degli studi associati è di circa 4,6 professionisti. Questo indica una frammentazione enorme, che nel tempo porterà inevitabilmente a una maggiore concentrazione».
Secondo Calabretta, è proprio il mercato a spingere in questa direzione. «È stato il vero driver di questa decisione», conclude. «Oggi richiede investimenti importanti e risposte a esigenze sempre più complesse e internazionali. Il futuro vedrà probabilmente una polarizzazione: da un lato professionisti molto specializzati, dall’altro strutture organizzate in grado di offrire un servizio ampio e integrato».
Proprio guardando al futuro Gubitosi non esclude che «il tema dell’apertura agli investitori istituzionali» possa essere un’opportunità, «a patto che gli investitori comprendano che resta centrale il progetto industriale e l’indipendenza professionale. Non si tratta di operazioni di pura finanza, ma di un business fondato sulle persone e sul capitale umano». La sfida più importante per il managing partner di Studio Rock resta però l’attrattività della professione per i giovani. «I grandi network internazionali investono moltissimo nel recruiting e nell’identità di brand. Anche noi dobbiamo andare in quella direzione se vogliamo restare competitivi». (riproduzione riservata)