L’offerta pubblica di scambio (ops) di Montepaschi su Mediobanca si trasforma in opas, offerta pubblica di acquisto e scambio. Con una mossa attesa almeno per convincere quegli azionisti schierati col fronte Caltagirone e Delfin come le casse previdenziali, i Benetton, Unicredit, Amundi, Anima e Tages e superare agevolmente la soglia minima delle adesioni fissata al 35% del capitale, il board di Mps ha deliberato un aumento del corrispettivo dell’ops su Mediobanca.
Il ritocco - che serve a ridurre lo sconto che alla chiusura di ieri sera era di 640 milioni e che per Mps serve anche a tener conto dei risultati della semestrale e degli aggiornamenti al piano industriale della target - arriva a cinque giorni di borsa aperta dalla chiusura dell’ops e prevede ora 0,9 euro in contanti (732 milioni complessivi). La componente cash va ad aggiungersi alle 2,533 azioni Montepaschi di nuova emissione per ogni titolo Mediobanca.
Il corrispettivo unitario quindi è 16,334 euro per azione di Piazzetta Cuccia e aggiunge un premio del 11,4% rispetto al prezzo di mercato dei titoli della merchant bank nella seduta precedente (23 gennaio) all’annuncio dell’operazione (lo 0,7% rispetto alla chiusura di ieri).
La nota di Mps spiega che ora il controvalore «monetario» implicito complessivo dell’offerta è «pari a 13,5 miliardi, di cui 12,8 miliardi quale corrispettivo iniziale in azioni (tenuto conto del prezzo ufficiale delle azioni di Mps alla data di riferimento) e circa 0,75 miliardi quale corrispettivo in denaro».
Ieri, prima della notizia del rilancio, il 28,8% del capitale di Mediobanca aveva aderito all'ops. In gran parte grazie all'apporto dei due pacchetti di Delfin e di Caltagirone, primi due azionisti di Mediobanca e sostenitori dell'ops di Siena, di cui sono pure grandi soci. Per il momento Montepaschi ha confermato che l’offerta terminerà l’8 settembre.
«Si ricorda - si legge nella nota - che il periodo di adesione terminerà alle ore 17:30 di lunedì 8 settembre 2025». Il Monte ha invece già previsto un periodo di riapertura dei termini di cinque giorni di borsa, tra il 16 e il 22 settembre, riapertura che scatterà nel caso la banca prima dell’8 «comunichi l'avveramento o la rinuncia alla Condizione Soglia (66,7%; in tale secondo caso, ove lo stesso venga a detenere una partecipazione complessiva nel capitale dell'Emittente almeno pari alla soglia di cui alla Condizione Soglia Minima)» e cioè del 35%. Dunque appena la banca raggiungerà il 35% delle adesioni comunicherà al mercato i cinque giorni aggiuntivi.
Il board ha giustificato il ritocco in contanti come «un'ulteriore e concreta testimonianza del valore industriale dell’operazione e dell'attenzione dell'offerente nei confronti del mercato, con l’obiettivo di massimizzare le adesioni all'offerta ed accelerare la creazione di valore». La banca ha anche confermato che rimangono immutati gli obiettivi finanziari del gruppo, volti al mantenimento di una forte solidità patrimoniale e di una politica di dividendi ai massimi livelli nel settore.
In particolare, anche considerando il corrispettivo in denaro, l’istituto conferma di «mantenere una solida base di capitale (common equity tier 1 ratio pro-forma pari a circa il 16% al completamento dell’operazione) e una politica di dividendi sostenibile nel tempo con un pay-out ratio fino al 100% dell’utile, supportata dall’elevata profittabilità, anche grazie a sinergie a regime stimate per circa 0,7 miliardi di euro per anno prima delle imposte, e all’accelerazione nell’utilizzo delle deferred tax assets (dta)».
Con il rilancio di cui beneficeranno anche Delfin e il gruppo Caltagirone che hanno già aderito all’ops, l’amministratore delegato del Montepaschi Luigi Lovaglio punta a sollecitare l’adesione non solo degli hedge fund arbitraggisti che sono entrati nel libro soci di Piazzetta Cuccia dopo il dimagrimento del patto di consultazione, ma anche dei grandi fondi internazionali. Questi investitori rappresentano il circa il 35% del capitale della merchant bank e il 21 agosto hanno votato a favore dell’operazione Banca Generali proposta dal ceo, Alberto Nagel. Per Lovaglio, la soglia minima del 35% è un obiettivo ormai in tasca.
Per il delisting però servirà arrivare almeno alla soglia del 66,7%, che blinderebbe il controllo dell'assemblea straordinaria e, conseguentemente, un'eventuale fusione che permetterebbe a Rocca Salimbeni, al netto della fuoriuscita di banker e masse (e di commissioni) di far scattare immediatamente i 700 milioni di euro di sinergie di costo e ricavi. Dal lancio dell’ops senese da Piazzetta Cuccia sono usciti 1,5 miliardi di masse di risparmi. Mps però ha rinunciato ufficialmente alla soglia del 66,7%.
