Mps annuncia al mercato i risultati semestrali, esattamente a metà del periodo di adesione per l’ops da 13,3 miliardi lanciata su Mediobanca. Una circostanza che ha spinto il ceo Luigi Lovaglio a fare il punto sull’operazione e anche sull’inattesa contromossa di Piazzetta Cuccia che la scorsa settimana ha ancitipato al 21 agosto l’assemblea per autorizzare l’offerta su Banca Generali.
Il dato più significativo dei risultati è la tenuta del patrimonio con un coefficiente Cet 1 stabile al 19,6%. Assumendo un capitale di prima qualità a 8,5 miliardi – come nel bilancio 2024 – questo si traduce in un eccesso di capitale di 2,8 miliardi che potrebbe essere utilizzato per migliorare l’offerta Mediobanca. «La nostra posizione nel capitale è molto forte e si mantiene forte. È importante sottolineare che abbiamo mantenuto questo livello nonostante l'incremento degli attivi ponderati per il rischio (rwa) nonostante l'elevata attività creditizia nel semestre», ha spiegato il ceo Lovaglio.
Il banchiere che nell’ultimo stress test Eba il Montepaschi ha «raggiunto i risultati migliori di sempre. Ci siamo collocati ben al di sopra della media europea e italiana. Questo conferma la capacità del gruppo in maniera sostenibile e ci permette di guardare al futuro con fiducia»
Nel primo semestre Mps ha battuto le stime del mercato con un utile netto di 892 milioni di euro, in calo (-23%) rispetto ai 1,159 miliardi dello stesso periodo del 2024. La differenza è dovuta in gran parte all’effetto non ripetibile delle imposte: lo scorso anno, infatti, la banca senese aveva beneficiato di un impatto straordinario positivo di 453 milioni legato alla rivalutazione delle attività fiscali differite (dta), grazie all’aggiornamento del piano industriale.
Quest’anno, invece, il contributo fiscale è stato più contenuto — pari a 36 milioni — ma comunque positivo, sempre per effetto della rivalutazione delle dta, anche se ridimensionata. Al netto di questo confronto, l’andamento dell’utile resta solido: nel secondo trimestre il risultato netto è cresciuto a 479 milioni, rispetto ai 413 milioni del primo trimestre.
Il risultato è stato trainato dall’espansione dei ricavi e dal consolidamento della capacità reddituale della banca, sostenuta da una rete commerciale considerata «unica» dal management e capace di generare flussi ricorrenti, con una crescente componente legata alle commissioni.
Il semestre ha evidenziato una solida tenuta operativa. Il margine di interesse ha registrato una crescita costante (+1,5% trimestre su trimestre), mentre le commissioni sono salite dell’1,7% nello stesso periodo e del 9,1% su base annua, trainate soprattutto dalla componente di wealth management e advisory, in aumento del 13,8%. Il risultato operativo netto ha raggiunto i 936 milioni nel semestre, con un incremento del 4,3% sull’anno, e si è attestato a 488 milioni nel solo secondo trimestre (+9,1%). La gestione dei costi si conferma efficace, con una lieve riduzione trimestrale (-0,3%) e un cost/income stabile al 46%.
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La spinta commerciale si riflette nell’aumento degli impieghi performing, che a fine giugno hanno superato i 65 miliardi, in crescita del 4,9% da inizio anno e del 2,4% sul trimestre. Particolarmente significativa l’accelerazione nell’erogazione dei mutui alle famiglie, più che raddoppiati su base annua, e del credito al consumo, in aumento del 20%.
Sul fronte della qualità del credito, si registra una decisa riduzione dello stock di crediti deteriorati (Npe), sceso di circa 500 milioni nel trimestre grazie anche alla cessione di un portafoglio da 330 milioni di valore lordo. Al netto dell’operazione, i deteriorati lordi ammontano a 3,1 miliardi, con una copertura al 46,7% e un Npe ratio netto al 2%.
