Mercoledì 25 marzo di speranza sui mercati: i prezzi del petrolio scendono in Asia (Wti a 89 dollari, Brent a 100) dopo la notizia secondo cui gli Stati Uniti starebbero cercando una soluzione diplomatica per porre fine al conflitto con l’Iran. Secondo i media israeliani, Washington starebbe lavorando a una tregua di un mese per favorire i negoziati, mentre il New York Times riporta che gli Usa avrebbero presentato a Teheran una proposta in 15 punti per risolvere la crisi.
Alle ore 7:40 italiane il Nikkei vola (quasi al 3%), Hong Kong sale dello 0,45% e Shanghai dell’1%. Tornano gli acquisti sull’oro (+3,4% a 4.550 dollari), mentre i futures sul Nasdaq salgono dello 0,55%.
Il comando centrale delle forze armate iraniane ha smentito l’esistenza di trattative con gli Usa. «La nostra posizione è sempre stata, è e sarà questa: qualcuno come noi non verrà mai a patti con qualcuno come voi — né ora né mai», ha dichiarato un portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya. «Non chiamate accordo quella che è una vostra sconfitta. L’epoca delle promesse è finita».
La Cina ha impedito a due co-fondatori di Manus di lasciare il Paese mentre le autorità stanno verificando se l’acquisizione da 2 miliardi di dollari da parte di Meta violi le norme sugli investimenti. Manus è un avanzato agente di intelligenza artificiale progettato per agire in modo autonomo, eseguendo compiti complessi end-to-end senza necessità di supervisione umana costante.
Secondo l’FT, l’amministratore delegato Xiao Hong e il chief scientist Ji Yichao sono stati convocati a Pechino dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme. Durante l’incontro sarebbero stati interrogati su possibili violazioni delle regole sugli investimenti diretti esteri legate alle attività cinesi del gruppo.
Al termine della riunione, ai due manager — residenti a Singapore — è stato comunicato che non potranno lasciare la Cina finché sarà in corso la revisione regolatoria, pur restando liberi di muoversi all’interno del Paese.
Al momento non è stata avviata alcuna indagine formale né sono state presentate accuse. Manus starebbe cercando consulenti legali per gestire la situazione.
La società, fondata in Cina, ha trasferito lo scorso anno sede e team principale a Singapore. L’acquisizione da parte di Meta, completata a fine 2025, è ora sotto esame anche dal ministero del Commercio cinese per possibili violazioni delle regole sull’export.
Il caso riflette le preoccupazioni delle autorità di Pechino sul rischio di «vendere giovani promesse» a investitori stranieri in settori strategici come l’intelligenza artificiale. Inoltre, il trasferimento all’estero di Manus potrebbe società. Le presunte violazioni riguarderebbero in particolare obblighi di comunicazione legati al cambiamento della struttura proprietaria. Anche se queste infrazioni difficilmente comporterebbero sanzioni gravi, le autorità starebbero valutando possibili interventi sull’operazione.
Uno scenario estremo potrebbe essere lo smantellamento dell’acquisizione, anche se l’ipotesi appare complessa, dato che Meta ha già iniziato a integrare la tecnologia di Manus nelle proprie piattaforme. Manus è gestita dalla società di Singapore Butterfly Effect. Le prime versioni del prodotto erano state sviluppate dalla controllata cinese Beijing Butterfly Effect Technology, fondata nel 2022 e ancora registrata in Cina insieme ad altre entità del gruppo.
Il trasferimento a Singapore è avvenuto dopo un round di finanziamento guidato dal fondo americano Benchmark, che aveva attirato l’attenzione del Tesoro Usa per le nuove regole sugli investimenti in società cinesi di AI. Tra gli investitori figurano anche HongShan, Tencent e Zhen Fund.
Al momento dell’annuncio dell’acquisizione, il responsabile AI di Meta, Alexandr Wang, ha sottolineato come il team – 100 persone - di Manus migliorerà lo sviluppo di tecnologie avanzate andando a creare un hub AI a Singapore. (riproduzione riservata)