skin track
I 35 anni di MF → VAI AL DOSSIER
Mario Draghi
Mario Draghi
Corporate Italia Leggi dopo

Nel segno di Mario Draghi e Carlo Messina. Ecco i protagonisti più apprezzati degli ultimi 35 anni

22 aprile 2024, 02:57 Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2024, 11:44

Sondaggio sui protagonisti del periodo 1989-2024: l’ex premier italiano è il più apprezzato. Tra i banchieri spicca l’ad di Intesa Sanpaolo. Christine Lagarde rimandata. Tra gli industriali voti alti a Leonardo Del Vecchio e Sergio Marchionne. Mentre tra i politici non emerge una stella | Il manifesto di Mario Draghi: così si cambia l’Europa. Serve il mercato unico dei capitali, anche senza tutti e 27 i Paesi Ue | La corsa dei mercati in 35 anni. I grafici

Prima governatore di Bankitalia, poi presidente della Banca Centrale Europea nella fase forse più delicata della sua storia e, infine, presidente del Consiglio in Italia, in un altro momento non certo semplice. Sotto qualunque veste Mario Draghi ha lasciato il segno e lo ha fatto in positivo, tanto da ottenere dal mercato il voto medio più alto tra i protagonisti, nel bene e nel male, degli ultimi 35 anni di storia nel sondaggio che MF-Milano Finanza ha condotto chiedendo un parere alle società di Piazza Affari. Un voto molto vicino a una media del 9, che testimonia come il suo operato (e probabilmente anche lo stile) è stato apprezzato trasversalmente da chi frequenta la borsa. 

La Bce tra Draghi e Lagarde

Draghi è il più apprezzato protagonista degli ultimi 35 anni ma è anche una figura candidata a far parlare ancora molto di sé: potrebbe essere di nuovo uno dei principali attori dei prossimi mesi e anni, magari con un altro ruolo di primo piano in Europa. Di sicuro però è entrato nella storia il «whatever it takes» che sintetizza appieno la politica economica portata avanti dalla Bce sotto la guida Draghi per contrastare una delle minacce più serie degli ultimi decenni di storia economica: la crisi del debito sovrano nell’Eurozona. Rimandata dal mercato è invece Christine Lagarde, che proprio a Draghi è succeduta a Francoforte. L’operato dell’attuale guida della Bce - che a sua volta tra Covid e guerra in Ucraina, con la conseguente impennata dell’inflazione, ha dovuto affrontare momenti di crisi - viene giudicato insufficiente dalla borsa.

Restando ad altri ex governatori, poi impegnati a livelli diversi anche in politica, viene giudicata molto positiva l’eredità di Guido Carli, rimasto nella storia anche per la firma apposta sul Trattato di Maastricht in qualità di ministro dell’Economia. Apprezzati anche Carlo Azeglio Ciampi - poi anche presidente della Repubblica - e Ignazio Visco, numero uno di Bankitalia fino a pochi mesi fa. Critica invece la valutazione su Antonio Fazio, visto probabilmente anche il ruolo nella partita della scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi.

I big dell’industria: guidano Del Vecchio e Marchionne

Alle spalle di Draghi, di un soffio, si sono posizionate due delle figure più rilevanti del mondo industriale italiano degli ultimi 35 anni: Leonardo Del Vecchio e Sergio Marchionne. Il fondatore di Luxottica, che ha ottenuto un giudizio medio da parte delle società partecipanti al sondaggio che sfiora il 9, è stato uno dei più grandi industriali del Paese, creando dal nulla l’impero mondiale degli occhiali grazie alla fusione con Essilor e dando il via a una nuova dinastia industriale in Italia che ora i figli, in particolare Leonardo Maria Del Vecchio, stanno provando a portare avanti.

Con un voto medio di 8,65, Marchionne risulta il terzo più apprezzato protagonista degli ultimi 35 anni. La storia l’ha fatta guidando Fiat a un profondo rinnovamento che ha trasformato la casa automobilistica torinese da azienda a rischio fallimento a multinazionale dell’auto, con la nascita di Fca dopo le nozze con Chrysler, salvata anch’essa dal fallimento. I brillanti risultati finanziari, la valorizzazione di Ferrari (scorporata e quotata), ma anche i tentativi falliti di m&a con Opel e GM per creare un colosso ancora più globale e le ostilità (soprattutto dei sindacati) in Italia, Marchionne ha segnato un’epoca per l’auto e non solo: il giudizio positivo che raccoglie in questo sondaggio gli riconosce quell’apprezzamento che, soprattutto a livello internazionale, il manager abruzzese naturalizzato canadese si era guadagnato anche al di là del settore dell’automotive.