La solidità patrimoniale si conferma uno dei punti di forza della banca. Il Cet1 stabile al 19,6%, uno dei livelli più elevati nel sistema bancario europeo, con un buffer di 840 punti base sul requisito regolamentare. I risultati dello stress test 2025 – definiti «i migliori di sempre» – rafforzano l’immagine di una banca ben patrimonializzata e capace di generare capitale in modo sostenibile.
Assumendo un capitale Cet1 stabile sugli oltre 8,5 miliardi di fine 2024, la banca registra un eccesso di capitale di 2,8 miliardi sopra il livello del 13%. La liquidità è ampia, con una counterbalancing capacity non impegnata pari a 31 miliardi e indici regolamentari ampiamente superiori ai minimi richiesti (LCR al 169% e NSFR al 132%).
Sul piano strategico, la semestrale si inserisce in un momento cruciale per Mps, che ha avviato a metà luglio il periodo di adesione all’ops su Mediobanca, in scadenza l’8 settembre. L’operazione, definita «una nuova forza competitiva», punta alla creazione di valore sostenibile e a una remunerazione solida per gli azionisti, nel segno della crescita dimensionale e dell’integrazione tra modelli di business complementari. Se andrà in porto, rappresenterà un punto di svolta per il rilancio definitivo della banca senese.
«Oggi presentiamo dei risultati spettacolari con un utile trimestrale di circa 479 milioni e circa 900 milioni nei primi sei mesi dell'anno», ha evidenziato Lovaglio. «Questi dati mostrano la nostra capacità concrete di garantire crescita, elevata redditività e chiarezza strategica e questa chiarezza di scopo sta pagando per i clienti, per i dipendenti e soprattutto per i nostri azionisti. Il nostro vantaggio sta proprio in queste relazioni profonde con i clienti, sviluppate da una rete distribuzione unica sul mercato», ha puntualizzato il banchiere che, sul fronte della remunerazione dei soci, si è detto fiducioso sul raggiungimento di un payout ratio del 100% già quest’anno.
Il banchiere ha lanciato un appello ai soci di Mediobanca chiamati a decidere nell’offerta pubblica in corso: «il nostro modello vede uniti Montepaschi e Mediobanca, è molto più ampio e diversificato e rende i nostri utili più resilienti. Offriamo una piattaforma di crescita stabile e con prospettive chiare a partire dal primo giorno. Abbiamo sempre confermato la nostra proposta perché siamo convinti che questa proposta creerà grande valore. Mediobanca invece segue un approccio erratico, cambiando spesso posizione e ponendo l'accendo più sulla difesa che sulla creazione di valore. La nostra offerta non mira a sostituire i punti di vista di Piazzetta Cuccia. La nostra offerta mira a liberare il potenziale di Mediobanca, abbinandolo a quello di Mps. Siamo pronti ad andare avanti. Il futuro ci darà ragione».
Lovaglio ha confermato la volontà di acquisire il 66,67% del capitale di Mediobanca, anche se il prospetto prevede una soglia minima del 35% che è stata approvata anche dalla bce. Riguardo invece al blitz di Piazzetta Cuccia su Banca Generali : «Onestamente non mi sento di commentare in questo momento, considerando che oggi si riunirà il cda di Generali. Come ha detto Mediobanca, il risultato è cruciale per ulteriori passaggi nell’offerta su Banca Generali». Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, il board del Leone sarebbe orientato a dare luce verde sia agli accordi commerciali che alla revisione del lock-up sul 6,5% di azioni proprie che Generali riceverà in pagamento del deal.
Lovaglio ha infine ricordato che l’accordo con Axa sul fronte della bancassurance scadrà nel 2027 e che «se andasse a buon fine l’operazione con Mediobanca, avremo opportunità aggiuntive che deriverebbero da Generali. Sempre che Trieste abbia intenzione di avviare una partnership anche noi», ha concluso il banchiere. (riproduzione riservata)