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Luigi Lovaglio
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Mps, parla il ceo Luigi Lovaglio: il marchio è patrimonio del Paese, in caso di fusione va difeso

22 aprile 2024, 02:30 Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2024, 14:40

Intervista all’amministratore delegato dell’istituto senese in occasione dei 35 anni di MF: Montepaschi ha resistito alla crisi e alle inchieste perché ha radici forti. Può essere protagonista del consolidamento, ma il marchio deve restare: è inestimabile

Mps non è una banca normale: è la prima banca del mondo, oltre 550 anni di storia, ma gli ultimi 15 sono stati anni tormentati. Nel novembre 2007 la cessione di Antonveneta da Santander al Monte dei Paschi ha innescato una stagione davvero tormentata. È stata una stagione di stress finanziario, di scandali e poi la rinascita, grazie all’aumento di capitale del 2022 andato in porto sotto la guida del ceo Luigi Lovaglio, allora da pochi mesi insediatosi, alle assoluzioni nei processi penali che hanno alleggerito l’istituto di miliardi di rischi legali e al rialzo dei tassi che hanno pompato gli utili dell’istituto senese.

Domanda. Luigi Lovaglio, quali sono stati i passaggi chiave di questa storia? E qual è stato il suo approccio a questa banca, nonostante lei abbia tanti anni di esperienza in grandissime banche come Unicredit, Pekao, Creval?

Risposta. Ho in mente una parola: radici. Le profonde radici nel territorio, che vuol dire clienti, le relazioni con le famiglie e le imprese e la fiducia che hanno dato a questa banca. Radici vuol dire anche le competenze dei nostri dipendenti, che sono un patrimonio umano di grande valore. Quando le radici sono così profonde, si intrecciano in maniera veramente indissolubile e formano quello che credo sia il brand più bello al mondo, il Monte dei Paschi di Siena. Mps ha avuto la capacità di resistere grazie a questa penetrazione molto forte nel territorio contando su una cosa estremamente importante: il sapere fare banca delle sue persone, perché fare banca è il nostro mestiere.

D. Avrà pure forti radici ma si è molto ridimensionata nel corso degli anni. Sarebbe successo ugualmente senza gli scandali che l’hanno travolta negli ultimi dieci anni?

R. Se guardiamo il sistema bancario italiano, oggi tutti, come noi, hanno meno dipendenti e una rete di filiali meno estesa. Sicuramente il Monte ha dovuto necessariamente fronteggiare situazioni complesse e non è sempre riuscito a tenere il passo che hanno tenuto altre banche, però abbiamo recuperato. In alcuni casi anche con qualche sorpasso, se guardiamo ai risultati. Oggi la banca ha un presidio molto efficace del territorio e conta su oltre 3 milioni e mezzo di clienti, ha una comprovata leadership nel risparmio gestito ed è una banca molto importante per i finanziamenti alle famiglie e alle imprese, specialmente nel settore agroalimentare. Quindi ha una forte prospettiva per il futuro. Siamo la vera banca commerciale del Paese, che si muove in modo veloce e dinamico.

D. Le banche nel loro complesso sono cambiate tantissimo nei 35 anni di vita di MF. Lei ne ha vissute diverse, di trasformazioni: quali sono state le più importanti secondo lei?

R. Credo che, rispetto ad altri settori, quello bancario abbia subìto una trasformazione un po’ più lenta. Tassi bassi, Tltro, crediti deteriorati hanno fatto in modo che si rimandassero alcune iniziative a mio avviso necessarie da un punto di vista strategico. C’è stata un’accelerazione dell’uso della tecnologia quando si è dovuto lavorare a distanza per il Covid. Penso che il futuro sia quello di guardare con maggiore focus all’innovazione anche tecnologica, senza dimenticare però che la centralità del cliente è necessaria per qualsiasi trasformazione.

D. Dopo l’aumento di capitale ci sono molti investitori esteri nel capitale della banca. Per un motivo di sostanza o perché sono facili guadagni mordi e fuggi?