Gli altri big dell’industria

Il giudizio è buono anche per un’altra figura storica dell’industria italiana, principale azionista e per decenni amministratore al vertice di Fiat, prima della rivoluzione Marchionne: a Gianni Agnelli è riconosciuto un 6,5. Non va altrettanto bene invece a quello che l’Avvocato indicò come suo successore, il nipote John Elkann. L’attuale presidente della holding Exor, che diversifica rispetto all’auto, e di Stellantis ha ottenuto un giudizio medio di poco superiore al 5 ed è alle prese con le accuse della madre, Margherita Agnelli, sull’eredità. In questo caso però, probabilmente, non aiuta l’attuale situazione di incertezza legata al futuro italiano della casa automobilistica nata dalla fusione tra Fca e i francesi di Psa: il gruppo taglia dipendenti, produce meno rispetto alle capacità degli impianti italiani e affronta una transizione all’elettrico complessa e piena di rischi in un settore sempre più competitivo.

Divisive sono anche le figure della famiglia Benetton, a cui viene riconosciuto il grande percorso nell’ambito della moda e dell’abbigliamento ma su cui rimane l’ombra della tragedia del Ponte Morandi, che ha portato a un profondo riassetto interno al gruppo della famiglia di Ponzano Veneto. Leggermente sotto la sufficienza altri due grandi nomi dell’industria italiana, Marco Tronchetti Provera e Roberto Colaninno, accomunati dal legame con le vicende finanziarie di Telecom Italia per un periodo della loro carriera. Entrambi però sono legati a doppio filo a due esperienze industriali di successo e di esportazione del made Italy nel mondo. Tronchetti Provera ha spinto l’espansione internazionale di Pirelli, creando il marchio leader nel settore degli pneumatici di alto livello nel mondo e spingendo l’abbinamento del brand Pirelli allo sport e alla moda. Colaninno, dopo l’operazione da «capitano coraggioso» su Tim attraverso la Olivetti, ha rilevato e risanato il gruppo Piaggio rendendolo un colosso delle due ruote nel mondo.

In fondo ai personaggi proposti Francesco Gaetano Caltagirone, deus ex machina del mondo romano e protagonista negli ultimi anni, in schieramento con Del Vecchio, di un lungo assalto a Mediobanca e Generali. Una partita non chiusa ma, anzi, rilanciata con il recente Ddl Capitali che tornerà a disputarsi nei prossimi anni.

I protagonisti della finanza, vince Messina

Gli oltre 10 anni alla guida di Intesa Sanpaolo hanno portato Carlo Messina in cima alle preferenze di Piazza Affari. Ad aiutare anche un rendimento della banca in costante crescita e in grado di garantire, sotto la guida del manager dal settembre 2013, un total return medio annuo dell’11,1%.

Subito sotto a Messina, con un giudizio altrettanto alto, c’è poi un banchiere italiano tra i più importanti, non soltanto degli ultimi 35 anni, ma di tutta la seconda metà del Novecento. A una figura di spicco della scena economico-finanziaria italiana del XX secolo come Enrico Cuccia va un voto vicino al 7,5. Con Mediobanca fu centrale in diverse e complesse operazioni finanziarie che coinvolsero i principali gruppi italiani, da Generali a Pirelli, Fiat, Montedison e Olivetti.

In generale a tutti i principali protagonisti della finanza le società hanno riservato giudizi più che positivi. È il caso anche di Ennio Doris. Il fondatore di Banca Mediolanum, scomparso nel novembre 2021, viene valutato con un voto medio superiore al 7. Da Programma Italia all’attuale gruppo Mediolanum, Doris ha sicuramente cambiato profondamente il rapporto tra un istituto bancario, i suoi clienti e la gestione dei risparmi, con la creazione di una rete distribuita sul territorio in grado di sviluppare rapporti più personali e diretti. Un modello diventato di successo grazie alla figura di Doris (e ora portato avanti dal figlio Massimo) che continua a pagare anche dopo tanti anni visto che il titolo viaggia intorno ai massimi storici.

