Il pil della Germania continua a contrarsi, il clima economico e di fiducia si fa sempre più cupo e il settore immobiliare vacilla. La più grande economia europea sconta il record di esser stata la prima delle big del blocco a essere entrata in recessione a causa principalmente della sua natura profondamente energivora. Così l’idea dei più esperti è che anche le previsioni economiche future siano più fosche che in passato per la Germania di Olaf Scholz a causa di una crisi che strutturale e insidiosa di quanto non si immagini. Secondo il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, però la diagnosi relativa alla Germania è errata.
«La Germania non è il malato d’Europa. Penso che sia una diagnosi errata» ha spiegato il presidente della Bundesbank in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, che facendo riferimento alla situazione economica di vent’anni fa ha aggiunto: «L’attuale situazione non è paragonabile a quella di allora. È vero che siamo scivolati in una recessione tecnica durante la stagione invernale e da allora lo sviluppo economico non è stato soddisfacente. La pandemia di Covid, l’alta inflazione e quindi l’attacco russo all’Ucraina hanno lasciato il loro segno. Ma prevediamo che l’immagine si rischiarerà l’anno prossimo».
Quanto alle critiche sul modello tedesco troppo orientato all’industria tradizionale, poco innovativo e lento, Nagel ha giudicato «non obsoleto» ma «bisognoso di un aggiornamento». «Il nostro modello economico affronta indubbiamente sfide significative. Pensate solo alla demografia, alla digitalizzazione, alla decarbonizzazione e alla necessità di rendere più resilienti le relazioni commerciali internazionali», ha aggiunto il membro del board Bce, sottolineando però che «rispetto ad altri paesi la Germania è nel complesso in una buona posizione, non solo per quanto riguarda l’occupazione e la sostenibilità del debito. Il paese ha dimostrato più volte la sua capacità di adattamento. Non abbiamo solo grandi industrie, ma anche molte piccole e medie imprese che sono campioni nei loro mercati. Non dovremmo minimizzare il Made in Germany».
Ma il contesto economico di una Germania più resiliente di quanto si possa pensare non si lega con la possibilità che il membro tedesco della Bce possa sostenere ulteriori rialzi dei tassi per combattere l’inflazione. «Non porto una agenda nazionale nel Consiglio direttivo della Bce. Si tratta dell’intera area dell’euro», ha infatti specificato Nagel.
«Un anno fa, in una consultazione con gli economisti, a malapena uno di loro avrebbe previsto un aumento al 3%. Questo suggerirebbe che ora dovremmo aspettare per valutare l’effetto di questi aumenti, che si verificheranno con notevole ritardo», ha suggerito il capo della Bundesbank. «Sebbene abbiamo fatto notevoli progressi nella lotta all’inflazione, non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo di inflazione. Date le eccezionali incertezze dopo la pandemia e durante la guerra in Ucraina, è stato molto efficace osservare i dati e decidere riunione dopo riunione».
I dati sull’inflazione, ha concluso Nagel, «dimostrano quanto sia tenace il mostro dell’inflazione. Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi, quindi, ci sarà un aumento dei tassi alla prossima riunione? Lo discuteremo». Ad ogni modo il banchiere ha precisato che «sarebbe sbagliato ipotizzare che un picco dei tassi di interesse sarà presto seguito da tagli». (riproduzione riservata)