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Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel
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Mps-Mediobanca, scontro sulla soglia. Siena al lavoro per il livello minimo di adesioni all’ops e Nagel scrive alla Consob

26 giugno 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:44

Lettera della merchant bank all’authority per chiedere che Siena faccia chiarezza sugli impatti dell’operazione anche se Bce non ha posto veti sulla quota da raggiungere. Nagel proietta i target del piano 2028. Focus sulla cedola

Lo scontro tra Mediobanca e Montepaschi si sposta sul tema della soglia minima dell’offerta pubblica di scambio. Dopo il via libera di Bce all’operazione senese, ieri il cda di Rocca Salimbeni ha deliberato l’aumento di capitale fino a 13,2 miliardi al servizio dell’ops senza scoprire però le carte sui target di adesione. La decisione sarebbe ancora oggetto di confronto al vertice della banca e potrebbe essere presa solo nei prossimi giorni prima che il prospetto vada in Consob per l’approvazione.

Il documento infatti dovrà dettagliare questo aspetto che è finito sin da ora nel mirino di Mediobanca. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Piazzetta Cuccia avrebbe scritto all’authority presieduta da Paolo Savona per chiedere un’integrazione del prospetto. L’obiettivo è costringere Siena a fornire indicazioni sugli effetti economico-finanziari in caso di raggiungimento di una soglia di adesioni inferiore al 50%.

Nel dettaglio la merchant chiede che gli investitori vengano informati sugli impatti della mancata realizzazione delle sinergie operativo-gestionali (complessivamente previste in 700 milioni) e del mancato uso dei 2,9 miliardi di dta in relazione al capitale regolamentare e alla redditività prospettica del nuovo gruppo e sulle proiezioni riguardo a utili e dividendi nel prossimo triennio.

La richiesta di Mediobanca viene giustificata con la necessità dei propri azionisti di disporre di tutte le informazioni disponibili per decidere se aderire o meno all’ops del Monte. E, implicitamente, se scommettere sulla strategia industriale di Siena o su quella di Piazzetta Cuccia che proprio oggi presenterà i nuovi target al 2028. L'aggiornamento del business plan «One Brand-One Culture» mira a creare una base di confronto omogenea con il piano della banca guidata da Luigi Lovaglio che si presenterà agli azionisti della merchant con target post-fusione al 2028.

Lanciato nel 2023 il piano di Nagel invece si poneva come orizzonte temporale il 2026. Gli obiettivi illustrati non comprenderanno Banca Generali e metteranno sul tavolo una maggiore distribuzione di dividendi. Grazie a una discesa più lenta dei tassi e a un’efficiente execution delle strategie Mediobanca a febbraio, con i risultati della semestrale, aveva già alzato i target di distribuzione al 2026 da 3,8 miliardi a 4 miliardi. Molto probabilmente dunque oggi l’asticella verrà ulteriormente portata in alto in vista dell’avvio dell’ops.


Il nuovo terreno di scontro nasce dal fatto che la Bce non ha posto veti preventivi all’operazione di Lovaglio. L'autorizzazione arrivata mercoledì 25 non impone infatti una soglia minima di adesioni all’offerta, ma si limita a prevedere alcune prescrizioni. Nella precedente ops Bper-Popolare di Sondrio Francoforte ha addirittura accettato come condizione di efficacia un livello del 35% che Montepaschi potrebbe già avere in tasca.

Considerando solo il 9,98% di Francesco Gaetano Caltagirone, il 19,8% di Delfin e il 4% circa di Unicredit il fronte senese arriva quasi al 34%. Si specula che ulteriori adesioni possano arrivare da alcuni fondi vicini a Lovaglio e dal mondo delle casse di previdenza, soprattutto se l’andamento dei prezzi giocasse a favore del Monte. Ancora ieri il concambio di 2,53 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca quotava a sconto del 6,32% rispetto al valore di borsa di Piazzetta Cuccia.

La forbice però potrebbe ulteriormente restringersi grazie alla decelerazione delle azioni della merchant che, dai massimi dello scorso 14 maggio hanno perso già quasi l’8%. Un calo reso probabile nelle prossime sedute anche dalla vendita di pacchetti significativi come quello di Mediolanum (4,45% complessivo con le quote della finanziaria della famiglia Doris) su cui si vocifera.

Nel caso in cui il riallineamento dei titoli non fosse sufficiente a convincere i soci, il Monte potrebbe sempre giocare la carta del rilancio, grazie a un eccesso di capitale di oltre 2,8 miliardi al netto di dta e sinergie. Le tempistiche dell’ops si preannunciano ormai serrate. La prossima settimana Consob si esprimerà sul prospetto, mentre il periodo di adesione dovrebbe aprirsi lunedì 7 o il successivo lunedì 14 per terminare entro metà agosto. (riproduzione riservata)



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