Valutati positivamente anche Alessandro Profumo (6,7), con il quale il gruppo Unicredit si è trasformato in un player di livello europeo da oltre 150 mila dipendenti, e Giovanni Bazoli (6,3). Negli anni della sua presidenza del Banco Ambrosiano, l’istituto si rilanciò con fusioni e acquisizioni, fino alla nascita di Intesa Sanpaolo, per la quale Bazoli ha presieduto il Consiglio di sorveglianza fino al 2016 e della quale è ancora presidente emerito. Un voto medio simile (6,2) l’ha ottenuto anche Giuseppe Guzzetti, storico presidente della fondazione Cariplo e dell’Acri.

La politica italiana resta divisiva

Senza dubbio, e come era prevedibile, è la politica a dividere di più il giudizio delle quotate italiane. Un po’ come accade nel Paese la politica fa litigare e non mette quasi mai d’accordo, neanche a distanza di anni. E in media i giudizi sono più bassi rispetto ai protagonisti degli altri settori.

Il giudizio migliore fra i politici se lo è aggiudicato Romano Prodi (6,4). L’ex presidente del Consiglio, per due volte tra il 1996 e il 1998 e tra il 2006 e il 2008 sempre a capo di governi di centro-sinistra, oltre a essere una figura centrale della Seconda Repubblica e forse il maggiore antagonista politico, soprattutto nelle urne, di Silvio Berlusconi, è anche un protagonista della storia europea. Durante la sua presidenza della Commissione Europea, tra il 1999 e il 2004, l’euro entra ufficialmente in vigore nel 2002 come valuta corrente in undici paesi dell'Unione, mentre nel maggio 2004 l’Unione si allarga ad altri 10 Paesi.

Un 6 lo ha strappato però anche Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993 e presidente del Consiglio tra il 1983 e il 1987. Dopo di lui finì la Prima Repubblica e nel 1994 si aprì almeno un ventennio quasi dominato politicamente da una persona che prima di tutto era un imprenditore. A Silvio Berlusconi, fondatore di Mediaset e di Fininvest ma soprattutto ideatore di Forza Italia, non viene riconosciuta la sufficienza (5,6). Premier per quattro volte tra il 1994 e il 2011, Berlusconi ha segnato una intera epoca politica, polarizzando in due il Paese e il voto che gli viene attribuito dimostra quanto la sua figura sia ancora divisiva, tra chi ne dà un giudizio molto alto e chi molto basso.

La sufficienza non l’ha raggiunta nemmeno chi sostituì l’ultimo Berlusconi nel 2011: Mario Monti, chiamato a scongiurare il default dell’Italia di fronte a uno spread che era ormai esploso con misure drastiche che in effetti adottò (ad esempio la riforma delle pensioni targata Fornero), si ferma a un voto di 5,9. Sotto la sufficienza ci sono anche Matteo Renzi (5,6), passato da segretario del Pd e premier tra 2014 e 2016 e oggi leader di un piccolo partito di centro, e anche altre due figure storiche come Giuliano Amato (5,4) e soprattutto Giulio Andreotti: lo storico esponente della Dc e assoluto protagonista della vita politica italiana per gran parte della seconda metà del secolo scorso è valutato con una media del 5.

I big della politica estera, il preferito è Obama

Infine la politica estera, in cui Barack Obama risulta essere la figura il cui operato viene giudicato come il migliore con un voto medio che supera il 7,5. La sua presidenza Usa, oltre che storica essendo stato il primo e unico afroamericano a raggiungere la Casa Bianca, è coincisa con la crisi dei mutui sub-prime e la peggiore crisi economica e finanziaria dopo decenni di sostanziale crescita ininterrotta. Tra gli ex presidenti molto meno apprezzati Bill Clinton (comunque sopra la sufficienza, 6,6) e George W. Bush, il cui operato viene valutato invece insufficiente (5,3). A pesare sull’eredità di Bush jr le guerre in Afghanistan e in Iraq successivamente agli attentati alle Torri Gemelle.

Poco più sotto di Obama, a un soffio dal 7,3, si è fermato Helmut Kohl, capace di guidare il processo di incredibile difficoltà di riunificazione della Germania dopo la caduta dell’Urss e del muro di Berlino. Un successo storico che ha posto le basi per la creazione di quella che è (o forse è stata) la locomotiva d’Europa. Positivo, ma meno apprezzato, l’operato di Angela Merkel, la cui guida della Germania viene forse giudicata in base ai parametri di rigidità imposti all’Unione Europea di trazione tedesca. Sopra la sufficienza anche Margrethe Vestager, madrina della concorrenza in Europa come la conosciamo oggi. Ovvio fanalino di coda Vladimir Putin, responsabile di aver riportato la guerra in Europa con l’invasione dell’Ucraina. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza