Gli Stati Uniti starebbero valutando tagli sostanziali al loro contributo alle forze alleate in Europa, mettendo sotto pressione gli altri membri della Nato per compensare eventuali riduzioni. È quanto fatto sapere all’Ansa da una fonte vicina al dossier.
Secondo quanto riportato, al momento non esisterebbe ancora una lista ufficiale delle riduzioni, ma il tema sarebbe già oggetto di attenzione all’interno della Nato. Il Comandante Supremo alleato in Europa (Saceur) sarebbe coinvolto direttamente e starebbe seguendo da vicino la situazione.
Nonostante le possibili modifiche, fonti dell’Alleanza assicurano che non vi sarebbero lacune nella deterrenza complessiva della Nato. L’entità dei tagli sarebbe stata comunicata nel corso della riunione riservata di venerdì scorso a Bruxelles dei ‘defence policy directors’. Un taglio, che, a quanto pare, sarebbe considerevole, e riguarderebbe bombardieri strategici e circa un terzo dei caccia, oltre alla cessazione della fornitura di sottomarini e droni da ricognizione e una riduzione di quelli armati, secondo quanto riporta Der Spiegel. In bilico, a quanto pare, pure le due portaerei previste. E non è tutto. Sempre sul fronte della marina, gli Usa dovrebbero tenere a disposizione meno cacciatorpediniere.
In tutto questo, resta sul tavolo l’ombrello nucleare statunitense, che non è - e non è mai stato - in discussione. Secondo quanto riferito, Washington, infatti, intenderebbe mantenere la deterrenza nucleare in Europa, mentre chiederebbe agli alleati europei di farsi carico in misura crescente della difesa convenzionale del continente.
L’obiettivo degli Stati Uniti sarebbe, dunque, quello di tornare a una situazione “pre-Ucraina”, ovvero a una presenza sui livelli precedenti all'invasione russa dell’Ucraina del 2022, che aveva portato a un ampliamento della presenza Usa in Europa. Maggiore responsabilità spetterebbe quindi agli alleati europei, oltre che al Canada.
Il presidente del Comitato Militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, ha sottolineato - nel corso della registrazione della puntata di ‘Cinque minuti’ su Rai1 - che in generale il processo in corso non segna uno «sganciamento degli Usa» dalla Nato ma, semmai, «un bilanciamento più equo di cui avevamo bisogno, con una presa di maggiore responsabilità da parte degli alleati europei». Un’esigenza, ricorda, che Washington ha manifestato anche «ai partner nell’Indo-Pacifico».
Un tema questo che scuote da settimane l’Europa. Proprio nella mattinata del 26 maggio il presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, è tornato a spingere i Paesi europei della Nato a non attendere eventuali decisioni degli Stati Uniti sulla riduzione della loro presenza militare in Europa, ma a predisporre fin da subito un piano coordinato per sostituire asset e truppe americane. In un’intervista al Financial Times, Pavel ha sottolineato come l’Europa debba assumere un ruolo più proattivo nella propria sicurezza, rafforzando il pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica.
Secondo il presidente ceco, una proposta comune degli alleati europei in materia di investimenti nella difesa potrebbe contribuire a rassicurare Washington sulla volontà del continente di farsi carico di maggiori responsabilità. «È sempre meglio che aspettare che Donald Trump ponga delle scadenze», ha affermato Pavel, evidenziando la necessità di una maggiore iniziativa politica e militare da parte dei governi europei.
In realtà già pochi giorni fa, il 22 maggio scorso, gli Stati Uniti avevano confermato che nei prossimi anni il loro impegno militare in Europa è destinato a diminuire, anche se senza indicare tempi e modalità precise. Il messaggio, ribadito dal segretario di Stato Marco Rubio, è arrivato ai partner Nato durante un incontro in Svezia, nel quale è stato sottolineato che l’Alleanza dovrà diventare sempre più “europea” e che ogni alleanza deve essere reciprocamente vantaggiosa.
Rubio ha anche ricordato il malcontento del presidente Trump verso alcuni alleati e ha rilanciato l’idea di un «riequilibrio» delle responsabilità all’interno della Nato, soprattutto sul fronte delle spese militari e del sostegno all’Ucraina, oggi concentrato su pochi Paesi.
Nonostante ciò, neanche in quella occasione sono stati forniti dettagli su eventuali riduzioni del cosiddetto «force model», cioè la distribuzione delle forze Usa in Europa, e il tema resta ancora in fase di definizione all’interno dell’Alleanza. a quanto pare gli Usa intendono, comunque, lavorare a «stretto contatto» con l’Europa per garantire la transizione e ma si aspettano anche «misure concrete» e in fretta: già entro la ministeriale Difesa del 18 giugno qualcosa dovrebbe muoversi. In tempo poi per siglare ad Ankara l’identikit della nuova Nato nel quadro di un summit bollato da Rubio come «storico». «La direzione di viaggio», come la definisce il segretario generale Mark Rutte, «non cambia».
Le 5mila unità statunitensi il cui ritiro dall’Europa è stato già annunciato dovrebbero infatti essere ritirati in 6-12 mesi.
In tutto questo, c'è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Diversi governi europei vedono, infatti, questa fase come un’opportunità per aumentare l’autonomia strategica europea e migliorare il coordinamento tra industrie militari. Resta però aperto anche il dibattito politico interno all’Unione e alla Nato sulla futura leadership europea dell’Alleanza, mentre alcuni episodi recenti, come il post di Trump sul rafforzamento militare in Polonia, mostrano una gestione ancora frammentata delle decisioni strategiche. (riproduzione riservata)