R. Oggi oltre il 70% del nostro capitale è in mano a investitori istituzionali. Sono sia di breve sia di lungo periodo, italiani e internazionali. E tra questi diversi hanno scelto via via di aumentare la propria posizione azionaria nel Monte. Abbiamo una buona parte di investitori che ha un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo. Sono convinto che Montepaschi continui a trattare a multipli interessanti, con opportunità di un ulteriore apprezzamento della sua valutazione, così da favorire un investimento prospettico.

D. La vostra valutazione nell'arco di un anno è sostanzialmente raddoppiata. Eravate sotto i 2 euro, adesso siete abbondantemente sopra i quattro. Non la soddisfa ancora?

R. Abbiamo recuperato, anche il sistema bancario nel suo complesso ha aumentato le sue valutazioni. Oggi abbiamo spazi di miglioramento, perché ci sono banche che quotano sopra al patrimonio tangibile e la media è vicino a 0,80-0,90, mentre MPS tratta a un livello ancora inferiore. Ritengo che la continuità nel generare risultati in crescita e il ritorno alla remunerazione degli azionisti possano contribuire a colmare quel gap.

D. Che cosa diventerà la banca in futuro? Dobbiamo aspettarci una aggregazione del Monte dei Paschi? E sarà aggregatore o aggregato?

R. Credo che necessariamente ci sarà un processo di trasformazione del modo di fare banca. Dovrà essere molto focalizzato sulla relazione con il cliente, con una semplificazione dell’operatività quotidiana, oltre a grandi piattaforme per l’attività di back office e controllo. Questo richiede continui investimenti. Noi nel nostro Gruppo abbiamo già una banca digitale, Banca Widiba, che è un gioiello da un punto di vista di capacità e modernità del sistema front-end. È chiaro che serve la dimensione per sostenere adeguati investimenti nel digitale, con le relative economie di scala, così come per sostenere le nostre imprese e lo sviluppo economico del Paese e preservare il risparmio. Per questo credo che il processo di consolidamento sia inevitabile. Una banca come il Monte dei Paschi, che sta dimostrando un notevole dinamismo, ha sicuramente tutte le caratteristiche per essere un protagonista in quel processo.

D. Ha una prospettiva di un termine per l’uscita dal controllo dell’Europa in seguito agli aiuti di Stato che può prevedere?

R. Questo rientra negli accordi tra la Repubblica italiana e la Commissione europea. Come management dobbiamo essere focalizzati a mantenere la banca competitiva, forte, efficiente e continuare a generare risultati sostenibili nel lungo periodo.

D. Prima ha citato l'importanza del marchio Monte dei Paschi. In un'eventuale aggregazione della banca il marchio sarà un asset? Dovrà restare secondo lei?

R. Credo che sia difficile dare un valore a questo marchio, perché è inestimabile. Questa è la banca più antica del mondo, un patrimonio del Paese. E quindi ritengo che quel valore vada preservato.

D. Dato che celebriamo i 35 anni del nostro quotidiano, non può non dirci qual è il suo rapporto personale con l'informazione.

R. Ho un grande rispetto per la stampa e in particolare per testate come la vostra che hanno veramente dedicato energie e spazio alla comunicazione finanziaria. È sicuramente una grande responsabilità preservare a tutti i livelli un’informazione indipendente. D'altra parte, l’indipendenza non è una cosa che si può comprare, perché ha anche a che fare con l'etica e con la reputazione di ogni giornalista. E questo legame è tanto più forte nel vostro caso, che avete una responsabilità di informazione economica. Io parto dal presupposto che la buona comunicazione si basa sulla qualità dei contenuti, e quindi il mio approccio è proprio quello di comunicare quanto più possibile i contenuti. 

D. Che cosa le piacerebbe leggere su Montepaschi in futuro su MF?

R. Recentemente abbiamo letto del Rinascimento del Montepaschi, e devo ammettere che l’espressione ha attirato la mia attenzione e mi ha fatto molto piacere. Credo che sia importante anche in futuro valorizzare questa capacità dinamica della banca, pensare alla sua rinnovata energia e al fatto che da un problema sistemico è tornata a esserne un asset del Paese. Torniamo alle radici, che sono tuttora la sua vera forza e la certezza per il futuro. Quindi se dovessi pensare a un titolo direi «Monte dei Paschi, la storia e il futuro del sistema bancario italiano». (riproduzione riservata)



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