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Non solo Satoshi, altre cripto crescono
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Non solo Satoshi, altre cripto crescono

15 novembre 2024, 20:30 Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2024, 13:26

Sono migliaia le altcoin, ossia le monete digitali diverse dal Bitcoin. Dentro c’è di tutto, dalle truffe fino agli scherzi dichiarati, Ma alcune hanno già rivoluzionato la finanza, come Ethereum e Solana  | Il Bitcoin è già morto 415 volte | Bitcoin riserva strategica? Nell’America di Trump non è più un’utopia

Impossibile dire con esattezza quante siano le criptovalute in circolazione. Ogni giorno ne nascono e muoiono decine, la maggior parte dura lo spazio di un mattino. Se ne calcolano approssimativamente 13.000, di cui poco meno di 9.000 sono considerate attive. Qualcuna riesce ad arrivare ad avere una capitalizzazione di 365,5 miliardi di dollari, come è il caso di Ethereum. Altre mettono a segno impennate del 1.000% il giorno del loro lancio e poi precipitano nel nulla. Sembrerebbe un casinò e in parte lo è.

Ethereum e gli smart contract

La prima criptovaluta è il Bitcoin e nasce il 3 gennaio 2009. Tutto le altre sono state lanciate dopo, tanto che vengono chiamate altcoin. La più celebre è Ethereum, concepita nel 2013 dal programmatore canadese Vitalik Buterin e poi lanciata nel luglio 2015 insieme ad altri sette co-fondatori. Anche Ethereum, come il bitcoin, è una piattaforma decentralizzata basata sulla tecnologia blockchain. Ma in più ha la caratteristica di creare e implementare funzionalità di contratto intelligente, i cosiddetti smart contract, ovvero programmi per computer progettati per automatizzare l’esecuzione di eventi legalmente vincolanti.

Questo consente alla blockchain di Ethereum di avere molte applicazioni: prima di tutto la finanza decentralizzata (DeFi), grazie a cui possono essere effettuate la maggioranza delle operazioni supportate dalle banche tradizionali, come per esempio guadagnare interessi, attivare prestiti, dare a prestito, acquistare polizze assicurative, scambiare strumenti derivati, asset di vario genere e altro ancora. Con la differenza che tutto questo avviene più rapidamente e non richiede documentazione né presenza di terze parti.

Nft e stablecoin

Su Ethereum, inoltre, vengono in genere messi gli Nft, acronimo di Non Fungible Tokens, gettoni unici che attribuisce, a chi ne è in possesso, una proprietà digitale sulla blockchain. Ma ci sono anche altri esempi, come la stablecoin Tether, che inizialmente ha emesso i suoi token, legati a un rapporto di parità con il dollaro (Usdt) o con altre valute fiat come l’euro, il peso messicano o il dirham degli Emirati Arabi, sulla rete di ethereum, utilizzando in particolare lo standard Erc-20 che stabilisce le regole fondamentali sui token crittografici creati su ethereum per renderli compatibili tra loro. Da qualche tempo i tether vengono emessi anche sulla rete di Tron.

Solana alla carica

Visto il successo di Ethereum alcuni informatici hanno sviluppato nuove blockchain indipendenti che hanno l’obiettivo di migliorare le prestazioni di Ethereum e di aumentarne le applicazioni. Così sono nate per esempio Solana, guidata da Anatoly Yakovenko, e Cardano, creata da Charles Hoskinson, uno degli otto co-fondatori di Ethereum. La prima, in particolare, sta vivendo un momento di grazia. Molti sostengono che sia più scalabile ed efficiente di Ethereum tanto che pochi giorni fa ha superato per la prima volta i 100 miliardi di capitalizzazione. Di certo la velocità di transazione di Solana è nettamente superiore a quella di Ethereum, per non parlare di Bitcoin.

Tutto questo può sembrare noioso, però chi vuole investire con un minimo di raziocinio certi concetti deve metterseli in testa, almeno così non si affida solo alla cieca fortuna. Qualcuno obietterà: ma se Ethereum e Solana hanno tutte queste applicazioni perché investire nel Bitcoin? Perché la cripto creata da Satoshi Nakamoto non è inflazionabile e proprio per questo aspira a diventare l’oro digitale ovvero riserva di valore. E la futura amministrazione Trump ne è convinta, visto che potrebbe addirittura comprare bitcoin per metterli nella sua riserva strategica, proprio come l’oro.

La carta Liquid Network

La comunità dei bitcoiner è inoltre ben consapevole del gap tecnologico che la affligge e con Liquid Network, messo a punto dal presidente di Blockstream, Adam Back, sta velocizzando le transazioni e aumentando la scalabilità della blockchain, un passo necessario per arrivare alla tokenizzazione di tutti gli asset, ossia al processo di conversione di azioni, obbligazioni, immobili e materie prime in token digitali da mettere su blockchain per renderne più facile l’accesso ai piccoli investitori, passaggio auspicato anche da Larry Fink, il gran capo di BlackRock. Si sta quindi giocando una partita di enorme portata per conquistare l’egemonia nei settori della DeFi e della tokenizzazione.

L’incredibile storia di Dogecoin

I progressi tecnologici saranno determinanti nell’andamento delle varie cripto, come del resto è sempre stato mentre gli ignavi ridevano. Per consolare costoro è opportuno esaminare anche il caso delle meme coin. La prima è più famosa è Dogecoin, una cripto nata per scherzo ma che ora vanta una capitalizzazione di 54,04 miliardi di dollari. La sua storia ha dell’incredibile: lanciata il 6 dicembre 2013 dagli sviluppatori Billy Marcus e Jackson Palmer che hanno adottato come simbolo doge, ovvero il meme del cane di razza giapponese shiba inu, voleva semplicemente essere una satira della frenesia che all’epoca dominava il mondo cripto. Tra lo stupore dei suoi stessi creatori, Dogecoin ha cominciato a essere scambiato e a salire di prezzo. Quando poi il 2 aprile 2019 Elon Musk ha cominciato a postare su Twitter (che ancora non era di sua proprietà) il meme del cane scrivendo che «dogecoin potrebbe essere la mia cripto preferita, è davvero molto bella» è partito un rally incredibile. Improvvisamente, Musk si è disamorato, probabilmente perché ha ricevuto una telefonata dalla Sec o da qualche altra autorità Usa. Ma ora Musk è stato designato da Donald Trump a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa, che per un gioco del destino ha l’acronimo «doge». E tutto può accadere alla cripto nata per scherzo. (riproduzione riservata)



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