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Nomine, c’è fame di posti pubblici anche nel governo Meloni: quei 35 super posti in Cdp
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Nomine, c’è fame di posti pubblici anche nel governo Meloni: quei 35 super posti in Cdp

di Sergio Rizzo
31 ottobre 2025, 20:00

Nella caccia alle poltrone nelle partecipate di Stato si annovera il caso di Emilio Scalfarotto, consigliere di PostePay e Fincantieri. La sua nomina è vista come un esempio di spartizione politica nelle società pubbliche

Coloro ai quali è riuscita l’accoppiata si contano forse sulle dita di una mano. Fra questi si annovera Emilio Scalfarotto: che, azzardiamo, non avrà nemmeno faticato troppo a ritrovarsi contemporaneamente per nomina politica consigliere di amministrazione di due società pubbliche.

Che cosa accomuni queste due società, è una bella domanda. PostePay gestisce servizi di pagamento e opera anche nella telefonia mobile. Fincantieri, invece, fabbrica navi civili e militari, non disdegnando una fiorente attività nel campo dei siluri. Il che, con l’aria che tira oggi nel mondo, ne fa una delle società più brillanti del listino azionario.

Il fatto curioso è che nel curriculum di Scalfarotto si fatica a reperire tracce di competenze specifiche in questi due settori. A meno che non si vogliano considerare tali la laurea in scienze e tecniche delle amministrazioni pubbliche con un dottorato di ricerca in beni culturali «e territorio», due master di cui l’ultimo in cybersicurezza, nonché le pregresse esperienze di professore di geografia a contratto alle università eCampus e Link e di dirigente del Comune di Fiumicino.

Ma il dubbio, a questo punto, è fondato. Scalfarotto ha avuto gli incarichi in quei due cda pubblici grazie a questi titoli, oppure al fatto di essere il capo della segreteria tecnica del potentissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, l’uomo di fiducia di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi? La risposta appare piuttosto scontata.

Il manuale Cencelli e il tentativo di Renzi di mettere paletti

Non è la prima volta che succede, si dirà. Verissimo. Cose simili accadono tutti i giorni, senza soluzione di continuità. Ma perfino chi è abbastanza stagionato per aver visto l’epoca d’oro delle partecipazioni statali, culminata nel suo mesto tramonto, fatica a non sussultare davanti a certi accadimenti.

All’epoca c’era il cosiddetto manuale Cencelli per regolare la spartizione nelle nomine pubbliche. Ora anche quello è andato in pensione e si è affermata la linea secondo cui chi arriva al governo non fa prigionieri. Si prende tutto e basta. Trombati alle elezioni di vario ordine e grado, sodali, forse parenti, o anche semplici amici. Per ciascuno di loro il posto in un’azienda pubblica si trova sempre. Anche se il fortunato o la fortunata possono vantare scarsa, o talvolta nessuna, competenza.

E pensare che un tempo si era anche deciso di piantare qualche paletto, proprio per evitare che si esagerasse. Un decreto legislativo del governo di Matteo Renzi, nell’agosto 2016 aveva stabilito che per occupare posti nelle amministrazioni delle società pubbliche fossero necessari precisi requisiti di professionalità, oltre che di onorabilità. Peccato che quel provvedimento è rimasto ancora, a distanza di quasi dieci anni, senza un decreto attuativo. Non è nemmeno difficile capire perché.

Postepay, Fincantieri e Cdp

Ma torniamo al caso Scafarotto, che per certi versi è davvero emblematico, indipendentemente dal protagonista. Infatti Postepay e Fincantieri fanno entrambe parte (la prima attraverso la controllante Poste italiane e la seconda direttamente) del gruppo Cassa Depositi e Prestiti. È la banca del Tesoro, che gestisce la raccolta postale. Ma che ha pure un portafoglio di partecipazioni in aziende pubbliche tale da fare invidia a quello che un tempo era l’Iri.

La Cassa Depositi e Prestiti è di gran lunga la più grande e ricca conglomerata di Stato, partecipata in minoranza dalle fondazioni bancarie. E si dà il caso che proprio la galassia della Cdp, al cui vertice siede un uomo ritenuto vicino a Mario Draghi come Dario Scannapieco, sia oggi il principale fornitore di quelle speciali poltrone. Dalle più elevate, a quelle inferiori. Ne abbiamo contate, finora, almeno trentacinque.

Alla presidenza di Cdp Equity, c’è l’ex sindaco di Lecce Paolo Perrone, Fratelli d’Italia, bocciato alle politiche del 2018 e consolato con la presidenza del Poligrafico dello Stato. Presidente di Trevi, impresa di costruzioni, è stato nominato l’ex europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi, celebre per le sue posizioni contro la moneta unica. Alla testa di Cdp real asset sgr, società che gestisce il risparmio, arriva Michele Zuin, assessore al Comune di Venezia, deputato per un annetto, e coordinatore regionale in Veneto di Forza Italia.

