Nella lista dei partner di OpenAI si aggiunge la casa farmaceutica danese Novo Nordisk. L’obiettivo della collaborazione, appena annunciata dalle due aziende, è implementare l’intelligenza artificiale nelle attività di Novo Nordisk, dalla scoperta di nuovi farmaci fino alla produzione e alle operazioni commerciali. «L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel nostro lavoro quotidiano ci permetterà di analizzare set di dati su una scala il prima impossibile, individuare modelli che prima non riuscivamo a cogliere e verificare le ipotesi più rapidamente», ha spiegato Mike Doustdar, amministratore delegato del gruppo danese.
Le potenzialità dell’AI nel settore farmaceutico sono del resto oggetto di diversi studi. Un’analisi effettuata nel 2026 da Lamarck, ad esempio, ipotizza che l’AI possa spingere il tasso di successo di una sperimentazione di Fase 1 tra l’80% e il 90%, a fronte di una media attuale che oscilla tra il 40% e il 65%. Per la Fase 2 la stima è invece di un aumento dei risultati positivi dal 29% al 40%. Inoltre, un report di Capgemini Research prevede che nel giro di un decennio sei medicinali su dieci potranno essere progettati con l’intelligenza artificiale.
La speranza del settore è che l’AI possa abbattere i tempi e i costi necessari a portare sul mercato un nuovo trattamento: al momento il conto può arrivare a oltre due miliardi e mezzo di dollari e l’intero processo può richiedere anche dieci anni, con un alto tasso di fallimenti nelle fasi cliniche di sperimentazione.
In questo contesto Novo Nordisk applicherà le funzionalità avanzate fornite da OpenAI per gestire ampi set di dati e identificare candidati farmaci promettenti. L’alleanza con OpenAI ha sostenuto il titolo (+3,3% a Copenaghen), da mesi in difficoltà anche a causa di conti 2025 accolti dal mercato con delusione, nonostante la crescita dei ricavi. Colpa anche della guidance prudente per il 2026 che contribuito al calo delle azioni: -25% da inizio anno e -42% in 12 mesi.
Intanto, la società danese sta sviluppando nuove varianti dei trattamenti iniettabili per diabete e obesità Ozempic e Wegovy. Il 14 aprile è arrivata ad esempio l’autorizzazione da parte della Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency, l’agenzia britannica che regolamenta i medicinali, per l’utilizzo della penna monodose da 7,2 milligrammi di semaglutide, commercializzata con il marchio Wegovy, nel trattamento dell’obesità negli adulti nel Regno Unito.
In più, la casa farmaceutica ha ottenuto lo scorso dicembre l’approvazione sul mercato americano di una versione in pillola di Wegovy. Anche la rivale statunitense Eli Lilly, che già produce il medicinale iniettabile Zepbound, ha da poco presentato una formula simile, mentre la pillola anti-obesità elecoglipron di Astrazeneca ha iniziato alcuni mesi fa la Fase 3 di sperimentazione e i primi risultati sono attesi entro giugno. (riproduzione riservata)