La forza del dollaro e il crollo delle due maggiori valute asiatiche manda lunedì 26 settembre la borsa del Giappone a tappeto e costringe la Banca centrale cinese a muoversi in maniera decisa a tutela dello yuan. Alle ore 8:30 italiane il Nikkei ha chiuso la giornata con un ribasso del 2,66%, Hong Kong cede lo 0,44% e Shanghai lo 0,53%.
E' super dollaro, dopo che la Fed la settimana scorsa ha reiterato il percorso di inasprimento dei tassi per raffreddare un'iper inflazione vicina al 10% anche a costo di mandare in recessione l'economia. L'euro cede lo 0,5% a 0,9641, lo yen lo 0,42% a 143,94 nonostante l'intervento recente della Boj sui mercati ad acquistare valuta per frenarne la debolezza. Infatti lo yen ha perso il 25% da inizio anno contro il dollaro.
Ma a perdere di più, finendo ai minimi storici contro il biglietto verde, è la sterlina, scesa durante la contrattazione asiatica del 5% fino a 1,0350, facendo temere ai mercati una parità con il dollaro, per poi recuperare un po' terreno (-2,18% a 1,0609). Il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 3,72% di avvio contrattazioni al 3,784%, mentre i futures su Wall Street marciano in deciso rosso (-1% il Nasdaq).
Il dollaro è tornato nel frattempo ai massimi anche contro lo yuan, lunedì sale dello 0,47% a 7,1666, un livello visto durante il culmine della crisi pandemica da Covid nel 2020 e nel 2008, con lo scoppio della crisi finanziaria mondiale. Oggi la PboC si è mossa a tutela della propria valuta e ha imposto alle banche un requisito di riserva di rischio del 20% sulle vendite a termine in valuta estera a partire da mercoledì 28 settembre. Il coefficiente di riserva è pari a zero dal 2020.
Uno yuan debole aiuta l'esportazione, ma se resta debole per lungo tempo contro il dollaro il rischio è che gli investimenti esteri in Cina escano dal Paese per spostarsi negli Usa, dal momento che perdono strutturalmente di valore e non sono quindi più considerati profittevoli.
L'indice del dollaro ha raggiunto la soglia di 114 lunedì per la prima volta da maggio 2020, rafforzato dal piano aggressivo della Federal Reserve per eliminare l'inflazione. La Fed ha alzato i tassi di interesse di 75 punti base per il terzo incontro consecutivo la scorsa settimana e ha previsto che il costo del denaro raggiungerà il picco del 4,6% l'anno prossimo e che non sono attesi tagli fino al 2024. In questo modo la Banca centrale americana ha posto fine alle speranze di una parte del mercato su una svolta accomodante dal momento che i mercati attendono una recessione.
Il dollaro ha anche beneficiato della domanda di beni rifugio dal momento che le incertezze economiche globali hanno spinto gli investitori ad acquistare il biglietto verde per motivi di sicurezza. È balzato al minimo storico contro la sterlina quando la nuova amministrazione nel Regno Unito ha svelato tagli fiscali storici finanziati dal più grande indebitamento pubblico mai visto dal 1972. Il dollaro si è portato ai massimi degli due decenni contro l'euro e ai massimi da oltre due anni contro yen e yuan, come si è visto.
Secondo una lettura preliminare, il Pmi manifatturiero di Au Jibun Bank Japan è sceso a 51,0 a settembre 2022 dai 51,5 finali di agosto. Pur segnando il 20° mese di espansione del settore, l'ultimo dato è stato il più basso da gennaio 2021, tra i crescenti problemi economici e l'impatto del clima avverso. Sia la produzione che i nuovi ordini sono in territorio di contrazione per il terzo mese consecutivo dal momento che i prezzi elevati hanno intaccato la domanda in Giappone. Allo stesso tempo, i nuovi ordini per l'esportazione hanno continuato a diminuire. )riproduzione riservata)