Novo Nordisk taglia le stime di crescita in vista delle inferiori attese sul mercato Usa, mentre il settore farmaceutico si prepara all’impatto su utili e margini che potrebbe avere l’imposizione dei dazi di Dondal Trump. Il colosso danese ha registrato un profitto superiore alle previsioni nel primo trimestre, ma ha tagliato la guidance annuale a causa della performance debole del suo popolare farmaco dimagrante Wegovy.
La casa farmaceutica danese, nel dettaglio, ha archiviato i primi tre mesi del 2025 con un incremento dell'utile netto del 14% a 29,03 miliardi di corone danesi, che si confrontano con 25,4 miliardi nel periodo analogo dell'anno precedente e con una previsione di mercato di 27,8 miliardi di corone.
Le vendite complessive sono cresciute del 19% su base annua a 78,08 miliardi di corone, mancando di poco i 78,18 miliardi previsti dagli analisti. In particolare, le vendite del farmaco Wegovy, utilizzato nella gestione dell’obesità, hanno raggiunto i 17,36 miliardi di corone, risultando inferiori ai 18,51 miliardi attesi dagli analisti.
«Nel primo trimestre del 2025 abbiamo registrato una crescita delle vendite del 18% e abbiamo continuato ad ampliare la portata dei nostri innovativi trattamenti Glp-1», ha affermato il ceo di Novo Nordisk, Lars Fruergaard Jorgensen in una nota. A proposito della guidance rivista, il manager spiega che «abbiamo ridotto le nostre previsioni annuali a causa di una penetrazione del Glp-1 di marca inferiore al previsto». Nel dettaglio, Novo Nordisk si aspetta ora di chiudere l’anno con un incremento delle vendite compreso tra il 13% e il 21% a tassi di cambio costanti, al di sotto del 16%-24% precedentemente previsto a febbraio.
Ubs conferma la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo di 750 corone danesi su Novo Nordisk. Per quanto riguarda Wegovy, la contrazione delle vendite è riconducibile da un lato alla feroce competizione delle farmacie di compounding negli Stati Uniti e dall’altra (per il 50%) al destocking.
La buona performance a livello di ebit (del 4,3% sopra il consenso) è riconducibile alle minori spese sostenute, anche se il trend dovrebbe accelerare secondo Ubs nella seconda metà dell’anno. E proprio guardando agli ultimi sei mesi del 2025, gli analisti sottolineano che per raggiungere gli obiettivi della guidance Novo dovrà non solo spuntarla contro le farmacie di compounding, ma anche puntare sulla diffusione di Novo Care (il nuovo servizio di telemedicina), sul deal con Cvs Health e sulla politica commerciale di Wegovy, soprattutto al di fuori degli Usa. Il taglio della guidance secondo Ubs era ampiamente atteso e da qui il sospiro di sollievo del titolo in borsa: +6,6% a 468,4 corone a Copenaghen.
Scivolano invece Diasorin e Recordati di oltre l’1%, perde l’1,5% Roche e l’1,13% Novartis mentre Eli Lilly scivola dello 0,98%. L’intero settore farmaceutico si sta preparando all’imminente annuncio di Donald Trump riguardo a dazi mirati su alcuni prodotti, previsto nelle prossime settimane. L’annuncio fa seguito alla firma, avvenuta lunedì 5 maggio, di un ordine esecutivo volto a incentivare la produzione farmaceutica interna.
Il provvedimento punta ad accelerare l’approvazione di nuovi impianti negli Stati Uniti, affidando alla Food and Drug Administration (Fda) il compito di semplificare le procedure di revisione e collaborare più strettamente con i produttori per aumentare la capacità produttiva. Inoltre, l’ordine prevede che l’Agenzia per la Protezione Ambientale favorisca la rapida costruzione di nuove strutture.
La sola prospettiva di dazi ha già spinto alcune delle maggiori aziende del settore, tra cui Roche, Novartis, Eli Lilly e Johnson & Johnson, ad annunciare nuovi investimenti nella produzione nazionale Usa. Secondo l’analisi di AlphaValue, tuttavia, le misure potrebbero avere effetti indesiderati, come un aumento del costo dei farmaci per i pazienti, e sollevano interrogativi sulla loro sostenibilità, considerando che le grandi case farmaceutiche europee ottengono oltre il 40% delle loro vendite dal mercato statunitense. (riproduzione riservata)