Le sinergie sarebbero solo in parte conseguite in caso di raggiungimento del 51% di adesioni, soglia che però permetterebbe a Siena di usufruire pienamente dei benefici fiscali delle dta (2,9 miliardi di euro) grazie al consolidamento del bilancio di Piazzetta Cuccia. Le dta sarebbero di 500 milioni euro all’anno per sei anni, con un valore attuale netto di circa 1,2 miliardi.
Nel caso in cui l’adesione dovesse fermarsi invece sotto il 50%, Mps dovrà fornire alla Bce entro tre mesi un rapporto che confermi l’esistenza del controllo di fatto o in alternativa - in assenza di quest’ultimo - un progetto industriale dettagliato che indichi l’approccio strategico alla partecipazione acquisita in Mediobanca, i criteri per il mantenimento o la cessione di tale partecipazione, assieme agli obiettivi, alle scadenze e alle principali tappe operative.
Più laschi i tempi e i diktat in caso di conquista di almeno metà del capitale: in questo caso Montepaschi dovrà presentare entro sei mesi a Francoforte un piano che includa l’impatto sul capitale e la struttura della governance rivenienti dal takeover.
In attesa della risposta del mercato, la palla per il momento torna nel campo di Mediobanca. In settimana il board tornerà a esprimersi sul rilancio. Chiedendo un concambio di 3,71 azioni, quasi il 50% più di quello ufficiale, già in due occasioni il cda della merchant bank aveva criticato il corrispettivo offerto, bollandolo come «del tutto inadeguato».
Continuano intanto le dismissioni da parte degli azionisti storici di Piazzetta Cuccia che non intendono aderire all’offerta del Monte. Aurelia, la holding della famiglia Gavio, ieri ha venduto 225.000 azioni ad un prezzo medio di 20,75 euro per un controvalore di circa 4,67 milioni di euro. La cassaforte, che aderisce all'accordo di consultazione tra soci, ha anche effettuato un acquisto opzione call con sottostante 45mila azioni (a un prezzo di 0,46 euro). A ieri la quota complessiva della famiglia tortonese era dello 0,14%.
Il gruppo dell’acciaio Lucchini, invece, ha ridotto la propria partecipazione con la cessione da parte della controllata Sinpar di 47.283 azioni a 20,7 euro (incasso per oltre 978 mila euro) e della controllata Gilpar di 23.643 azioni ad un prezzo di 20,7 euro (per circa 490mila euro). A ieri sera in tutto la quota rimasta in portafoglio ai Lucchini era dello 0,37% del capitale.
Al suono della campanella di borsa, i titoli però vanno male nonostante l'offerta azzeri sostanzialmente lo sconto: dopo pochi minuti Mps cede il 2,16%% mentre Mediobanca arretra dell’1%.
«La decisione dovrebbe aumentare l'adesione degli azionisti, offrendo a Mps due vantaggi chiave. In primo luogo, il consolidamento di Mediobanca aumenterebbe la redditività di Mps, consentendole di utilizzare la notevole quantità delle dta di cui dispone, con un impatto significativo sul prezzo delle azioni dell'entità combinata. In secondo luogo, l'impatto negativo della transazione sul Cet1 sarebbe molto minore con un tasso di successo del 100%, con potenzialmente centinaia di punti base di differenza di Cet1», spiega Jérôme Legras, head of research di Axiom Alternative Investments.
Secondo invece gli analisti di Banca Akros (raccomandazione neutral e confermato target price di 20 euro per Mediobanca), «gli sviluppi emersi confermano le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni e contribuiscono ad aumentare la probabilità di un esito positivo per l’offerta». Per gli esperti di Exane Bnp Paribas il ritocco cash «aumenta le probabilità di raggiungere più del 50% del capitale» di Mediobanca, il che «dovrebbe essere di aiuto per l'estrazione delle sinergie».
Sul fronte del capitale è atteso un impatto di 80 punti base, con l'effetto di ridurre dal 17,8% al 17% il Cet1 in caso di adesione totalitaria. «Dato che il nostro scenario centrale punta a un tasso di accettazione tra il 50,1 e il 66,6%, il Cet1 della nuova entità dovrebbe essere approssimativamente del 16%, che riteniamo comunque piuttosto confortevole». Ipotizzando un target di Cet1 del 14% Mps disporrebbe infatti di «1,8 miliardi di capitale in eccesso di 1,8 miliardi» a sostegno del «payout del 100%».
Kbw mette invece in luce come il rilancio valorizzi Mediobanca 20,83 euro ad azione, con un premio dello 0,7% rispetto alla chiusura di borsa del primo settembre, mentre la rinuncia alla condizione del 66,7% rende «molto probabile il completamento dell'offerta».Il consiglio agli investitori è di «consegnare le azioni» in quanto valorizzate il 9% in più rispetto al target price di Kbw.
Anche Kepler ritiene »totalmente gestibile l'impatto stimato di 80 punti base» per il Cet1 del Monte, alla luce del 19,6% di fine giugno. Infine Intermonte definisce «molto solida, anche se ovviamente inferiore anno su anno» la posizione di capitale del 16% attesa da Mps dopo l'offerta. (riproduzione riservata)