Arriva all’esame delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera la legge delega al governo sul nucleare sostenibile, che punta a riaprire ai reattori il mercato italiano. Dal dossier a disposizione dei deputati per la seduta di mercoledì 21 gennaio, emergono tutti i dettagli del provvedimento, comprese le coperture, che si riassumono in un esborso tutto sommato modesto di 67,5 milioni di euro a carico delle casse pubbliche. Si tratta solo dei finanziamenti propedeutici a rimettere in moto la macchina del nucleare.
Nel disegno di legge A.C. 2669, è l’articolo 4 (Disposizioni finanziarie) a dettagliare le voci. Le risorse quantificate finora ammontano a 67,5 milioni di euro complessivi. La voce principale riguarda i 60 milioni di euro previsti nel triennio 2027-2029, con uno stanziamento di 20 milioni di euro l’anno, destinati all’attuazione dei primi investimenti. Saranno a carico del Fondo per il Finanziamento degli Investimenti e lo Sviluppo Infrastrutturale del Paese, nella disponibilità del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin.
A queste risorse si aggiungono 7,5 milioni di euro per le campagne informative: 1,5 milioni di euro erano già previsti per il 2025 e altri sei milioni di euro per il 2026, coperti dalla riduzione del Fondo Speciale di parte corrente iscritto nello stato di previsione del Mase.
Restano fuori i costi legati al riordino della governance, alle funzioni di vigilanza e sicurezza, alle eventuali compensazioni per i territori e ai possibili strumenti di sostegno o sperimentazione tecnologica. A questi, si provvederà con successivi decreti legislativi. Prevista anche una clausola di neutralità finanziaria, che impone alle amministrazioni coinvolte di operare nei limiti delle risorse disponibili, salvo esplicite autorizzazioni future.
Il piano per il ritorno al nucleare prevede per l’Italia una capacità al 2050 tra 7,5 e 8,5 Gigawatt nello scenario conservativo, che raddoppia a circa 16 Gw nello scenario pieno. La quota di domanda elettrica coperta sarebbe pari rispettivamente a circa l’11% e a circa il 22%.
Il differenziale di costo tra lo scenario con il nucleare e quello senza è stimato in – 17 miliardi di euro. L’avvio delle installazioni di piccoli reattori modulari Smr è previsto dal 2035, mentre la conclusione dell’iter autorizzativo del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è attesa a fine 2029. A questo proposito, Sogin ha appena completato, nella centrale nucleare Enrico Fermi di Trino (Vercelli), i lavori di ricostruzione del deposito temporaneo per rifiuti radioattivi di bassa attività. Andrà adeguato anche l’altro deposito presente sul sito, per ottimizzare gli spazi di stoccaggio delle scorie prodotte dall’impianto in vista del trasferimento al Deposito Nazionale, quando sarà disponibile. (riproduzione riservata)