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Nicola Dell'Acqua, presidente Arera
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Nucleare, pagamenti sospesi a Sogin per il Deposito Nazionale delle scorie

di Angela Zoppo
23 giugno 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 24 giugno 2026, 00:06

La società non ha inviato i documenti richiesti dall’Authority che ora ha disposto di interrompere il versamento degli acconti. Intanto la struttura necessaria per stoccare i rifiuti rischia di slittare al 2041

I fondi per il Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari finiscono in stand-by. Secondo quanto scrive l’Arera in una delibera del 18 giugno, Sogin non ha ancora consegnato i documenti richiesti, spingendo l’Autorithy a sospendere l’erogazione degli acconti previsti per le attività legate alla realizzazione della struttura destinata a stoccare le scorie radioattive italiani e del Parco Tecnologico. La decisione arriva a un mese dalla comunicazione con cui l’Arera aveva già segnalato alla società la mancanza di «tutti i documenti di programmazione aggiornati relativi al progetto», avvertendo che, in assenza, avrebbe sospeso le erogazioni.

Il Deposito Nazionale rappresenta uno dei dossier più delicati dell’intera partita nucleare italiana, che il governo sta portando avanti attraverso Nuclitalia (Enel 51%, Ansaldo Energia 39%, Leonardo 10%). Ma il progetto sta accumulando ritardi e il sito dove sorgerà non è stato ancora individuato. Il 17 febbraio l’Autorità presieduta da Nicola Dell’Acqua aveva già trasmesso una memoria alle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera nell’ambito dell’esame dei disegni di legge dedicati al nucleare sostenibile, evidenziando le criticità dell’iter di realizzazione e ritenendo «fondamentale una quanto più possibile rapida realizzazione del Deposito nazionale e del Parco tecnologico».

Secondo le stime più recenti, invece, il tutto potrebbe slittare fino al 2041, nonostante del progetto si parli da più di 10 anni, prendendo a modello i depositi francesi. Secondo quanto trapela, Sogin starebbe per inviare a stretto giro la documentazione, per sbloccare i pagamenti.

Sul fronte dello smantellamento degli impianti, il cosiddetto decommissioning che rappresenta il core business della società, i pagamenti procedono invece con regolarità. Con la stessa delibera, infatti, l’Autorità ha autorizzato la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali a versare a Sogin un totale di 45 milioni di euro in tre rate da metà luglio a metà settembre prossimi. (riproduzione riservata)



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