La fortuna, si sa, è cieca: ma quando la dea bendata bussa alla porta bisogna essere pronti a farla passare. Nello sport italiano questa massima riassume meglio di mille parole quanto sta succedendo nel mondo del tennis. Che in una stessa era nascano e giochino insieme Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Jasmine Paolini (e la lista potrebbe proseguire) è una fortuna, certo. Ma il fatto che questi campioni siano arrivati tutti adesso, e tutti in Italia, non è un caso.
Sì, perché il tennis che milioni di italiani vedono in televisione (dopo la sconfitta di Musetti in semifinale al Roland Garros gli occhi sono puntati sulla sfida che vede Sinner protagonista) è la punta dell’iceberg di un movimento che ha trasformato la disciplina da vezzo d’élite a secondo sport nazionale. Con tutte le carte in regola per scalzare il calcio dal primo gradino del podio a livello sia di iscritti che di fatturato.
I tesserati alla Fitp, la Federazione Italiana Tennis e Padel (il cugino di primo grado inglobato a fine 2022), hanno superato sul finire dello scorso anno il tetto del milione. A inizio millennio erano poco più di 100 mila. La Federazione Italiana Giuoco Calcio è ancora in testa con oltre 1,4 milioni di associati. E la forbice si va pian piano restringendo.
Ma il vero miracolo è quello dei conti: nel budget per il 2024 la Fitp ha stimato - in modo molto prudenziale - 174 milioni di euro di fatturato dai 166 milioni del 2023. Ma i vertici della federazione hanno già confermato che, complice il successo delle manifestazioni internazionali, sono stati ampiamente superati i 200 milioni.
Il tutto con un contributo pubblico minimo: nel bilancio preventivo la Fitp indicava 12 milioni di fondi provenienti da Sport e Salute (la società del Mef incaricata dalla promozione dello sport in Italia), meno del 7% dei ricavi complessivi. Nel 2012, primo bilancio pubblico sul sito della federazione, il Coni contribuiva con 5,5 milioni su 30,5 di ricavi complessivi: quasi un quinto del totale.
L’artefice del successo si chiama Angelo Binaghi. Cagliaritano, classe 1960, questo ingegnere ed ex tennista semi-professionista (è stato numero 530 nella classifica mondiale di doppio nel 1983) è alla guida della Fitp dal 2001.
Dirigente sportivo battagliero e grande fautore di un tennis per tutti - la sua più recente crociata è quella contro le pay tv -, Binaghi ha l’indubbio merito di aver tolto al tennis la sua patina di disciplina per pochi, rendendolo un fenomeno di massa. Sua l’intuizione, ad esempio, di creare nel corso degli anni un sistema di ranking in cui tutti i giocatori, dai circoli di provincia fino ai grandi campioni, competono - seguendo un meccanismo di promozioni e retrocessioni per fasce - in un’unica, gigantesca graduatoria.
Un sistema in cui tutti sono agonisti e ognuno ha il suo profilo da giocatore online, aggiornato con le statistiche in tempo reale: non è un caso quindi che le quote associative della federazione siano salite dagli 8 milioni del 2012 agli oltre 24 milioni del preventivo 2024. Una stima, come già detto, molto prudenziale, visto che era basta su poco più di 800 mila tesserati e non sul milione e oltre reale.
E poi c’è l’ultimo fiore all’occhiello della gestione del tennis italiano: l’organizzazione delle manifestazioni internazionali, che la Fitp mantiene gelosamente sotto la sua egida. Tanto che l’ex fuoriclasse spagnolo Rafael Nadal in una recente intervista ha detto proprio che «l’Italia è riuscita a fare ciò in cui la Spagna ha fallito»: mantenere gli Internazionali di Roma, il torneo di bandiera del Paese e tra i più importanti della stagione tennistica globale, sotto il cappello federale. Nel budget preventivo la Fitp indicava ricavi dalle manifestazioni internazionali pari a 131 milioni di euro.
Anche in questo caso, probabilmente una stima conservativa, se si considera il successo di pubblico degli Internazionali e del gran galà di fine stagione, le Atp Finals: il torneo che mette a confronto gli otto campioni più forti dell’anno si disputerà in Italia fino al 2030. La società di consulenza Boston Consulting Group ha stimato che nel 2024 l’indotto economico delle Finals è stato pari a mezzo miliardo di euro. (riproduzione riservata)