I nuovi equilibri di Palazzo

Per non parlare della Snam, alla cui presidenza viene collocato il sociologo Alessandro Zehentner, già risarcito della mancata elezione nelle liste di destra alle politiche del 2022 circoscrizione estero, con una poltrona nel consiglio di amministrazione dell’Enel. Un ex parlamentare del calibro del forzista Mario Valducci, poi, si è meritato il posto da amministratore delegato di Fintecna. Ma Valducci in passato era stato anche sottosegretario, e qualcosa vorrà pure dire. Anche essere stato uno dei promotori di Forza Italia, e addirittura fra i possibili delfini di Silvio Berlusconi non si dimentica.

La presidenza di Lis pay spa, la società di moneta elettronica che fa capo a Poste italiane, tocca quindi ad Antonio Martusciello, agli albori azzurri reclutato in politica da Publitalia’80, di cui era dirigente. Anni fa era alla guida della compagnia aerea delle Poste, che oggi si chiama Poste air cargo e ha nel suo consiglio la responsabile della segreteria del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Pamela Morassi.

Tuttavia il caso più singolare delle postazioni di vertice in imprese dell’universo Cdp è senza dubbio quello della Saipem, società specializzata negli impianti petroliferi offshore: la presidenza, incarico che vale una somma non lontana dal mezzo milione l’anno, è stata affidata all’ex segretaria generale del Senato Elisabetta Serafin. Che ha così lasciato libera una casella preziosissima per i nuovi equilibri di Palazzo.

La lista prosegue: Hotelturist, Snam, Fintecna

L’offensiva non ha risparmiato quasi nessuna società. Nel board di Autostrade, da tre anni rientrata nell’alveo pubblico a carissimo prezzo per i contribuenti, c’è Amedeo Cicala, sindaco di Viggiano in provincia di Potenza che ha lasciato la Lega in direzione Meloni. Ma anche l’ex sindaca di Riccione Renata Tosi, candidata senza fortuna per Forza Italia alle regionali del 2024 in Emilia Romagna. In Fincantieri tiene compagnia a Scalfarotto nel cda l’assessora leghista del Comune di Valdobbiadene Mariachiara Germonazzo.

Consigliere di Hotelturist è diventato, certo per conoscenza della materia, il coordinatore regionale del dipartimento turistico di Fratelli d’Italia in Abruzzo, Ivano Ortelli. Mentre nel cda di Cdp Venture Capital spunta un ex deputato forzista dei primordi: Salvatore Cicu, ex sottosegretario alla Difesa. Per Carla Cappiello, candidata alle europee del 2024 per le liste meloniane, e Simona Pergreffi, ex deputata leghista non rieletta, si sono invece aperte le porte del cda di Cdp Real Asset sgr. La componente femminile è infoltita da Augusta Iannini, ex magistrata, già componente dell’Autorità della privacy, è stata nominata nel cda della Snam.

La lista prosegue. Nel cda di Italgas si è trovato posto per Costanza Bianchini, candidata alle politiche del 2022 con Fratelli d’Italia e non eletta: oggi è la segretaria particolare della sottosegretaria al Tesoro Lucia Albano. Con lei la ex sindaca leghista di Campoformido Erika Furlani. Ex sindaca fino al 2024 ma di Vibo Valentia, 1.230 chilometri più a Sud, è Maria Limardo. Da Forza Italia a Fratelli d’Italia, e infine alla Lega, senza tuttavia riuscire a farsi eleggere alle regionali calabresi. Subito però si è aperto il paracadute di Fintecna.

Non è andata male neppure a Paolo Marchioni, sindaco di Omegna rimasto senza incarico. Ora presidia il cda di Poste italiane con dedizione leghista, insieme ad altri grossi calibri. Fra questi merita menzione Valentina Gemignani, capo di gabinetto del ministro della Cultura Alessandro Giuli, incidentalmente moglie di Basilio Catanoso, ex deputato siciliano del centrodestra ora fedele a Fratelli d’Italia.

E c’è anche un vincitore 

Ma se in questa partita delle poltrone c’è un vincitore, è ancora una volta Matteo Salvini, a dispetto delle proporzioni del suo partito rispetto a quello della presidente del Consiglio. Le tracce arrivano fin dentro la fondazione Cdp, dove fra i consiglieri si trova Stefano Bruno Galli, ex assessore regionale leghista della Lombardia. E si spingono addirittura nel cda dell’Eni, la compagnia energetica pubblica controllata dalla Cassa per una quota prossima al 30%.

Lì occupa un posto Federica Seganti, ex consigliera regionale del Friuli-Venezia Giulia, ex assessora alla sicurezza, ex candidata sindaco di Trieste per la Lega. Nel 2010 non si è tirata indietro quando le polemiche hanno investito il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo, del suo stesso partito, che aveva attaccato l’inno nazionale italiano. Il suo commento: «Non canto mai l’inno di Mameli. Sono molto stonata». (riproduzione riservata)



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