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Gian Luca Artizzu, ad Sogin
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Nucleare, Artizzu (Sogin): la sicurezza del Paese passa per un mix di fonti stabili come nucleare e rinnovabili

di Angela Zoppo
21 aprile 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2026, 10:33

La ricetta del manager: bisogna farsi trovare preparati per le prossime crisi, perché ce ne saranno. Il governo sta facendo bene, sul tema reattori ci vuole un ampio consenso. I Comuni si propongano per il Deposito Nazionale.

Oltre 500 emendamenti rallentano l’iter della legge delega che dovrebbe riportare i reattori in Italia. Intanto Sogin viene chiamata a condividere tecnici e competenze da Paesi che sul nucleare stanno decenni avanti, come Giappone e Gran Bretagna. A fare da cornice a questo paradosso c’è la crisi energetica innescata dal conflitto Usa-Iran.

Domanda. Gian Luca Artizzu, ad di Sogin: ci risiamo, il nucleare viene evocato solo nelle emergenze. L’Italia è condannata ad arrivarci impreparata?

Risposta. Non si può gestire una crisi improvvisa con uno strumento di medio-lungo periodo. Anche con soluzioni draconiane il nucleare richiederebbe almeno altri 5-6 anni. Detto questo, ogni volta diamo per scontato che non ci saranno altre crisi. Ma ci saranno sempre: la primavera araba nel 2011, il petrolio a 145 dollari dopo l'11 settembre, le guerre commerciali di oggi. La sicurezza del Paese passa per la stabilizzazione delle proprie risorse. Il nucleare è una di queste, insieme a idroelettrico, geotermia e rinnovabili programmabili e non: fonti diverse, funzioni diverse.


D. Il governo potrebbe andare più veloce?
R.
No, e vado controcorrente nel dirlo. La fretta l’abbiamo già vissuta. Adesso bisogna costruire con metodo, senza saltare i passi. I 500 emendamenti alla legge delega vanno discussi tutti, anche i più capziosi, come quello che impone di completare il decommissioning prima di avviare il nuovo nucleare. Un’assurdità: sono cantieri, siti e infrastrutture completamente diversi. Il tempo è il prezzo per un consenso solido. Credo che il ministro Pichetto Fratin e il governo stiano operando in modo corretto.

D. Come procede lo smantellamento?
R.
Siamo al 47-48% circa. Quando ho iniziato, la media storica di contratti all’anno era intorno ai 90-95 milioni di euro. Nel terzo anno del mio mandato l'ho portata a 420 milioni. L'obiettivo deve essere mantenersi vicini ai 300 milioni ogni anno, parallelizzando i cantieri nel rispetto della sicurezza. Ma ci sono ostacoli seri. I limiti di rilascio delle sostanze radioattive in Italia sono molto restrittivi: il ferro-55 è ammesso a 10.000 becquerel per grammo secondo la Commissione europea, in Italia 1. Il nickel-63 nel cemento: mille per l'Ue, uno per l'Italia. Ma lo sa che una semplice banana emette circa 17 becquerel? Il risultato è che materiali che altrove non sono rifiuti, qui lo diventano per via amministrativa.

D. In tema di rifiuti, il deposito nazionale a che punto è?
R.
L'obiettivo è avviare il cantiere nel 2029 e concluderlo nel 2039, se non si generano ritardi amministrativi. In questo momento la palla è alla commissione che conduce la Valutazione Ambientale Strategica su 51 siti, un lavoro enorme. Io propongo da tempo di aprire alle candidature volontaria per Comuni non compresi nell’elenco: si risolverebbe alla radice il problema del consenso territoriale.

D. Intanto Sogin è richiesta all'estero.
R.
Siamo considerati un’eccellenza nel trattamento della grafite irraggiata per aver affrontato dalla nascita di Sogin temi che altrove sono stati rimandati. Abbiamo sviluppato robot, mock-up e sonde per operare nello schermo biologico in grafite. Oggi collaboriamo con una startup milanese che testa con noi un braccio robotico flessibile. I giapponesi ci hanno chiesto di studiare il nostro approccio: sono più loro a voler imparare da noi che il contrario. E non è un caso isolato: le posso anticipare che ci hanno chiamato anche gli inglesi. (riproduzione riservata)



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