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Msc cresce nei trasporti marittimi a Panama e nei treni con Italo in Germania. Quanto vale l’impero Aponte

di Fabio Pavesi
14 agosto 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2026, 12:44

Due operazioni messe recentemente a segno rafforzano la leadership globale nei porti e l’espansione su tutta la filiera del valore, e ora anche nelle ferrovie

La famiglia Aponte fa altri due passi lungo il percorso di espansione che ha reso Msc il più grande gruppo globale del trasporto marittimo e non solo. Due operazioni, una Germania e l’altra sul canale di Panama, che puntano ad allargare il business nei porti e nel trasporto passeggeri via terra.

Aponte in Germania, l’operazione Italo-Siemens

L’ultima operazione riguarda Italo, la compagnia del treno veloce (di cui il colosso ginevrino nel 2024 ha rilevato poco più del 49% dal fondo Gip divenendone l’azionista di riferimento) che sbarcherà in Germania approfittando dell’apertura dell’alta velocità alla concorrenza nel Paese. L’iniziativa, in tandem con il gruppo Siemens, prevede investimenti per 3,6 miliardi per l’acquisto di 26 treni dal big tedesco Siemens, con l’opzione di altri 14 convogli e un contratto di assistenza e manutenzione trentennale. E così dal 2028 saranno operative 1.300 km di linee Av sulle tratte Monaco-Colonia-Dortmund e Monaco-Berlino-Amburgo.

Una scelta non causale, quella sul mercato tedesco, che integra una catena del valore. Msc possiede quote dei porti sia di Genova che di Amburgo. Una direttrice che dal Mediterraneo arriva al Mare del Nord sotto egida del gruppo creato da Gianluigi Aponte e di recente passato sotto la gestione dei figli Diego e Alexa.

In fondo l’operazione sui treni veloci conferma la visione strategica con cui Mediterranean Shipping Company dalla nascita, 50 anni fa. Dal trasporto di merci via mare - business orginiario in cui oggi Msc è il primo operatore globale con il 21% del mercato - il gruppo si è via via espanso ai terminal portuali, poi alla logistica via terra, alla crocieristica e infine al trasporto passeggeri con appunto Italo. Un modo per controllare l’intera filiera del valore potendo così governare volumi e prezzi.

C’è da chiedersi quanto nuovo valore aggiunto porterà nelle casse negli anni lo sbarco tedesco di Italo. Difficile dirlo. Per ora si contano i 3,6 miliardi di investimenti su treni e servizi collegati. Non ci sono però grandi dubbi sul successo nei prossimi anni dell’operazione. L’alta velocità, come dimostrano i conti di Italo in Italia, ha una redditività elevata che consentirà alla joint venture con Siemens di ripagare più che bene gli oneri iniziali. Italo in Italia fattura 929 milioni con profitti per 155 milioni.

L’operazione a Panama e le dinamiche geopolitiche

L’altra grande operazione è in corso all’altro capo del mondo e riguarda i porti di ingresso e uscita del Canale di Panama. Tutto nasce dal protocollo siglato più di un anno fa dal tandem Msc-BlackRock per rilevare una quarantina di porti, tra cui quelli panamensi posseduti dalla conglomerata di Hong Kong Ck Hutchison, per 22 miliardi di dollari. L’accordo è stato da subito contestato dal governo cinese, preoccupato per la perdita degli scali.

Da lì un lungo braccio di ferro che nelle scorse settimane sarebbe sfociato nell’annullamento da parte del governo panamense della concessione in vigore dal 1997 che assegna a Ck Hutchinson la gestione dei porti del canale. Così i due porti d’imbocco, Balboa sul Pacifico e Cristobal sulla’Atlantica, sono stati assegnati rispettivamente alla danese Maersk e appunto a Msc-BlackRock. Suscitando le ire di Pechino e le rimostranze di Ck Hutchison, che ha avviato una richiesta danni per 2 miliardi di dollari che corrisponderebbero agli investimenti fatti negli anni per i due terminal.

Tutta la vertenza ha un sapore geopolitico, con il governo cinese che si sente defraudato e l’America di Trump che invece spinge per un affidamento del Canale a operatori occidentali. Un confronto tuttora in corso. Msc confida nell’appoggio americano e minaccia lo spostamento da Pechino all’India del baricentro dei suoi trasporti.

Si vedrà come andrà a finire. Di certo con la crisi di Hormuz Panama assume ancora più rilevanza. Da lì passa il 5% del traffico merci mondiale e aggiudicarsi il terminale Atlantico in via definitiva vorrebbe dire spingere ulteriormente i ricavi del gruppo Aponte. Un gruppo che pare non fermarsi mai, tra ripetute acquisizioni, soprattutto dei porti, ed espansione della flotta, giunta oggi a mille porta-container. E che ha il cervello in Svizzera, con la holding Msc sa e la società industriale capofila Mediterranean Shipping Company.

Quanto vale il gruppo di Aponte


Non ci sono bilanci pubblici disponibili e non esiste un consolidato di gruppo. Per fotografare la consistenza finanziaria del gruppo vengono in soccorso le due società di diritto lussemburghese Sas-Shipping Agencies Services e la Til-Terminal Investment Limited. gli ultimi bilanci disponibili sono dell’esercizio 2024. Ebbene, Sas controlla il 70% di Til (porti) oltra a Agl (i porti africani acquisiti due anni fa per 5 miliardi dal finanziere bretone Bolloré), Log In (trasporto terra), il corriere norvegese Gram Car e i traghetti Gnv. Non solo; sotto la sub-holding lussemburghese spiccano il grande gruppo logistico francese Clasquin e il porto di Amburgo, di cui Msc ha rilevato il 43,8% dalla municipalità della città. Con le sue partecipate Sas ha prodotto un fatturato di 7,5 miliardi di dollari con utili netti per quasi 500 milioni. La sua forza però è soprattutto patrimoniale, con 12,9 miliardi di capitale netto cumulato negli anni.

Til (al 70%, come detto, della consorella Sas e al 30% dal fondo Gip) conta su asset valutati 10 miliardi di dollari e su un patrimonio netto di 3 miliardi, a fronte di debiti finanziari per 3,3 miliardi (6 miliardi considerando i leasing), 4,8 miliardi di ricavi, 1,2 miliardi di margine industriale e 928 milioni di utile operativo. Tutto generato da una rete di porti composta da 70 terminal in oltre 30 Paesi, tra cui ovviamente l’Italia, dove Til gestisce gli scali di Genova, Trieste e Gioia Tauro (Reggio Calabria).

I bilanci delle subholding lussemburghesi rappresentano solo parte delle attività. Manca il pezzo di pregio, ossia i proventi del trasporto marittimo, dove Msc controlla il 21% del traffico mondiale. E mancano i proventi della divisione crocieristica e di varie diversificazioni, come le cliniche Medclinic. Difficile dunque dare un ordine di grandezza ai ricavi complessivi del gruppo di Aponte. Una stima plausibile, basata su un confronto con le grandezze espresse dai bilanci di concorrenti (più piccoli) come la danese o la cinese Cosco, conduce attorno a 100 miliardi di dollari di fatturato. A cui presto andranno ad aggiungersi gli incassi legati alle tariffe di passaggio dal porto panamense di Cristobal e ai biglietti dei viaggiatori dell’alta velocità in Germania. (riproduzione riservata)



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