Il consiglio uscente potrebbe sottoporre all’assemblea una pluralità di opzioni per la carica di amministratore delegato di Mps. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è questo l’orientamento emerso ieri al vertice della banca senese che il prossimo 15 aprile dovrà rinnovare il proprio board.
In mattinata il comitato nomine si è riunito sotto la presidenza di Domenico Lombardi per dare gli ultimi ritocchi alla short list da 20 candidati che tra oggi e domani sarà portata in cda per l’imprimatur definitivo. La tempistica anticipa di un paio di giorni la scadenza formale fissata per venerdì 6 e consentirà di avviare per tempo le interlocuzioni con la Bce nell’ambito delle verifiche di idoneità e dei controlli previsti dalla vigilanza.
Resta aperta la partita sull’amministratore delegato. All’interno del board e tra i principali azionisti si confrontano posizioni e interessi differenti e la sintesi raggiunta dal presidente Nicola Maione prevede la presentazione di più nominativi rimettendo all’assemblea e al nuovo board la scelta finale.
Il candidato naturale è l’attuale ceo Luigi Lovaglio, che ha guidato il risanamento, la privatizzazione e l’opas su Mediobanca e ha appena illustrato al mercato il piano industriale promettendo 16 miliardi di dividendi nei prossimi 5 anni.
La sua conferma si collocherebbe nel solco della continuità e ha raccolto il sostegno del Tesoro e di Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%. Ma per l’incarico il board potrebbe presentare anche altri nomi con esperienza nel settore bancario e nelle infrastrutture finanziarie: l’ex ceo di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, che ha guidato anche Illimity rilevata da Ifis; il numero uno della multiutility romana Acea Fabrizio Palermo, che per il gruppo Caltagirone siede già nel board di Generali; l’ex co-chief operating di Unicredit Carlo Vivaldi, uscito da Piazza Gae Aulenti con l’arrivo di Andrea Orcel.
La soluzione si innesta sulle modifiche al Tuf introdotte dalla Legge Capitali, che hanno ridefinito il meccanismo di voto per le liste presentate dal consiglio uscente. Il nuovo impianto prevede una procedura articolata in due passaggi distinti. In una prima fase l’assemblea si esprime sulla lista nel suo complesso, verificando se la proposta del board ottenga il consenso necessario.
Solo in caso di approvazione si apre una seconda votazione, questa volta individuale, sui singoli candidati inseriti nella lista. Il doppio livello di voto consente agli azionisti di intervenire in modo selettivo sulla composizione finale dell’organo amministrativo.
Applicato al caso di Mps, il meccanismo permetterà di scegliere, tra i circa 20 nominativi inclusi nella short list, i 12 che entreranno effettivamente nel nuovo consiglio di amministrazione. Le 8 candidature che non raggiungeranno il livello di consenso richiesto resteranno escluse.
Determinante insomma sarà l’orientamento dei grandi azionisti come Delfin (17,5%), Francesco Gaetano Caltagirone (11%), Banco Bpm (3,7) e soprattutto degli investitori istituzionali, che complessivamente superano il 60% del capitale, con BlackRock come capofila al 5%.
Il Tesoro, sceso al 4,9%, potrebbe scegliere di non depositare le azioni e astenersi dal voto. Dopo l’assemblea il nuovo consiglio prenderà atto delle indicazioni arrivate dai grandi soci e designerà formalmente il nuovo ceo. Un iter che si chiuderà quindi solo tra un mese mezzo.
Nel frattempo altri azionisti potrebbero scegliere di muoversi. Gli occhi sono puntati soprattutto sul veronese Giorgio Girondi (al 3%), l’imprenditore del gruppo Ufi Filters, che con altri soggetti, starebbe valutando se scendere in campo a sostegno di Lovaglio con una lista alternativa a quella del board su cui eventualmente far confluire il voto dei grandi fondi internazionali che sostengono l’attuale ceo. (riproduzione riservata)