Dopo 10 anni è tempo di esami per 32 reattori francesi e l’Italia ha ottenuto di essere coinvolta nell’iter di verifica della sicurezza, proprio mentre sta mettendo in cantiere il piano nazionale per il ritorno del nucleare. Gli impianti d’Oltralpe hanno superato i 40 anni e sono sotto revisione per vedersi allungare la vita utile di oltre un decennio: la procedura per arrivare ai 50, complessa e delicata, è stata avviata dal gruppo pubblico francese Edf, che nei giorni scorsi ha trasmesso la documentazione a Roma. La notifica francese arriva quattro anni dopo la richiesta formulata dal ministero competente (oggi Mase, Ambiente e Sicurezza Energetica), che nel gennaio 2021 aveva sollecitato Parigi a un maggiore coinvolgimento dell’Italia ai sensi della Convenzione di Espoo. Ricevuto il dossier, il ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin, l’ ha instradato nell’iter per la Via, la Valutazione di Impatto Ambientale transfrontaliera. Il ruolino di marcia prevede una consultazione pubblica, con 30 giorni di tempo per eventuali osservazioni, che quindi dovranno arrivare entro metà dicembre 2025.
Il dossier trasmesso all’Italia riguarda il reattore 1 della centrale di Chinon B, nella Loira, ma rappresenta il caso di riferimento tecnico per l’intera flotta dei 32 reattori da 900 Megawatt ancora in funzione, esclusi i due di Fessenheim, chiusi nel 2020. Ogni reattore deve dimostrare la conformità agli standard di sicurezza fissati dall’Asn (Autorité de Sûreté Nucléaire) e l’attuazione degli adeguamenti richiesti dopo Fukushima. Per l’impianto di Chinon B1, entrato in servizio nel 1979, la proroga coprirà il periodo fino al 2029, previa verifica dell’esecuzione degli interventi previsti. Edf ha concluso una prima revisione nel 2020, condensata nel Bilan des actions de concertation, il documento redatto per rassicurare i francesi sulle misure di sicurezza: rafforzamento delle piscine combustibili; gestione di incidenti gravi; resistenza a eventi sismici e climatici; sicurezza informatica e altro ancora.
L’Italia è stata informata delle misure adottate, come la creazione della Farn, la Force d’action rapide du nucléaire e la definizione del noyau dur, un insieme di sistemi mobili destinati a mantenere le funzioni di raffreddamento e confinamento di eventuali perdite anche in caso di emergenza estrema.
I costi della revisione rientrano nel programma nazionale Grand Carénage, avviato nel 2015 con un costo stimato in 66 miliardi di euro al 2035. Nella cifra rientrano manutenzioni profonde, aggiornamento dei sistemi di controllo e consolidamento della sicurezza. Secondo Edf, il Grand Carénage implica complessivamente un aumento di circa il 30% degli investimenti destinati al parco nucleare in esercizio. L’impatto sul costo medio di produzione dell’elettricità resta però inferiore al 10%, il che - sostiene il gruppo - mantiene la piena competitività del nucleare rispetto alle altre fonti. (riproduzione riservata)