Per ora Mediobanca resterà sul listino di Piazza Affari. Dopo il successo dell’opas che ha portato Mps all’86,3% del capitale di Piazzetta Cuccia, Siena preferisce prendersi una pausa. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio e i principali soci pubblici e privati del Monte non hanno fretta di arrivare al delisting. Meglio attendere qualche mese, aprendo una fase di distensione dopo una scalata molto combattuta.
Del resto per Mps – che sotto la quota del 90% non ha obbligo di lanciare un’opa residuale né di ripristinare il flottante – l’urgenza di ritirare il titolo dal listino non è stringente. Al contrario, una sosta consentirebbe di tranquillizzare i dipendenti di Piazzetta Cuccia e di mandare un segnale all’insegna della continuità al mercato e ai grandi investitori.
Nel medio termine, tuttavia, le probabilità di un delisting restano elevate. In questa direzione potrebbe spingere anche la Bce, che ha l’ultima parola sulle mosse strategiche delle grandi banche. Il ritiro dalla borsa consentirebbe inoltre di semplificare governance e procedure, riducendo i costi legati agli adempimenti di una società quotata: tutti temi sui quali Lovaglio ha sempre mostrato particolare sensibilità. La partita, dunque, resta aperta.
Meno scontata è una fusione tra Mediobanca e Rocca Salimbeni. Secondo le ipotesi che circolano in ambienti vicini al dossier, mantenere Mediobanca come entità separata potrebbe garantire una migliore valorizzazione delle sue attività all’interno del gruppo Mps.
Il piano, in questa prospettiva, sarebbe quello di concentrare in Piazzetta Cuccia i business più affini al suo dna – corporate & investment banking e private banking – facendo confluire nella capogruppo senese il credito al consumo e il wealth management rivolto alla clientela affluent. Uno schema operativo che un banker ha accostato a quello adottato da Banco Bpm con la controllata Banca Akros.
A confermare l’esistenza di più cantieri aperti è stato ieri il presidente di Mps, Nicola Maione, intervenuto a margine della prima edizione dell’Urania Policy & Business Forum: «Sul futuro del gruppo Mps-Mediobanca stiamo lavorando. Adesso abbiamo ovviamente di fronte il tema della lista che presenteremo entro il 3 ottobre», ha spiegato.
«Siamo davvero orgogliosi e soddisfatti perché i risultati ci hanno premiato: è un'operazione storica che modifica il sistema bancario italiano. È una grande operazione finanziaria, una grande operazione industriale che è stata premiata con numeri esaltanti. Sulle nomine per il cda di Mediobanca stiamo lavorando e sono convinto che faremo un ottimo lavoro anche su questo».
Proprio il cda di Mps è convocato domani per fare il punto sull’esito dell’opas e sulla lista dei candidati per il board di Mediobanca. La rosa dovrà essere definita entro venerdì 3 ottobre e, secondo le indiscrezioni, l’idea sarebbe quella di utilizzare tutto il tempo disponibile per trovare un punto di equilibrio ottimale tra le varie anime dell’azionariato. L’ipotesi di partenza è quella di un consiglio snello, composto da 11-13 membri, senza rappresentanti del Tesoro.
Sempre ieri è emerso che Francesco Gaetano Caltagirone ha avviato alla Bce l’iter autorizzativo per superare il 10% di Montepaschi. Dopo l’opas l’imprenditore romano si attesterà poco sopra tale soglia, ma i diritti di voto eccedenti il 9,9% restano sterilizzati in attesa del via libera dell’Eurotower. Caltagirone ha inoltre informato il mercato dell'impegno «a non presentare liste per concorrere alla nomina della maggioranza del membri del cda di Mps fino a che la partecipazione sarà sopra la soglia del 10%». (riproduzione riservata)