L’effetto congiunto dello scenario geopolitico mediorientale in progressivo deterioramento e di una possibile stretta monetaria delle banche centrali per contrastare i rischi inflattivi hanno sortito l’effetto di accentuare la volatilità sui listini nel corso del primo trimestre, rendendo incerto lo scenario di sostanziale crescita - in linea con l’ultima parte del 2025 - osservato a gennaio.
A risentirne sono stati anche i valori dei multipli prospettici ev/ebitda delle aziende quotate, monitorati come di consueto per Milano Finanza da Kroll, principale società indipendente al mondo di valutazione e corporate finance. Si tratta di un parametro che mette in relazione il valore complessivo delle società con la capacità che queste ultime hanno nel generare marginalità operativa ricorrente, offrendo pertanto il «polso» sullo stato di salute delle aziende.
La fotografia a fine marzo mostra come sia ancora l’oil & gas - già autentico mattatore del 2025 - il settore che ha saputo beneficiare più di ogni altro, con metriche in ulteriore miglioramento da 6,69 a 8,2 volte (+22,4%), della strozzatura commerciale in atto nel canale di Hormuz. Da qui transita circa un quarto del petrolio mondiale e quasi un quinto di gas naturale liquefatto. Le previsioni di una chiusura a oltranza del canale incidono invece sul comparto hotel, ristoranti e spa, con metriche in ripiegamento del 7,7% da 12,8 a 11,8 volte.
Il nesso va ricercato nelle scorte nazionali di cherosene che si stanno rapidamente assottigliando e che quindi tra qualche settimana costringeranno le compagine aeree a ridurre le tratte. Meno voli, meno passeggeri/turisti e gioco forza giro d’affari inferiore in prospettiva per l’intero comparto, soprattutto in considerazione del fatto che dal momento in cui Hormuz verrà riaperto serviranno - nella migliore delle ipotesi - oltre due mesi per ripristinare le catene di approvvigionamento.
L’espansione del settore delle apparecchiature elettriche (+11% nel trimestre, con metriche salite da 16,1 a 17,9 volte) è invece incoraggiata dagli avanzamenti tecnologici e dalla crescente domanda per soluzioni energetiche alternative.
Discorso a parte meritano i settori dell’it service e dei software, che dopo aver conquistato nel 2025 la ben poco ambìta maglia nera in ragione di metriche in flessione a doppia cifra, hanno continuato a percorrere la china anche nel primo trimestre. In particolare, il comparto software ha visto indebolirsi l’ev/ebitda prospettico da 20,5 a 16 volte (-22%).
La ragione della prolungata debolezza del comparto in questo caso è legata all’inesorabile avanzata dall’intelligenza artificiale, che sta iniziando a sostituire la necessità di software tradizionali e addirittura le attività di programmazione. Il timore, quindi, è che - a tendere - l’AI possa sostituire o rendere del tutto obsolete alcune categorie di software tradizionali.
Le stime degli analisti sull’ebitda prospettico «si confermano complessivamente in miglioramento, evidenziando un progressivo rafforzamento delle aspettative sulla performance operativa futura», riassume Enrico Rovere, responsabile della business unit Valutation Advisory Services di Kroll.
Tuttavia tale orientamento positivo «non trova piena corrispondenza nelle valutazioni complessive delle società, alla luce delle incertezze e dei timori legati al contesto macroeconomico. Il sentiment degli analisti appare infatti più cauto con riferimento alle dinamiche di crescita dei valori aziendali medi, che risultano meno supportate rispetto alle attese sull’evoluzione della redditività». (riproduzione riservata)